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Gentiloni lancia da Catania la sfida del Pd al centrodestra «populista»

Davanti ad una affollata platea Dem riunita alla ciminiere, Gentiloni invita a battersi voto su voto: «Abbiamo cinque punti di svantaggio dal centrodestra, li possiamo recuperare»

Gentiloni lancia da Catania la sfida del Pd al centrodestra «populista»

Paolo Gentiloni alle Ciminiere alla manifestazione del Pd [foto Davide Anastasi]

CATANIA - E’ il disfattismo il nemico occulto e forse più insidioso del finale di campagna del Pd. Lo dice Matteo Renzi ai dirigenti che invita a battersi voto su voto. E lo dice Paolo Gentiloni a una gremita platea Dem a Catania riunita nel complesso fieristico delle Ciminiere: «Abbiamo cinque punti di svantaggio dal centrodestra, li possiamo recuperare. Ma ci manca la convinzione che possiamo dare un contributo alla vittoria del Pd e al prossimo governo del Paese: crediamoci, insieme». E suona la carica: «La sfida è tra il centrodestra e il centrosinistra». Alleanze post voto con Berlusconi? «Non possiamo metterci con una coalizione impregnata di populismo e antieuropeismo», risponde il premier.

Perciò tra i dirigenti Dem viene malcelato il nervosismo per la «fuga in avanti» di Marco Minniti, che dichiara: «Farei parte di un governo di unità nazionale? Assolutamente sì, purché ci fosse il Pd». Parole che agitano lo spettro della larga coalizione, proprio mentre il Pd è impegnato a contrastare l'idea di un finale già scritto e provare a mobilitare i moderati con una una campagna tutta in contrapposizione a Matteo Salvini, al centrodestra a trazione «estremista» e al M5s.

«Larghe intese? Solo Minniti lo dice - commenta a caldo un dirigente Pd - ma è troppo intelligente per non capire che così rischia di danneggiarci, perché così diamo l’idea dell’inciucio».

«La sfida è tra centrodestra e centrosinistra», scandisce allora Gentiloni da Catania, dov'è candidato capolista nel plurinominale, davanti a una platea gremita che lo accoglie con una standing ovation. E, mentre Renzi parla di un confronto a due con i Cinque stelle (nel proporzionale), il premier tratteggia l’alternativa tra la coalizione di centrosinistra («Anche se non è l’Ulivo...») e il centrosinistra («Vi raccontano che è popolare ma non è così, è peggio del centrodestra che abbiamo combattuto in passato: populista e nazionalista»).

Il Pd è in difficoltà nei sondaggi perché paga «la divisione» del partito. Ma è l’unico pilastro possibile di un governo» che porti avanti «una seconda stagione di riforme» e sia «europeista», dice dopo aver citato come esempio virtuoso la grande coalizione di Berlino, dove sarà domani. «Se non riusciamo ad affermare la forza del Pd, il rischio è che il Paese prenda la piega del nazionalismo, odio, violenza».

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