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I giovani e il voto, tra la paura del domani e la fuga dalla Sicilia

L'inchiesta della Fondazione Domenico Sanfilippo Editore e della redazione del Sicilian Post tra coloro che per la prima volta si recheranno al seggio elettorale

I giovani e il voto, tra la paura del domani e la fuga dalla Sicilia

CATANIA - A quindici giorni dalle prossime elezioni politiche, in molti si stanno domandando quale schieramento vincerà e - soprattutto - quale direzione dovrà intraprendere il nostro Paese per svoltare da uno stallo economico e sociale che si protrae da parecchi anni. In questo contesto, sarà chiamata al voto per la prima volta una generazione nata e cresciuta senza guerre né frontiere in Europa, in un benessere percepito senza precedenti seppur non avulso dalle preoccupazioni che l'accelerazione propria del nostro tempo ci sta imponendo. Ascoltare i giovani rappresentanti della "Generazione 18" è stato il punto di partenza dell'indagine condotta dalla redazione del "Sicilian Post" in collaborazione con la "Fondazione Domenico Sanfilippo editore". Non un sondaggio (ancor meno politico in senso stretto), ma un lavoro giornalistico, che ha voluto registrare gli umori, i pensieri delle nuove generazioni in merito ai temi caldi del nostro quotidiano.

 

INDECISI E SENZA GUIDA
Dove si ritrovano a parlare di politica i giovani? Il primo dato a emergere dalla nostra inchiesta sottolinea la crisi delle istituzioni rappresentative della politica: se da un lato le sezioni giovanili dei partiti sono deserte, dall'altro la stragrande maggioranza degli intervistati dichiara di affrontare spesso questi temi fra le mura domestiche. «A casa mia - scrive uno dei ragazzi - quasi ogni sera si dialoga in seguito alla visione di qualche talk-show». Più approfondito nei temi, ma anche più raro, il dibattito a scuola. Se, infatti, alcuni ragazzi sottolineano come «durante l'ora di religione si parli molto di temi come la politica e il mondo del lavoro», altri non mancano di ricordare come lo spazio lasciato agli argomenti che esulano dai programmi ministeriali sia davvero esiguo. La "pubblica piazza digitale" dei social network è un altro luogo deputato all'approfondimento, ancorché inficiato dal rischio del proliferare di pensieri unici.

 

FUTURO LONTANO DALL'ISOLA
Poco più della metà (il 53,3%) vede il proprio futuro tra i confini del bel paese, ma solo il 19.3% pensa di rimanere nell'Isola. «Oggi purtroppo bisogna puntare in alto - scrive un diciottenne - e la Sicilia rispetto a Roma o Milano è ancora molto indietro». Un dato scoraggiante, alimentato dalla convinzione che qui le prospettive siano davvero troppo carenti e la meritocrazia assente. A immaginare il proprio futuro al di là dei confini nazionali è il 46,7% del campione (ma solo l'8% in un Paese extra europeo). «L'Italia si sta autodistruggendo - scrive un diciottenne-. Preferisco andare in Germania, dove le industrie funzionano bene. Tornerò, forse, quando ci sarà un colpo di Stato». Tra le risposte c'è perfino chi non riesce a vedere il proprio futuro sul pianeta terra: «L'Europa non sembra essere messa bene e anche gli Usa sotto la guida di Trump stanno perdendo punti: se potessi sceglierei Marte».

 

COSA FARE PER LA SICILIA?
Alla domanda "quale provvedimento è secondo te prioritario per la crescita dell'isola" il 43% dei ragazzi ha risposto "potenziamento del settore istruzione e formazione" mentre il 16,8% auspica "maggiori sgravi fiscali per l'assunzione di giovani del Sud". Il tema dell'autonomia siciliana non appare prioritario (solo il 14,1% degli intervistati chiede maggior riconoscimento dello statuto speciale) e quello relativo al networking ( collegamenti aerei agevolati per i residenti nell’isola) si ferma al 7,4%. Piace, invece, l'idea di affidare la gestione di siti archeologici a cooperative di giovani (14,8%).

 

EUROPA SÌ, EUROPA NO.
Tra le domande opzionali del nostro questionario, quella riguardante il sentirsi cittadino europeo ha generato la maggior parte di schede bianche. Solo 58 ragazzi su 150 hanno infatti deciso di spendere qualche parola su questo tema, dividendosi principalmente in due grandi categorie: coloro che si sentono confortati e rassicurati dall'idea di far parte di un grande progetto politico (non solo economico) e altri che, incitati da un sentimento populista e antieuropeista affermano, sic et simpliciter, di sentirsi «schiavi della Germania» o addirittura dichiarano che «essere cittadini europei equivale a essere poveri». Insomma, essere cresciuti in un contesto sognato dai loro padri (o che perlomeno avrebbe dovuto essere tali) forse induce a dare per scontato alcune opportunità. Un dato questo sottolineato dalle risposte di coloro che si limitano a vedere l'Europa come «una semplice fonte di vantaggi».

 

COSA FARE PER I MIGRANTI?
Il tuo nuovo vicino di casa è un immigrato. Come lo vedi? Il 66% dei nostri intervistati dichiara senza esitare "un nuovo amico", mentre il 28% risponde "Una persona qualunque" e solo il 6% afferma di vederlo come un potenziale pericolo. Il sentimento preponderante è quindi d'apertura, anche se le sorprese arrivano con le risposte alla domanda successiva: "Cosa fare per aiutare i migranti?". Qui (a esclusione di un 6% che propone di "aiutarli in altro modo" o "rimandarli a casa") il campione si divide a metà tra coloro che sottolineano l'importanza di potenziare i centri d'accoglienza e altri che sostengono di dover intervenire diplomaticamente nei paesi "caldi". Un dato, questo, che genera alcune incoerenze. «Sono a favore dell'integrazione - spiega un 17enne - ma anche degli interventi nei paesi d'origine dei migranti. Il punto è che molti di loro sono obbligati ad andare via dai loro paesi proprio per la loro instabilità politica. Il punto è offrire loro la possibilità di scegliere se andare o restare».

 

LAVORO E TEMPO LIBERO
La maggior parte dei ragazzi coinvolti nell'inchiesta frequenta il liceo (solo una minima parte istituti tecnici, professionali e università) e molti di loro hanno già svolto attività lavorative. Si tratta perlopiù di mansioni precarie e occasionali: camerieri, banconisti, babysitter, spesso esposti a turni massacranti e sotto l'alone del lavoro nero. Sul piano del tempo libero, invece, il 55% degli intervistati afferma di dedicarsi ad attività di crescita personale (la lettura, ma anche corsi di musica e cucina), il 33% preferisce attività ricreative (uscire con gli amici) e il 17% dichiara di dedicarsi ad attività di volontariato.

 

INFORMAZIONE E NEW MEDIA
Come s'informa la "Generazione 18"? Quando si chiede loro quali giornali digitali conoscano, i ragazzi indicano principalmente i siti di quotidiani nazionali e regionali (più che testate esclusivamente online, eccezion fatta per "Fanpage"), ma la principale fonte d'informazione è data dai social media. Sebbene qualcuno degli intervistati abbia fatto un cenno al concetto di "post - verità", la maggior parte di loro si dichiara a suo agio in un contesto, come Facebook, in cui il confine tra intrattenimento e informazione è sfumato al punto da essere diventato impercettibile. E se i quotidiani entrassero in sciopero per una settimana? «Niente paura» risponde il 91% dei ragazzi per i quali la cosa non avrebbe nessun effetto (66%) o un effetto marginale (25%). Solo il residuo 9% ha espresso un potenziale sentimento di disorientamento. Per tutti gli altri è molto più facile seguire un influencer che acquistare un quotidiano. Una ragazza ammette: «M'informo principalmente seguendo un canale Youtube che si chiama Breaking Italy».

 

IL MONDO STA CAMBIANDO
I dieci lavori più richiesti nel 2017 non esistevano nel 2004. Il numero delle nuove conoscenze tecniche raddoppierà ogni due anni. Per gli studenti di un corso di Laurea ciò significa che ciò che studiano al primo anno sarà vecchio nel terzo anno». Il video "Did you know" presenta la dimensione numerica dei fenomeni più evidenti che accadono per via dello sviluppo del digitale e della rete. Lo abbiamo mostrato ai nostri intervistati e le reazioni sono state molteplici. In molti hanno espresso la paura di non riuscire a stare al passo col mondo e hanno denunciato una solitudine amplificata dalla rottura delle tradizionali interazioni personali. Altri hanno salutato l'innovazione con entusiasmo. L'impressione generale, tuttavia, è quella di una generazione alla ricerca di senso. I ragazzi più propositivi hanno spiegato che «dobbiamo essere noi i primi a volere il cambiamento perché tutto dipende da come valutiamo le possibilità del nostro futuro». A noi adulti, invece, resta l'obbligo morale e sociale di ascoltare le loro voci per costruire un presente e un futuro migliore.

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