WHATSAPP: 349 88 18 870

Grillo: «In Sicilia l'M5S sperimenterà

Grillo: «In Sicilia sperimenteremo il reddito minimo. La mafia? Qui non c'è»

Colloquio con il leader pentastellato: «Crocetta? Un fantasma»

Grillo: «In Sicilia sperimenteremo il reddito minimo. La mafia? Qui non c'è»

TAORMINA - Giura che «questa non è campagna elettorale». Del resto «non ce n’è bisogno, perché il movimento 5 stelle dev’essere capito, non gli servono i voti». Ma magari sul palco preciserà: «Sì, okay, ma non prendetemi sul serio». Eppure, se lo struscio taorminese - in vista dello spettacolo di domani sera a Catania - fosse un rustico sondaggio di strada, il risultato sarebbe trionfale. Al di là di ogni più ottimistica prioiezione da Italicum. Beppe Grillo «come Carlo e Lady Diana», ricorda un vecchio frequentatore del corso Umberto.

 

Non ha un secondo di respiro. Anziani, famiglie con bebè attoniti nel passeggino, donne (alcune parecchio avvenenti), molti giovani. La passeggiata è una festa, a tratti un comizio. E lui, il comico ritrovato e leader «per caso», non si sottrae. Anzi: pare che gli piaccia proprio, questo continuo parlarsi, toccarsi, incitarsi; tutto amplificato dalla vis sicula dei passanti. La vigilia dello spettacolo a Roma (il primo dopo la morte di Gianroberto Casaleggio), condita da nervosismo, urla e slalom per dribblare cronisti e telecamere, sembra lontana.

 

Anche se quel «manager dell’Olivetti, tutto precisino» oggi manca da impazzire a questo «comico mezzo cialtrone». L’Isola è una cura benefica, per Grillo. Che domani alle 21 sarà sul palco del Metropolitan di Catania con il suo Grillo vs Grillo. «Uno spettacolo per chiarire chi sono io adesso», dice. Grillo politico e Grillo comico, chi prevale dei due?

 

 

Il primo «senza immunità parlamentare» o il secondo «senza il diritto di satira»? «Io sono in una terra di nessuno. Lo spettacolo - racconta - verte su questa dicotomia e spiega com’è successo che io diventassi un leader, il cofondatore del movimento cinque stelle, il più importante che c’è in Italia. Ma io non c’ho mai pensato seriamente a fare il leader di un movimento. Io non sono mai stato iscritto a un partito. Ma com’è che mi trovo a essere il capo, il leader di un movimento? Io scherzavo... ».

 

In scena c’è anche un bel pezzo del Grillo privato: «Il racconto della mia vita con tutti i cambiamenti che ho avuto. Perché non ho fatto altri mestieri, dal saldatore al venditore di abbigliamento al cabarettista… Io ho avuto tre vite: è da cinquant’anni che sono su piazza». E non solo: «Racconto di Genova, del rapporto con mio padre, di come vivevo, dei miei amici. Ma anche del rapporto con la mia famiglia, anzi con le mie due famiglie: una vegana e una carnivora, con sei figli, fra musulmani, cristiani, c’è davvero di tutto. Tutti pazzi completamente. Passo la vita fra un bonifico e un preventivo... Ho una vita intensa, non so se interessante. Ma di certo molto divertente».

 

Grillo comincia «da questa parte, che la gente non conosce», dopo di che «parlo di tecnologia, di filmati, di persone, di chi ho conosciuto nella mia vita: da Renzo Piano a Lester Brown a Stiglitz, Dario Fo». Il finale? «È una trascendenza quasi spirituale. Ve lo risparmio. Ma la gente si diverte molto».

 

Eppure l’obiettivo più ambizioso è tutt’altro che generico: «Voglio far crollare quelli a cui sto sulle palle. Se faccio ridere il grillino va bene. La sfida è far ridere tutti gli altri. E io lo capisco subito chi ho davanti: dagli sguardi». Poi ammette: «Mi diverto anch’io: sono tornato ai vecchi tempi. Zampetto, scatto, sudo, mi rotolo, scendo giù, salgo su. Percorro 20 chilometri a spettacolo...».

 

 

Sembra dunque che il Grillo comico sia tornato a prevalere sul Grillo politico. Ma è davvero così, dopo la morte di Casaleggio? Sul palcoscenico i ricordi personali diventano un testo che crea lacrime e sorrisi assieme. «È difficile per me parlarne. Era un uomo normalissimo che non voleva apparire. Un uomo strepitoso con una famiglia normale. Casaleggio mi manca, mi manca la sua protezione. Quando mi attaccavano c’era lui che mi difendeva, proteggeva. Ci telefonavamo cento volte al giorno: avevo fatto un contratto telefonico “You and Me”, con lui, non con mia moglie...».

 

E poi, battuta pronta anche per Catania, «che dire di tutti questi editorialisti che hanno parlato bene di lui alla sua morte... li ha querelati tutti».

 

Di Casaleggio c’è anche un ricordo siciliano: «Quando ho attraversato lo Stretto di Messina, lui era sulla barca con il cappellino verde perché aveva paura dell’acqua. Io facevo una bracciata e non potevo girarmi verso di lui perché mi faceva ridere vederlo lì e mi entrava l’acqua in bocca. La vera impresa non l’ho fatta io, l’ha fatta lui perché aveva paura dell’acqua ed era sulla barca».

 

Il movimento orfano del co-leader. E ora Grillo, il co-sopravvissuto, che rinuncia al «passo di lato», perché «noi siamo i garanti e ci siamo sempre». Ma «noi» chi? Lui e Casaleggio Junior? Su quest’ultimo ieri la precisazione velenosetta del “predestinato” Luigi Di Maio: «Adesso c’è il figlio Davide, ma non c’è gestione politica, c’è solo gestione delle piattaforme informatiche».

 

Chiacchiere al vento. O forse no. Perché Beppe, fra una battuta e l’altra, la sua verità, seppur didascalica, sul palco la dirà: «Hanno finalmente capito che non c’è nessuna mente. Che il movimento nasce dal basso, senza leader. Basta con questi leader. Io non lo sono e non lo voglio essere. Io non sono l’uscita di sicurezza. Le decisioni ve le dovete prendere da voi, da soli, senza leader». Nella chiacchierata aleggia anche il premier: «Renzi è un bluff, non ha senso parlare di un bluff. Quando tu sei sicuro di avere una persona che bluffa è come al poker: vai a vedere le sue carte e ti accorgi che in mano ha una coppia di due…». E magari, così come a Roma c’è stata quella su Virginia Raggi “onnipresente” (sfottò alla bufala dell’Unità, che ha additato la grillina fra le comparse del video “Meno male che Silvio c’è”), domani ci sarà una gag personalizzata per la Sicilia.

 

 

Se Grillo non dovesse incoronare Giancarlo Cancelleri, quasi sempre accanto a lui in questi due giorni ionico-etnei, allora è probabile che l’indiziato numero uno sia il presidente della Regione: «Crocetta l’ho visto una volta sola. Era in campagna elettorale e parlava col suo manifesto. Era lui da solo. Sono fantasmi, per me questi sono fantasmi. Crocetta è un fantasma».

 

L’aneddoto diventa una riflessione seria. Quasi amara: «La Sicilia avrebbe le opportunità per sperimentare un sacco di cose. Da una moneta alternativa a un’economia alternativa. C’è lo statuto speciale, che ti permetterebbe davvero tanto».

 

E allora cosa c’è da fare? «Bisognerebbe avere il coraggio di dire: c’è un movimento che propone delle cose importanti, facciamolo governare. Il reddito di cittadinanza, ad esempio. La Sicilia è la terra ideale per sperimentare gli 800 euro al mese per tutti, per salvare dalla povertà milioni di persone, con un piano che abbiamo studiato e le coperture che ci sono. Qui si può fare, subito».

 

Spot finale: «La Sicilia è un luogo che ha il 90% di cose per le quali vale la pena vivere: cibo, clima, mare, turismo, cultura. Scavi un buco ed esce un normanno… C’è tutto. Basta cambiare generazione politica».

 

E la mafia fa parte del restante 10%? «Non c’è più la mafia qui: è emigrata al Nord. Né il voto di scambio, perché non c’è più nulla da scambiare…». Chissà se rideranno anche su questa battuta.

 

twitter: @MarioBarresi

(ha collaborato Saro Laganà)

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa