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Catania, nel Pd è guerra aperta Sfiduciato il capogruppo

Catania, nel pd è guerra aperta Sfiduciato il capogruppo

L'assemblea ha destituito Giovanni D'Avola e nominato Nino Vullo. Ma la segreteria provinciale del Pd attacca: "Procedura del tutto illegittima". Si inasprisce scontro tra la componente di Bianco e quella di Sammartino

Catania, nel pd è guerra aperta Sfiduciato il capogruppo

Giovanni D’Avola da ieri sera non è più capogruppo de Pd. Al suo posto è stato nominato il vicecapogruppo Antonino Vullo. Lo ha deciso al termine di una riunione il gruppo consiliare del Pd convocato proprio per discutere la sfiducia di D’Avola alla luce della sua ultima nota in merito alle dimissioni dell’assessore Mazzola fortemente criticata da Art 4 e anche da parte del Pd.

Alla votazione hanno partecipato i consiglieri Antonino Vullo, Ersilia Saverino e Niccolò Notarbartolo. La consigliera Severino ha tra l’altro spiegato come «il capogruppo D’Avola abbia assunto nelle ultime settimane posizioni che hanno contribuito ad aumentare il livello di conflittualità all’interno del gruppo».

La nomina di Vullo va inquadrata in quella lotta intestina e senza esclusione di colpi tra il sindaco Bianco e il deputato regionale Pd Luca Sammartino affiancato da Valeria Sudano e da altri esponenti democratici. La nomina però è stata fortemente stigmatizzata anche dal segretario provinciale Pd, Enzo Napoli. «Apprendo con preoccupazione che alcuni consiglieri del gruppo Pd hanno proceduto ad una illegittima autoconvocazione per svolgere una votazione altrettanto illegittima poichè insufficiente anche nel numero dei consiglieri. E’ un atto che non ha fondamento dal punto di vista politico, statutario e anche della normale convivenza all’interno del partito. E’ politicamente pericoloso che qualcuno faccia questi strappi. Il capogruppo Pd al Comune è Giovanni D’Avola a cui va la piena stima e sostegno del Pd di Catania. Peraltro lo stesso D’Avola è in malattia da alcuni giorni e qualcuno ha svolto comunque la riunione. Il Pd è altra cosa, in Sicilia come a Roma. Siamo sempre stati e rimaniamo disponibili a trovare sedi e modalità di discussioni utili ad affrontare le questioni politiche che i consiglieri vorranno porre nel rispetto di una dialettica costruttiva a favore dell’impegno che l’amministrazione Bianco, pienamente sostenuta dal partito, e lo stesso Pd stanno portando avanti».

La segreteria Pd ha quindi avvisato della vicenda la segretaria nazionale e in una nota tecnica, ha spiegato perché la votazione sarebbe illegittima: «In relazione all’autoconvocazione di tre consiglieri su sei inviata il 5 maggio per il giorno successivo è d’obbligo rilevare che la stessa appare del tutto illegittima. Tale autoconvocazione ha di fatto cancellato il ruolo del capogruppo e la sua capacità rappresentativa ed é stato quindi aperto un vulnus nel funzionamento di un organo riconosciuto dal regolamento del consiglio comunale. La delega che il gruppo ha assegnato al capogruppo in carica è pertanto pienamente valida e non può essere annullata senza maggioranza. Il capogruppo inoltre, è unico soggetto titolato alla convocazione del gruppo».

«Non mi risulta - ha tra l’altro commentato lo stesso D’Avola - che io sia stato sollecitato nel convocare una riunione con i punti all’odg. Le norme che regolano la sfiducia al capogruppo e l’elezione del nuovo capogruppo non sono dettate dal codice civile il cui utilizzo nella specie e’ assolutamente improprio. Il gruppo è un organo politico, é un’articolazione del Consiglio, non un’assemblea di condominio... Nominare un capogruppo senza la maggioranza assoluta dei consiglieri lederebbe il principio di rappresentanza e di democrazia».

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