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Pd, dopo la batosta elettorale parte il processo a Davide Faraone

I partigiani Dem hanno indetto una conferenza stampa. Venti di polemica anche in Forza Italia: sott'accusa finisce Gianfranco Miccichè

Pd, dopo la batosta elettorale parte il processo a Davide Faraone

Davide Faraone, Sottosegretario al Ministero della Salute

Come prevedibile dopo il voto alcuni nodi venuti già al pettine prima delle elezioni divampano in polemica politica nel Pd che registra la debacle in Sicilia e in Forza Italia che perde voti se si guarda alle politiche del 2013 ma ha un avanzamento rispetto alle regionali del 5 novembre scorso.

Il Pd ha annunciato negli ultimi giorni di campagna elettorale l’entrata nel partito del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha candidato un suo fedelissimo, Fabio Giambrone, in lista al Senato, Dore Misuraca ex deputato regionale e nazionale, con un passato nelle fila di Alfano ma ancor prima nel Pdl e in Forza Italia e di Francesco Scarpinato consigliere comunale palermitano eletto con Alternativa popolare e che nel 2012 venne eletto nella lista di Centrodestra Amo Palermo che gode di una vasta platea elettorale. Mosse di Faraone che miravano a raccogliere i voti del serbatoio di quei politici che però non sembra abbiano avuto successo.

I partigiani dem che hanno contestato la linea del segretario Matteo Renzi portata avanti da Faraone hanno convocato una conferenza stampa nella sede del Pd. Una prima mossa per la resa dei conti nel partito.  Il deputato regionale Pd, Antonello Cracolici, con una lunga storia politica che parte dal Pci, dice: «In Sicilia più che altrove il Pd è apparso un autobus, in alcuni collegi c'erano candidati che non avevano nulla a che fare con la nostra storia. Molti dei nostri elettori non hanno votato o hanno votato per il Movimento 5 Stelle. L’errore politico più grande è stato fare perdere l’identità al Pd, imporre una mutazione genetica al partito: grande responsabilità l’hanno avuta il segretario nazionale Matteo Renzi e il suo proconsole in Sicilia Davide Faraone». L’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, grande escluso dalla competizione elettorale afferma: «Adesso il Pd dichiari subito la disponibilità a supportare, anche dall’esterno, un governo a guida M5S. Renzi voleva i voti a favore di un partito di sinistra, attraverso politiche di destra, candidando uomini di destra, impresentabili e cortigiani». 

Aggiunge Rosario Arcoleo, presidente della commissione Affari Generali del Comune di Palermo: «A Palermo l’effetto trascinamento del sindaco Leoluca Orlando non c'è stato: gli accordi di corrente fatti sulla pelle dei militanti hanno ucciso sul nascere ogni possibile spinta propulsiva». L’ex deputato regionale Pippo Digiacomo, con un forte seguito nel ragusano, annuncia la sospensione dai Dem e la candidatura a sindaco di Comiso con una lista civica.

Sul fronte opposto il commissario regionale di Forza Italia Gianfranco Miccichè, parla di un risultato straordinario per il suo partito: «Non c'è alcun dubbio: l’esito del voto dipinge una Sicilia travolta da un’ondata di protesta ma, nella tempesta, Forza Italia ottiene un risultato straordinario. Sono i numeri a parlar chiaro: la Sicilia è la regione più azzurra d’Italia, col 21% dei consensi è qui che Forza Italia ottiene il suo miglior risultato. Siamo cresciuti di cinque punti percentuali, passando dal 16% delle recenti elezioni regionali, al 21%».

Il dato reale di Miccichè cozza però col risultato delle politiche del 2013: Forza Italia segna un arretramento mentre avanzano molto Fratelli d’Italia e Lega. Il deputato regionale Udc, ex Fi, Vincenzo Figuccia chiede a Miccichè di dimettersi perchè «la politica dei privilegi ha fallito. Dobbiamo ripartire dai temi della giustizia sociale e del contrasto alla povertà. Finito il tempo delle vacche grasse il popolo non è più disposto a tollerare le iniquità. Il centrodestra in Italia perde a causa della debacle ottenuta in Sicilia, dove i candidati poco autorevoli calati dall’alto non piacciono alla gente».

Anche l'ex senatore Antonio D’Alì dice che «Fi in Sicilia ha bisogno di una nuova guida. Via questa classe dirigente arrogante e perdente, ego-riferente, fatta di quattro amici al bar. La Sicilia a guida Miccichè-Musumeci rovina la festa al centrodestra e a Berlusconi». Il presidente della Regione, Nello Musumeci, invita «ad alcune riflessioni e non basta, anche se fa piacere, evidenziare che il centrodestra sia la coalizione più votata in Italia, perché il risultato nelle regioni del Sud è il segnale di un malessere profondo che investe le popolazioni più toccate dalla crisi». 

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