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Moscato espugna la roccaforte rossa

Moscato espugna la roccaforte rossa di Vittoria Stravince contro sinistra e inchieste

Lo sfidante Aiello: «Sono stato sconfitto dai poteri forti»

Moscato espugna la roccaforte rossa di Vittoria Stravince contro sinistra e inchieste
Vittoria -  «Questa non è una città mafiosa, ma di uomini veri. Lo possiamo dimostrare e lo dimostreremo da domani. Anzi: da oggi». E, dopo un silenzio religioso e contemplativo, scatta un applauso interminabile. Senza coppole e lupare attorno. Ma con un entusiasmo sincero, pulito. A mezzanotte e un quarto cala un’immensa bandiera tricolore sul comitato in piazza del Popolo.
 
E partono due cori. Il primo è un «pooo-po-po-po-po-pooo» buono per tutte le occasioni. L’altro è un «Vittoria, Vittoria, Vittoria». Che racchiude tanti significati. Giovanni Moscato stravince. Nuotando controcorrente. Il nuovo sindaco di Vittoria (consigliere uscente di Fratelli d’Italia, ex An e Pdl, ma in quest’elezione appoggiato da liste civiche di estrazione trasversale) sfata rompe il muro della storia, in una delle pochissime città d’Italia che dal Dopoguerra ha avuto sempre amministrazioni rosse. Ma Moscato, con le sue bracciate decise da 39enne, ha superato - almeno davanti ai suoi suoi cittadini, la macchia nera di olio (e fango) dell’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso, che vede fra i 9 indagati il sindaco eletto, ma anche lo sfidante al ballottaggio, Ciccio Aiello.

Moscato è sindaco con il 55,2% mantenendo il vantaggio: del primo turno 9.891 (35,61%), contro i 7.412 (26,69%) dello sfidante - ex Pci-Pds-Ds, in rotta col Pd e vicino a Sicilia Futura - più volte sindaco oltre che deputato e assessore regionale, che si ferma al 45,63%. Assieme alla moglie Serena e al figlio Giombattista, il nuovo sindaco con la barbetta, maglietta azzurra sopra la camicia bianca sui jeans, stenta quasi a raggiungere taccuini e microfoni, tutti inondati dallo spumante versato a fiume dai suoi sostenitori, molti dei quali giovanissimi. «Una risposta fantastica», dice a caldo Moscato. Questa è la città di gente perbene e noi la riporteremo nel posto che merita. Le priorità sono adesso l’organizzazione dell’estate e il rilancio del turismo. Il nostro progetto civico ha conquistato i cuori con entusiasmo gioia e progetto». E l’inchiesta sul voto di scambio? «Ha tolto qualcosa alla percentuale di votanti, e magari qualche consenso a noi che avevamo un voto di opinione e non delle truppe cammellate». La prima volta senza un’amministrazione rossa? «La sinistra ha perso ma questa non è la vittoria del centrodestra. Un ricambio generazionale, voluto da tanti giovani e da migliaia di cittadini liberi e puliti». Ma il messaggio che Moscato vuole lanciare, con la maglietta fradicia di sudore e di spumante, è quello che va ripetendo da giovedì: «Questa non è una città di mafiosi».

L’altra vittoria è quella dei cittadini vittoriesi. Che hanno risposto con orgoglio all’inchiesta della magistratura, non disertando le urne. L’affluenza è stata fisiologicamente più bassa di due settimane fa, ma in percentuale molto minore della media di tanti altri comuni: 54,53%, pari a 27.553 vittoriesi che ieri si sono recati alle urne, superiore alla media siciliana pari al 52,48%. Al primo turno l’affluenza era stata del 65,37% per complessivi 33.032 votanti.

Ma poi, col passare dei minuti la sconfitta è diventata numericamente chiara. E lui ha ceduto le armi: «Ho perso perché ho sfidato i poteri forti. Io sono sereno sulla mia posizione. Certo, l’indagine ha pesato. Siamo stati messi tutti in un calderone. In più ho dovuto passare gli ultimi comizi a spiegare perché ero lì in quella lista. Non posso dire che ci sia stata una regia, ma tutto ha fatto brodo. Ma io non mi arrendo, il mio impegno e le mie battaglie continuano». Un bel segnale di fair play arriva dal sindaco uscente, Peppe Nicosia, anch’esso indagato per voto di scambio, assieme al fratello Fabio e alla candidata del Pd, Lisa Pisani, sconfitta al primo turno: «Sostenete e aiutate questo sindaco - dice Nicosia - perché come tutti i sindaci ne ha bisogno e anche più degli altri, perché è stato vittima di una grave ingiustizia. Ha vinto democraticamente. Io sono di sinistra, lui di destra, ma la città è di tutti. Difendiamola assieme e difendete il vostro sindaco. Anche se non era il mio preferito…».

Una partita finita? Non ancora. Il ballottaggio di Vittoria è assolutamente regolare e arriverà la proclamazione del sindaco. Ma l’inchiesta non si ferma. E martedì il neo-sindaco Moscato sarà interrogato dai magistrati della Dda di Catania, il giorno dopo toccherà ad Aiello. Ma ci sarà tempo per pensarci. Questa è una notte come doveva essere. Di festa e di delusione. Di buoni propositi e di recriminazioni. Per i veleni e per il fango c’è ancora tempo. Stanotte soltanto spumante. Tanto spumante. E altrettanto bicarbonato, dall’altra parte.
 
 

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