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Gli Angelino-boys tra manager e "zio" Pino

Gli Angelino-boys tra manager e "zio" Pino

L'incontro a Giardini Naxos tra il ministro dell'Interno e i giovani della Summer School

Gli Angelino-boys tra manager e "zio" Pino
Giardini Naxos (Messina) Ascoltano incantati Stefano Parisi, il nuovo papa nero, più che mai di moda, del centrodestra a trazione liberal-popolare che non ancora c’è. Ma nel loro cuore c’è sempre lo “zio Pino”. Il mitico ex senatore Firrarello, che spadroneggia in sala con una camicia di lino color pastello ancor più cool del manager milanese.
I giovani di Ncd, fra tradizione e innovazione, scelgono una sana via di mezzo: Angelino Alfano. «Ci piace perché ci ascolta», giura Carlo Cristofaro, nel cda dell’ateneo di Catania. Loro, il leader lo seguono. Ovunque vada. Anche se, confessa Ettore Romano (studente di Adrano) «vicino a Renzi ci sentiamo un po’ fuori posto». Dissente Natascia Arcifa, perché «questo è il governo del fare». Lei vorrebbe che «il nuovo partito dei moderati non precludesse il dialogo col Pd».
 
 
Eccoli, gli Angelino-boys. Sono qui, a Giardini Naxos, per la Summer School della fondazione di Maurizio Lupi. «Una scelta simbolica, visto che la Sicilia sarà la prima regione al voto», ammette l’ex ministro. Ci sono 285 giovani da tutta Italia (soprattutto Sicilia, Abruzzo, Lombardia e Liguria) e hanno pagato 150 euro a testa, viaggio escluso («una tariffa convenientissima per tre giorni a due passi da Taormina», rivela uno di loro), per una scuola di politica costruita attorno alle parole di Papa Francesco: «Oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca».
 
 
Un altro tema - a voler essere maliziosi, visti i numeri dei sondaggi e l’addio di Schifani&C. - poteva essere la scissione dell’atomo. Ma loro, non si sentono neanche un po’ particelle di sodio vaganti in un partito dal futuro incerto. Eppure un interrogativo si staglia all’orizzonte: non è da sfigati - oggi, all’epoca dell’antipolitica grillina e degli opposti estremisti - essere un giovane di Ncd o Ap che dir si voglia? I diretti interessati, argomentano lo sdegnato dissenso: «Troppo facile denunciare i problemi, noi impariamo a risolverli senza urlare né restare nella realtà virtuale del web», dice il dirigente etneo Giovanni La Magna. Hanno le idee chiare, questi giovani “made in Giuseppe Castiglione”. Il futuro? «È col centrodestra, che rappresenta la maggioranza degli italiani che non vanno a votare. E quando torneremo al governo, tornerà “di moda” anche essere giovani di centrodestra», garantisce Antonio Villardita, presidente di Università Popolare.
 
 
Intanto prendono appunti. Ovazione per il ministro Beatrice Lorenzin (che assieme al collega Enrico Costa demolisce la cannabis libera), i relatori più gettonati sono il country manager di Facebook e Instagram, Luca Colombo e il general manager di Emirates, Fabio Lazzerini. Giù il cappello alle parole, tutt’altro che banali, di Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale.
Innovatori, ma tradizionalisti. Proprio come li vuole Alfano. «Macché Renzi, vade retro Salvini. A noi basta Angelino», dicono. Sinceri, sembrano.
 

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