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Impiegati pubblici: dalle visite fiscali all'addio ai premi, crolla il mito del posto fisso

La ministra Marianna Madia intende ridisegnare il volto del pubblico impiego, alla vigilia della nuova tornata contrattuale, dopo sette anni di blocco

Impiegati pubblici: dalle visite fiscali all'addio ai premi, crolla il mito del posto fisso

ROMA - Assunzioni selettive, mirate a specifiche professionalità e fabbisogni: se servono medici non potranno essere presi lavoratori amministrativi. E niente più premi a pioggia, uguali per meritevoli e meno. Così la ministra della P.a, Marianna Madia, intende ridisegnare il volto del pubblico impiego, alla vigilia della nuova tornata contrattuale, dopo sette anni di blocco. Round in cui non sono in ballo solo gli aumenti salariali ma anche le regole del gioco. Cambiamenti per i quali il Governo apre al confronto con i sindacati.


E il primo incontro con Madia si è chiuso con la definizione di una roadmap. Seguiranno riunioni con le organizzazioni dei lavoratori, da cui il ministero raccoglierà suggerimenti per definire entro metà settembre le linee guida sui rinnovi. Adeguamenti retributivi che potrebbero escludere gli stipendi più alti, in modo da concentrare l’impegno sulle fasce basse.


La partita contrattuale viaggerà quindi in parallelo con il Testo Unico sul pubblico impiego. Il provvedimento sarà presentato a gennaio e per ora al vaglio ci sono diverse ipotesi, tra cui non manca la rivoluzione, già annunciata, delle visite fiscali: da affidare all’Inps invece che alle Asl. Si tratta di mettere dei paletti all’assenteismo e si sta valutando la possibilità di far scattare gli automatismi per chi salta il lavoro puntualmente di venerdì, lunedì o a ridosso delle feste. E' confermata anche la volontà di traslare ad altri illeciti il procedimento sprint adottato per i licenziamenti dei furbetti.


Tornando al contratto, si aprirà ora un confronto tecnico all’Aran, l’agenzia che rappresenta il Governo nelle trattative. Si lavorerà anche nel mese di agosto sui temi del reclutamento, della mobilità, della valutazione e del contratto. Entro il 10 settembre si farà un bilancio e a stretto giro Madia spedirà l'atto con cui ufficialmente far partire i negoziati. A quel punto sarà noto anche il budget a disposizione in legge di stabilità e, assicura la ministra, se c'è crescita le risorse potranno aumentare. I sindacati restano fermi sull'impossibilità di una trattativa con solo 300 milioni sul piatto e chiedono «di allineare i rinnovi del pubblico a quelli del privato» dove, sottolinea qualche sindacalista, gli incrementi sono tra gli 80 e i 120 euro.


Sulla connessione tra Pil e rinnovi, la leader della Cgil Susanna Camusso, storce però il naso, visto che «stanno rivedendo le stime al ribasso», mentre la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, invita a «una seria lotta agli sprechi» per recuperare fondi. La Uil mette le mani avanti, parlando di «un incontro interlocutorio», ma apprezza l'intenzione «di mettere fine al precariato». I sindacati dei dirigenti, Codirp e Unadis, vedono con favore l’apertura al confronto ma avvertono: «non sia un modo per prendere tempo».


Di certo c'è da rivedere la legge Brunetta, soprattutto per quel che concerne le tre fasce di merito, giudicate troppo rigide (al 25% più bravo la metà delle risorse, il resto al 50% che sta nella media, niente al 25% dei peggiori). Una soluzione porterebbe a individuare una sola soglia, ad esempio il 20% dei migliori, a cui destinare una buona fetta delle disponibilità in base ad obiettivi oggettivi. Quel che avanza potrebbe essere ripartito all’interno dell’amministrazione, secondo target precisi e magari lasciando anche margini alle parti. Anche il turnover non potrà essere più regolato dappertutto con le stesse percentuali, ma si assumerà dove c'è necessità come, fa l'esempio la ministra, avvenuto con le maestre. 

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