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La Sicilia tra nuova politica e cambi di casacca

Il cicaleccio che trasuda dalle spesse mura di Palazzo dei Normanni e il traccheggio in vista di ipotetiche transumanze sono conseguenze di un male incurabile tutto nostro...

La Sicilia tra nuova politica e cambi di casacca

Il cicaleccio che trasuda dalle spesse mura di Palazzo dei Normanni e il traccheggio in vista di ipotetiche transumanze sono conseguenze di un male incurabile tutto nostro. Nessun riflesso conseguente alla svolta romana. Ci sarebbero le premesse, come nel passato anche recente, che la porta girevole si apra per i voltagabbana. Ammesso che riesca ad aprirsi, sarà condizionata dalla nuova realtà politica alla guida della Regione, chiusa ad ogni tortuoso compromesso. E, in parte, dalla novità istituzionale del Paese.

Le cronache vicine e lontane del Parlamento siciliano testimoniano a chiare lettere che nessuno, tranne qualche caso raro, ha cambiato casacca per crisi mistica. Il proprio elettorato è stato tradito per vantaggi personali concretizzatisi col passaggio spregiudicato dallo schieramento di opposizione a quello governativo. Mai il percorso inverso.

La crisi mistica di qualche pentastellato, ammesso che si potesse immaginare prima della recente marcia su Roma, oggi è sopraffatta dal giallo-verde che sventola su palazzo Chigi. Qualche caso di crisi può ipotizzarsi sul fronte del Pd, che potrebbe dare una boccata di ossigeno alla stentata maggioranza di centrodestra. Ma non risponde all'orizzonte tracciato da Nello Musumeci che guarda ad una collaborazione su fatti concreti aperta a tutti, mantenendo ciascun schieramento fede al mandato elettorale. Potrebbe verificarsi qualche transumanza verso la Lega, ma sempre nell'ambito del centrodestra.

Semmai si profila un problema istituzionale riflesso condizionato dal rimescolamento delle carte politiche d'oltre Stretto. Tuttavia, appare ipocrita nascondere che nei giorni scorsi a Roma di fatto siano saltate le regole dettate dalla Costituzione nata dalla Resistenza. É pure sotto gli occhi di tutti, anche dei più superficiali osservatori, che sono in crisi le regole dello Statuto autonomistico siciliano, anch'esso figlio della Resistenza. Non da ora! Ed allora, piuttosto che stare appresso alle ormai consumate meschine operazioni di piccolo cabotaggio, si guardi ad orizzonti di alto profilo e ampio respiro attraverso confronti alla luce del sole. Senza inciuci. Come ipotizza il governatore Musumeci. É vigilando sulla svolta istituzionale che ormai sembra inevitabile.
A Roma già si fa strada la Repubblica presidenziale. Prima se ne parlava timidamente. Solo allora avremo la seconda Repubblica, mai nata e mai potrà nascere senza la riforma costituzionale. Altro che terza Repubblica sbandierata dal Giggino nazionale! 

In Sicilia abbiamo già la Regione presidenziale. Purtroppo viziata dai giochi della vecchia politica. Migliorarla si può. Col contributo di tutti. Questa dovrebbe essere la vera via di rinnovamento distintiva della neonata legislatura regionale. Il resto è spazzatura.

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