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Catania, le “magnifiche sette” in Consiglio comunale: «Ci sarà da lavorare»

La “quota rosa” proviene da patronati, scuola, ospedali e sindacato. La più votata è stata Paola Parisi del centrodestra

Catania, le “magnifiche sette” in Consiglio comunale: «Ci sarà da lavorare»

In alto da sinistra Paola Parisi, Francesca Ricotta, Valeria Diana, Daniela Rotella. In basso da sinistra Alessia Trovato, Sara Pettinato e Lidia Adorno

Catania - Se saranno “magnifiche” è tutto da dimostrare. Per ora sono solo “sette” e tanto (non) basta in un Consiglio comunale composto da 36 persone. Ma tant’è. Le donne consigliere sono salite in percentuale rispetto a cinque anni fa, quando su 45 componenti del Consiglio erano in 6. Neofite o con un impegno politico alle spalle, di una cosa sono tutte certe: «Ci sarà da lavorare».

La più votata, fra tutte, è Paola Parisi (“In campo con Pogliese”) che ha collezionato 1.329 preferenze. Avvocato per l’Ugl, 47 anni, due figli e una lunga esperienza nel campo del Diritto del lavoro, è “figlia d’arte”. Suo padre, Antonio, è stato consigliere comunale dell’Msi per 15 anni e fondatore dell’Ugl a Catania: «Vorrei sviluppare l’idea che il lavoro non è un’elargizione di qualcuno che ti chiede qualcosa in cambio - afferma - ma un diritto costituzionale garantito dalla Costituzione per la dignità della persona».

Anche Alessia Trovato, 25 anni, Forza Italia (la più giovane del gruppo “rosa” in Consiglio) ha seguito le orme del padre facendosi le ossa al Caf di piazza S. Antonio, nel cuore della I Municipalità, per la quale ha già ricoperto il ruolo di consigliera. Stavolta alla circoscrizione è stato eletto il papà, Saro, e lei è approdata, sospinta da 844 voti, a Palazzo degli Elefanti. Gestisce il patronato ed ha un contratto a sei mesi in aeroporto come “agevolatrice” (coloro che aiutano i passeggeri sulla soglia del metal detector). Da sempre a contatto con la “città vera” si vede in una commissione che tratti temi come Servizi sociali o Nettezza urbana. «Cosa mi aspetto? Una crescita personale, tanto lavoro e tanta fatica. Ci sono situazioni di degrado che in pochi conoscono e che hanno bisogno di grande attenzione».

Daniela Rotella, 38 anni, sposata, una figlia, è l’altra compagna “azzurra”. Responsabile zonale del patronato Encal (sul “santino” elettorale in ticket con Angelo Scuderi) che opera a Librino, ha totalizzato 913 voti. «Continuerò a lavorare al patronato, non abbandono la mia gente - esordisce - e il mio primo obiettivo sarà avvicinare Librino a Catania. Il mio campo? Il sociale. Vivo e lavoro nel sociale e conosco i bisogni veri delle persone».

Sara Pettinato, nelle fila di Fratelli d’Italia, 53 anni, è una delle due donne medico a mettere piede in Consiglio comunale dove arriva forte di 802 preferenze. Chirurgo senologo all’ospedale Garibaldi di Nesima, due figli, è molto conosciuta per l’attività della sua associazione “Agata per le donne”. Donna di fede, è convinta che la sua vittoria sia da attribuire ad una mano superiore «che tiene la matita di un disegno già scritto» e il suo pallino è, da sempre, la prevenzione. «Vorrei - immagina - che su questo punto accadesse quello che è avvenuto per la raccolta del sangue. Venti, trent’anni fa si parlava sempre di carenza, poi una continua campagna di sensibilizzazione ha portato alle autoemoteche per strada. Mi piacerebbe che, allo stesso modo, si potessero fare le mammografie, in un camper davanti le scuole o le palestre. È da qui che deve partire il cambiamento culturale, magari con Catania città pilota di un progetto mirato alla prevenzione».

Il Movimento 5 Stelle, il primo partito in Consiglio con il 13,48%, ha la più alta percentuale di donne tra gli eletti: 2 su 6. La prima è Lidia Adorno che raggiunge finalmente uno scranno da consigliera grazie alla fiducia di 545 persone, dopo aver tentato la scalata come sindaca nel 2013 (passando per un ulteriore tentativo fallito alle regionali dell’anno scorso). Quarantanove anni, un lavoro nel settore della pubblica amministrazione alla scuola “XX Settembre” «orgogliosamente» grillina della prima ora, ieri, e «populista», oggi, il suo percorso è partito dai vaffaday per arrivare ai Cinquestelle governativi. «Ci faremo valere - pronostica - vigileremo dall’interno su temi importanti. Toccheremo finalmente con mano questioni come il bilancio, il waterfront, la mappa degli immobili comunali. Troveremo davanti a noi muri di sabbia e muri di gomma, ma pungoleremo chi è al governo dimostrando che questo significa fare opposizione, non spartirsi delle poltrone».

L’altra pentastellata è Valeria Diana, 37 anni, biologa, un bambino di tre anni, insegnante (in aspettativa) nella scuola primaria. Attivista dal 2012, prima si limitava a seguire le riunioni del M5S, poi è stata folgorata sulla via dell’impegno in prima persona durante la campagna elettorale per le regionali. «Ad un certo punto si deve puntare su se stessi - sostiene - invece che delegare ed ecco il motivo della mia candidatura. Ora è il momento di lavorare e parecchio. Mi sono sentita con gli altri consiglieri e abbiamo già fissato una prima riunione. Si studia. I miei settori? Non so è tutto da decidere, vedremo. Scuola e sanità sono le materie in cui mi sentirei più ferrata, ma ancora è troppo presto per parlarne. Certo, mettere piede in quell’aula sarà emozionante».

Anche Francesca Ricotta siederà sui banchi dell’opposizione con la casacca di “Catania 2.0” la lista collegata al deputato regionale Pd Luca Sammartino (il più votato all’Ars con 32mila voti). Ventotto anni, nata a Paternò e cresciuta a Catania, è laureata in medicina e si divide tra Policlinico e Santa Marta come specializzanda in oftalmologia. Il virus della consigliera l’ha contratto già a scuola, a 16 anni, come rappresentante d’Istituto al Principe Umberto. Da lì in poi è stata rappresentante degli studenti nel consiglio della facoltà di medicina, del corso di specializzazione, componente della commissione paritetica di medicina. Già in odore di candidatura nel 2013, ha preferito laurearsi prima di buttarsi in politica. Non le piace il termine “periferia” per Librino, dove abita, «parlare di periferia è come dire che siamo sempre gli ultimi e non dev’essere più così. Mi impegnerò per dare il mio contributo nel rivedere l’immagine di Librino, è una responsabilità che mi sento sulle spalle soprattutto nei confronti dei tanti coetanei che mi hanno votato. Le battaglie sono importanti per il futuro e il futuro siamo noi».

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