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Pogliese ritarda ancora formazione Giunta. Frizioni con D'Agostino e Udc ?

Il sindaco di Catania non chiude il cerchio per la composizione della sua squadra di governo. Ai quattro assessori, già indicati, non sono state assegnate le deleghe e altri quattro devono essere nominati

Pogliese ritarda ancora formazione Giunta. Frizioni con D'Agostino e Udc ?

Salvo Pogliese, sindaco di Catania

Catania  - Appare ormai evidente che il sindaco Salvo Pogliese, a distanza di 24 giorni dalla elezione si trova a dover chiudere il cerchio degli assessorati mantenendosi in equilibrio perfetto con i partiti della coalizione. Non può che spiegarsi così il rinvio alla fine di questa settimana o addirittura alla prossima dell’assegnazione delle deleghe ai 4 assessori già indicati - Bonaccorsi, Cantarella, Parisi, Balsamo - e l’indicazione degli altri quattro che servono per completare la squadra. Se il cerchio non si è ancora chiuso i motivi sarebbero due. Il primo certifica che ancora non tutte le pedine sono state messe al posto giusto. Sembra, ma non ci sono conferme, che gli ostacoli maggiori provengano dagli schieramenti, come Udc e gruppo che fa capo al deputato reg. Nicola D’Agostino, che pur non avendo raggiunto la soglia del 5% rivendicano ugualmente un posto in Giunta. Qualche tempo fa si racconta che l’Udc attraverso l’ex deputato Giovanni Pistorio puntava a inserire nella squadra di Pogliese l’ex fedelissimo di Bianco, Alessandro Porto, poi transitato prima in Fi - durante le Regionali - e poi nelle Comunali, nell’Udc. Contro Porto però si sarebbe schierata anche “Diventerà Bellissima” del presidente Musumeci e del senatore Stancanelli. D’Agostino, invece, avrebbe chiesto spazio per l’ex consigliere Coppolino.

Il secondo punto riguarderebbe una richiesta alla Regione perché preveda l’ampliamento delle squadre assessoriali nelle città metropolitane portando da 8 a 10 i componenti, aprendo altri spazi che potrebbero “soddisfare” gli appetiti di tutti. In questo contesto lo scoglio maggiore che impedisce di chiudere la partita politica - secondo alcuni ambienti vicini al Palazzo - riguarderebbe anche i nuovi assetti delle società Partecipate. Abbiamo già scritto - qualche giorno fa - che tutti i presidenti delle società, espressione della precedente Giunta Bianco, non hanno manifestato finora l’intenzione di dimettersi dalla carica, lanciando indirettamente un “guanto di sfida” al sindaco appena insediatosi. Il “Bon ton” istituzionale avrebbe imposto a questi presidenti di rimettere il mandato nelle mani del neo sindaco, cosa però che al momento non si è concretizzata al tal punto che c’è chi sospetta che l’operazione abbia una strategia ben precisa: aprire col neo sindaco un braccio di ferro, facendo valere i dettati del contratto triennale. In questo caso Pogliese potrebbe incontrare difficoltà a destituire i presidenti per evitare di incorrere in guai legali per avere disatteso i contratti.

L’episodio più evidente della querelle è quello che vede al centro della scena il presidente del comitato festeggiamenti di S. Agata, Francesco Marano, fedelissimo di Bianco e anche vicesegretario del Pd. Marano è bene trincerato in una stanza del primo piano - a poca distanza da quella del neo sindaco -, che rigorosamente chiude a chiave quando si allontana dal palazzo. Sembra di essere in una sorta di «Fort Alamo», ma non si sa in questa vicenda da che parte stanno i buoni e i cattivi.

Certo se dovesse aprirsi uno scontro con i presidenti delle partecipate, a rimetterci sarà sempre la città, che deve fare i conti con molte altre emergenze, a partire da quella dei rifiuti sino alle questioni “scottanti”, cioè quelle finanziarie. Si vocifera al Palazzo che a breve potrebbe arrivare l’ordinanza della Corte dei conti sull’audizione del 4 maggio scorso a Palermo col sindaco Bianco. Allora la Corte fu severa e accusò amministrazione Bianco di avere disatteso tutti i punti del risanamento sul Piano di rientro. Su questo fronte si mantiene in rigoroso silenzio il neo assessore Roberto Bonaccorsi che non avendo ancora la delega al Bilancio si è limitato a un breve colloquio col il Ragioniere generale Clara Leonardi per cominciare a prendere visione delle prime carte.

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