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L'INTERVISTA

Cantone: «Rifiuti, in Sicilia anomalia
nell'eccesso delle discariche private»

Intervista esclusiva al presidente dell'Anticorruzione, oggi a Catania per un protocollo di legalità: «Ecco dov'è la mafia degli appalti»

Intervista esclusiva al presidente dell'Anticorruzione, oggi a Catania
per un protocollo di legalità: «Ecco dov'è la mafia degli appalti»

Cantone: «Rifiuti, in Sicilia anomalianell'eccesso delle discariche private»

Catania. Raffaele Cantone arriva in Sicilia il giorno dopo l'anniversario di Via D'Amelio. Che per lui ha un valore intimo, perché «da allora giovanissimo uditore, la morte di Paolo Borsellino incise fortemente sulle mie future scelte di vita, soprattutto quella di occuparmi, da magistrato, di criminalità organizzata». E oggi, da presidente dell'Anticorruzione, ha «il piacere e l'onore» di lavorare con Lucia, l'ex assessore oggi all'Agenas, «persona validissima al di là del cognome che porta».

Cosa cambiò dopo Via d'Amelio?
«A noi giovani aspiranti magistrati, dopo Capaci, sembrò la fine. Invece fu l'inizio: il 41-bis, le leggi speciali, il risveglio delle coscienze. Quell'omicidio diventò il più grande danno possibile per la mafia».

Che però cambiò pelle.
«Dopo le stragi la mafia è cambiata, s'è imborghesita. Ha capito che è molto più comodo fare affari senza sparare. Facendo meno danno ai cittadini, ma solo in apparenza. Perché per certi versi il danno oggi è persino maggiore, perché crea un tappo enorme allo sviluppo».

Crede alla trattativa Stato-mafia?
«Credo che in quel periodo ci siano stati rapporti fra mafia e pezzi dello Stato. Non ho elementi per dire fino a che punto si siano spinti. Le mafie hanno sempre provato a parlare con lo Stato, non mi meraviglia il fatto in sé. Se fu in una vera trattativa non mi permetto neanche di azzardarlo».

Nell'Isola dell'antimafia di carta, cos'è il protocollo che firma a Catania?
«Strutturiamo una vigilanza collaborativa che ci consente, su richiesta della Città metropolitana di Catania, di controllare gli appalti rilevanti con lo schema sperimentato all'Expo. Tutt'altro che carta: fatti».

Ci sono peculiarità siciliana nel sistema mafia-corruzione?
«La mafia ha capito che la corruzione strumento fondamentale per l'esercizio del suo potere: è molto meglio comprarsi gli uomini delle istituzioni piuttosto che intimidirli. Questo spiega il perché ci arrivano pochissime contestazioni per corruzione: i fatti finiscono per essere assorbiti nelle contestazioni per associazione mafiosa. L'altro elemento è la lentezza della burocrazia, come nel resto del Meridione, che favorisce la corruzione».

Ha più volte bacchettato la Sicilia sui rifiuti. L'emergenza continua, s'invoca il commissariamento. Quali anomalie avete riscontrato?
«Il commissariamento può essere anche risolutivo, ma bisogna creare le condizioni per uscire dall'emergenza. Il sistema siciliano, per ciò che abbiamo verificato nelle nostre attività, si fonda ancora troppo sulle discariche, con molte più anomalie perché sono in gran parte private. E ciò rende il quadro ancor più problematico. L'unica risposta all'emergenza rifiuti non può essere ingrandire le discariche. La Sicilia deve mettere in campo un piano rifiuti con una logica industriale, dalla raccolta allo smaltimento».

L'altro settore siciliano ad alto tasso di corruzione è la sanità. Con quali patologie?
«Abbiamo un focus su una caratteristica in apparenza inspiegabile: i costi di dispositivi e servizi in appalti sostanzialmente analoghi. Dai primi dati che ho visto, i prezzi del Sud, e della Sicilia in particolare, sono sempre molto più alti. Un fatto che non ha una spiegazione in termini industriali».

E come se lo spiega allora?
«È inutile girarci attorno: la sanità è un grandissimo affare, anche perché per sua natura è anticiclico rispetto alla crisi. Inoltre ci stiamo concentrando sull'utilizzo delle proroghe negli appalti in sanità. In Sicilia abbiamo verificato una serie di stranezze, in alcune cooperative nel settore dell'assistenza esternalizzata, in un sistema che utilizzava appalti con significative e continue proroghe. C'è stato un monitoraggio, ne faremo a breve un altro».

Avete lanciato l'appalto sul Cara di Mineo prim'ancora di Mafia Capitale. Ma non vi hanno dato ascolto...
«Devo dire con franchezza che il nostro accertamento avrebbe consentito di intervenire un po' prima rispetto alle indagini giudiziarie. Avevamo evidenziato una serie significativa di indici di anomalia degli appalti, che meritavano di essere presi meglio in considerazione dalla stazione appaltante. E invece Mafia Capitale è arrivata con l'appalto in corso».

Mineo è un'anomalia tutta siciliana: la stazione appaltante non è la Prefettura, come nel resto d'Italia, ma un consorzio di comuni, spesso legato - come ipotizzano altre indagini - a chi gestisce l'appalto.
«Diciamola così: abbiamo trovato una grande pervicacia nella volontà di tenere in vita l'appalto. Ci è stato chiesto più volte di rivedere il nostro parere, un comportamento spiegabile con la necessità di una struttura importante per la gestione dei migranti. Però è anche vero che gli elementi emersi dai nostri accertamenti avrebbero meritato una diversa considerazione. E forse oggi ci si può dare una spiegazione del perché non venne data...».

«Citofonare Cantone»: in Italia, dal condominio in su, per ogni magagna ci si rivolge a lei. Non è troppo?
«È vero che c'è un sacco di gente che ci scrive senza motivo: perdiamo un sacco di tempo per dire che non siamo competenti su molte segnalazioni».

Sabino Cassese dice che l'Anticorruzione di Cantone è «un gendarme sovraccarico».
«L'aggettivo posso accettarlo, perché magari quando si trova un punto di riferimento magari c'è un eccesso di domanda. Bisognerebbe chiedersi perché: forse perché tante altre istituzioni non godono più di grande credibilità? La parola gendarme, pur più raffinata, è sbagliata. E smentita dai fatti: lavoriamo con le amministrazioni, provando a prevenire i problemi».

Supplendo anche alla magistratura?
«No, il nostro è un ruolo diverso».

Twitter: @MarioBarresi

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