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Firme false M5S: i nomi degli indagati

Caso firme false M5s a Palermo, deputati rifiutano autosospensione e accusatore "ritratta"

I nomi degli otto indagati per le false firme utilizzate per presentare la lista M5s a Palermo nel 2012 non ci sono, ovviamente ufficialmente, ma circolano.

Sono i due deputati alla Camera Riccardo Nuti e Clauddia Mannino, i due deputati all'Ars Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, la collaboratrice del gruppo dell'Ars Samanta Busalacchi, il certificatore delle firme Giovanni Scarpello, e i due attivisti Stefano Paradiso e Giuseppe Ippolito.

Renzi ironizza e molti esponenti del Pd attaccano il movimento e e il suo leader chiedendogli di «autosospendersi».
Intanto il vertice 5 stelle, anche se al momento Bepe Grillo tace, conferma che scatterà la sospensione per gli indagati non appena questi avranno ricevuto comunicazioni ufficiali dalla procura e comunicato via mail al movimento la cosa.
La situazione di grande caos che regna a Palermo non scoraggia il locale leader pentastellato Gianfranco Cancelleri, che non teme eventuali ripercussioni sulle Regionali. La lista M5s ci sarà, sostiene: «impensabile non fare la lista», anche se «poi decideranno gli attivisti».

Renzi, durante il tour referendario per il Sì, ironizza sulla vicenda palermitana: «Fate conto di essere di quel partito lì, un partito che sta difendendo le firme false, i rimborsi del Senato se no gli salta l’ufficio comunicazione, un partito che grida al complotto. Fate conto di essere quel partito lì, volevate cambiare la storia e state cambiando la geografia».
«Se sei elettore dei 5 stelle, che hai voglia di cambiare l'Italia e ti trovi di fronte a quella scheda, come fai a votare no?», aggiunge. «Se sei un senatore M5s, tra firme false e stipendi veri, è chiaro che voti No».

Dal M5s si è insistito sul fatto che si reagirà concretamente appena possibile come ha spiegato a Padova, durante la campagna referendaria, Luigi Di Maio. "In una fase in cui non sappiamo nemmeno i nomi degli indagati l'appello di chiedere di autosospendersi a chi dovesse ricevere una notizia di indagine è il primo passo e dimostra che non facciamo sconti a nessuno. Le forze politiche si giudicano da come reagiscono a questi fatti e noi chiediamo sempre a chi si trova coinvolto in un’inchiesta di farsi da parte». "Noi non facciamo sconti a nessuno. Quando sapremo i nomi degli indagati, nei loro confronti sarà adottata la sospensione», ha aggiunto Alessandro Di Battista, anche lui durante le iniziative referendarie del Movimento 5 stelle. "Ricordo, comunque, che questa vicenda riguarda una consultazione in cui nessuno di noi è stato eletto. Questo non per sminuire, ma per spiegare. In ogni caso il garante ha chiesto l’autosospensione per coloro che dovessero risultare colpevoli. Ancora, comunque, non abbiamo nessun nome».

Tutto ciò non ha, naturalmente, fermato la dura polemica di tanti esponenti Pd ,a cominciare dal capogruppo alla Camera, Ettore Rosato che considera «gravissimo» che i vertici del M5s, venuti a conoscenza di un reato rilevante come la falsificazione delle firme, non abbiamo immediatamente denunciato l’accaduto. E Rosato contesta la difesa del M5s su un punto: «Se confermata, la vicenda che sta coinvolgendo i grillini siciliani, sarebbe aggravata dal fatto che alcuni di loro hanno anche ricoperto ruoli impostanti nelle istituzioni come è stato per Riccardo Nuti, ex capogruppo del movimento». I n tanti del Pd aggiungono la loro voce a questa linea: Andrea Marcucci chiede ad esempio a Grillo di autosospendersi e Andrea Romano chiede a Grillo di chiarire la vicenda sul blog.

Ecco i nomi dei primi 8 indagati dello scandalo delle firme false del M5S  a Palermo:



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