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Cancelleri a tutto campo: "Il M5S vince le Regionali e ci metto la firma... vera".

I leader siciliano del movimento di Grillo in redazione a La Sicilia, per discutere delle firme di Palermo e delle elezioni regionali del prossimo anno. E Corrao: "Quanto è seccato Beppe per la vicenda Palermo da uno a dieci? Undici"

Cancelleri a tutto campo: "Il M5S vince le Regionali e ci metto la firma... vera. Raciti? Spara minch... farnetica". E Corrao: "Quanto è seccato Grillo per la vicenda Palermo da uno a dieci? Undici"

Giancarlo Cancelleri

CATANIA. Plin-plin-plin. Un rumorino dall'iPhone. Una musica dolce per una notizia attesa, ma dal retrogusto amaro: «Beppe chiede l'autosospensione a tutti gli indagati per la storia di Palermo». Apprendiamo così, in tempo reale, la notizia che poco dopo comparirà sul blog di Grillo. Ma prima appare sul display del cellulare di Giancarlo Cancelleri, nella nostra redazione per un'intervista. Mentre parlavamo degli effetti dell'inchiesta sulle firme false sulla corsa del leader verso Palazzo d'Orléans. E così, su assist dell'eurodeputato Ignazio Corrao, Cancelleri sbotta: «Nessun effetto, noi le Regionali le vinciamo. Ci metto la firma... Vera». Battuta da oscar dell'umorismo. Nero. Poi aggiunge: «È come quando uno si sposa e trova la casa allagata... Poi la sistema, però».

Ma riavvolgiamo il nastro. Perché, nonostante la ritrosia dell'intervistato, la notizia del giorno sarà la prima testa palermitana a 5stelle che cade.

Claudia La Rocca ha detto che Grillo sapeva.
«Non è vero. La notizia è stata smentita dal diretto interessato. La Rocca è una persona specchiata, io sono profondamente amareggiato da questa storia. Ora c'è l'autosospensione degli indagati: un passaggio importante, perché fa chiarezza e dimostra la differenza rispetto agli altri. Può capitare che qualcuno di noi sbagli. Non cambiamo l'animo umano della gente».

L'inchiesta della Procura di Palermo, però, continua.
«Ora il pallino è della magistratura. Per noi è fondamentale che facciano il più in fretta possibile. E da quanto ho capito saranno molto veloci».

L'errore delle liste è stato commesso dai più puri fra i grillini puritani, quelli del gruppo palermitano di Nuti...
«Questo lo sta dicendo lei, non io».

Ma rischiate di non fare lista per le Amministrative di Palermo.
«Non è così. A Palermo, e qui parlo a titolo personale, è impensabile non fare la lista. Poi decideranno gli attivisti».

Il vostro iper-moralismo è un boomerang, quando i casini li combinate voi...
«Sarebbe un boomerang se non ci dimettessimo. Ma siccome lo facciamo, siamo consequenziali e coerenti. Non saremo mai immuni, neanche noi. Il punto è come si affronta quella che Berlinguer chiamava la questione morale: bisogna attrezzarsi».

Il Pd gongola, a Roma e a Palermo...
«Noi a Ragusa dovevamo scegliere quanti alberi piantare sul lungomare: 180, quanto gli arrestati del Pd. Qualche albero è morto, ma gli arrestati del Pd erano già aumentati».

Il segretario del Pd siciliano, Raciti, dice che siete «moralisti con gli altri di giorno e falsari di notte».
«Raciti è un distributore automatico di min... Correggo: di farneticazioni».

Raciti aggiunge che la lista "taroccata" ha dato il via alle candidature nazionali. Fra cui quella di sua sorella Azzurra...
«Gli attivisti hanno votato in rete. Ci accusano che siano pochi clic, ma sono scelte reali. Quella era la regola che a Grillo piaceva chiamare del "comitato politico numero 56": alle Palamentarie solo chi si era candidato in precedenza almeno una volta nel movimento. Ma Raciti mente: questa regola uscì a dicembre 2012, non a marzo. Non avevamo la sfera di cristallo».

Da uno a dieci quanto è incazzato Grillo per il caso Palermo?
«Non lo so».
(«Forse undici», aggiunge Corrao).

Il caso Palermo danneggia la vostra corsa alle Regionali?
«No. Noi cominceremo a marzo la scelta delle persone per affrontare la cavalcata verso Palazzo d'Orléans con una campagna elettorale che immaginiamo spettacolarizzata, nuova. Molto americana, comunicativa, con colori, bandierine, convention, musica...».

C'è chi dice che se andasse in India in quei mesi, vincerebbe lo stesso...
«Questo sarebbe pure spettacolare... Ma no. Io ci metto la faccia, proprio ora che me la voglio godere...».

Dovrà vincere la selezione interna.
«Io mi auguro che ci saranno tantissimi altri alle "Regionarie". Ci sono circa 10mila iscritti al portale, vedremo quanti saranno al 31 dicembre. Non si può candidare chi ricopre altri incarichi, tutti i colleghi dell'Ars possono ricandidarsi. Io sono in campo, vado avanti. Non c'è nulla di scontato».

Con chi vorrebbe scontrarsi?
«Io spero che non ci sia un Giachetti di turno. Ma che tutti gli altri, in maniera legittima, ci credano. Stiamo dando per scontata una cosa che non lo è e cioè che io sarò il candidato».

Un gioco ipotetico del quarto tipo...
«Mi piacerebbe confrontarmi con candidati forti in una campagna elettorale di alto livello. Nel 2012 ero un neofita, mi studiavo le cose la notte, quando tornavo a casa, per non farmi trovare impreparato. Poi ho visto il livello agghiacciante degli altri, che io fino ad allora avevo visto solo in televisione. E mi sono detto: "Ma tutto qua è?". Adesso mi sento maturo».

Crocetta insiste: si ricandida...
«Lo spero davvero. Io tifo per lui... cioè per me! Chi ha governato per cinque anni è giusto che si rimetta al giudizio dei siciliani. Ma non sarà così... Gli daranno un salvacondotto».

E allora chi le piacerebbe sfidare?
«Si parla di La Via e della Nicolini: sarebbero stuzzicanti. Io, se fossi in loro, penserei a La Via. Che sicuramente è più difficile da combattere come avversario politico. Non è una macchina da voti, ma ha una sua spendibilità».

E la Nicolini?
«Alla fine è un sindaco di un'isola dispersa nel mare. È diventata famosa perché Renzi l'ha portata da Obama come esempio. Anche se dovrebbe spiegarci di che cosa, visto che i 40mila profughi sono arrivati ad Augusta, dalla nostra Cettina Di Pietro».

S'è parlato anche di Alfano.
«Se ci sarà lui e poi vinco, voglio che mi serva la porchetta che ha mangiato da Cardinale... Ncd e Udc si devono riposizionare, se perdono anche lo zoccolo duro della Sicilia si polverizzano».

Dimentichiamo Faraone?
«L'altro giorno alla Cna ero assieme a lui e alla Lo Bello. Vedere Faraone che faceva il grillino attaccando il governo Crocetta mi faceva ridere. Infatti l'assessore Lo Bello gli ha risposto per le rime: ma è inutile che disconosci questo governo, perché dentro ci sono tutti i tuoi assessori! Io mi sono limitato a stuzzicarli un po', hanno fatto tutto loro... Questo è il Pd. E questo è Faraone. Che si nasconde nei selfie del governo Crocetta, ma che gli tiene attaccata la spina del respiratore...».

Ma teme Faraone come avversario?
«Esattamente quanto Crocetta...».

E poi ci sono i sindaci. Orlando e, soprattutto, Bianco.
«I cittadini di Palermo e Catania credevano di rivivere i fasti di vent'anni fa. Ma tuffandosi nel passato si sono rotti l'osso del collo. Sarebbero masochisti, se lo facessero anche alle Regionali».

E il centrodestra? C'è Musumeci in campo.
«Secondo me non è una candidatura molto... vitale. Dai movimenti che vedo, mi pare che stiano andando tutti contro di lui».

Magari ci sarà Pogliese?
«Mi sembra il protagonista di uno di quei film americani ambientati nei college. Il figlio di papà che vuole misurarsi con se stesso...».

Come userete l'apriscatole nei palazzi regionali?
«Se prendiamo la presidenza dell'Ars, ad esempio, la prima cosa sarà fare rientrare la stampa dentro Sala d'Ercole. Mi sono stancato che voi giornalisti dovete guardare dall'oblò, perché lì dentro si consumano le peggiori porcate della storia».

E alla presidenza della Regione? Quale sarà il primo atto che farete a Palazzo d'Orléans?
«Subito una "due diligence" con la Corte dei conti sui bilanci: "audit" capitolo per capitolo, chi ha sbagliato pagherà. E poi via la Monterosso da Palazzo d'Orléans. Legittimo spoil system, ma anche decenza: una condannata non può essere il segretario generale della Regione».

Ex cuffariani, ex lombardiani, ex crocettiani. Tutti già a gridare «onestà, onestà!». Avete gli anticorpi per respingere i saltatori sul carro dei vincitori?
«Prendo in prestito le parole di Rifkin in "La Terza Rivoluzione industriale": non abbiamo bisogno di un personaggio che rappresenti milioni di cittadini, ma di milioni di cittadini che rappresentino un'idea. Chi vuole contribuire al cambiamento della Sicilia è ben accetto. Ma per regalare idee, senza avere in cambio poltrone. Il discorso vale a maggior ragione per chi è stato con Tizio o con Caio: è bene che stia nelle retrovie. Borsellino diceva che non basta essere onesti, bisogna anche apparirlo. Io pensavo che sbagliasse, invece ho compreso solo da poco quanto aveva ragione...».

Referendum: il vostro è un No senza se e senza ma?
«Stiamo affrontando la campagna referendaria con il massimo impegno, c'è un furgone che sta battendo tutta la Sicilia, dai mercati a i luoghi di lavoro, parliamo con i cittadini casa per casa. Domenica arriva il Treno-Tour anche con i big nazionali: Messina e Caltanissetta, fra voglia di cambiamento e simbolo di arretratezza delle infrastrutture, visto che nell'Isola ci vogliono sei ore per fare due tappe».

Lei, all'interno del M5s, è "tendenza" Di Maio. Che, nonostante gli scivoloni sulle mail della Raggi e sul Pinochet venezuelano, resta il candidato in pectore per Palazzo Chigi. È adeguato a governare l'Italia?
«Un giornalista di Report una volta mi disse: "Ti do consiglio: fatti prendere in giro dai tuoi, se vuoi andare avanti". E pure noi, per Pinochet e per le mail, talvolta Di Maio lo prendiamo per il c... Ma ciò non toglie che sia il migliore».

Insomma lei resta un dimaiano militante...
«Ogni volta che lo vedo in tv dico sempre: se il movimento ha la possibilità di farsi rappresentare da qualcuno, Luigi in questo momento è la persona giusta. Puntuale, preparato, preciso, efficace. Mi piace anche come si veste... Io lo vedo adeguato. E non lo dico io, ma lo dicono i cittadini nelle piazze. Lo chiamano "presidente". È la nostra gente che l'ha già scelto».

Chiosa Corrao: «Per Di Maio a livello nazionale vale la stessa cosa di Giancarlo in Sicilia. Ci siamo messi in gioco tutti, alla pari. Ma c'è chi ha dimostrato in maniera naturale di avere qualcosa di più».
Non sempre uno vale uno.
Non più.
Twitter: @MarioBarresi

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