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Regioni, ipotesi di intesa per la revisione degli Statuti Speciali

I lavori della commissione parlamentare per le questioni regionali che sta svolgendo un’indagine conoscitiva

Regioni, ipotesi di intesa per la revisione degli Statuti Speciali

CAGLIARI - Nel procedimento di revisione degli Statuti delle Regioni e Province autonome si prospetta un’intesa da parte della Regione interessata espressa con apposita delibera da parte del Consiglio regionale o provinciale. E’ quanto emerso nell’audizione dell’assessore degli Affari Generali, Filippo Spanu, nella commissione parlamentare per le questioni regionali che sta svolgendo un’indagine conoscitiva sulle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali e sull'attuazione degli Statuti speciali. Spanu ha partecipato in rappresentanza del presidente Francesco Pigliaru, coordinatore delle Regioni speciali e delle Province autonome di Trento e Bolzano nella Conferenza delle Regioni.

 
«Nel caso di mancato accordo nel testo - ha spiegato - si potrebbe ipotizzare, come ultima strada percorribile per la modifica dello Statuto, la nomina di una Commissione paritaria di convergenza composta da senatori, deputati e consiglieri regionali, designati dai presidenti delle rispettive assemblee». L'assessore ha inoltre ribadito l’esigenza di «potenziare il funzionamento delle norme di attuazione che consentono agli Statuti di vivere e rappresentano uno strumento di eccellenza in grado di dare flessibilità e dinamismo agli ordinamenti speciali».

 

«La diversità delle esperienze regionali deve essere ulteriormente valorizzata e lo Stato deve rendersi conto che questa differenziazione è ricchezza - ha osservato Spanu - I presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano hanno avviato, anche grazie al lavoro svolto dal mio predecessore Gianmario Demuro, un produttivo e unitario confronto sulle modalità e sulle procedure per rivitalizzare la specialità. L’esito del referendum confermativo dello scorso 4 dicembre - ha concluso - non deve far passare in secondo piano l’assoluta necessità che il processo della riforma degli Statuti debba svilupparsi attraverso uno stretto coinvolgimento delle regioni interessate».

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