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L’assessore Caruso: «La formazione?

L’assessore Caruso: «La formazione? Come la A19, va abbattuta e ricostruita»

«Troppi 9 mila addetti» / RITARDI INTOLLERABILI

L’assessore Caruso: «La formazione? Come la A19, va abbattuta e ricostruita»

CATANIA. La formazione professionale? Come il viadotto dell’A19, «collassato, da abbattere e da ricostruire», sottoposta a una “cura” in stile droni di Obama, che «colpiscono anche chi non dovrebbe essere colpito». E i giovani e le famiglie in attesa dei corsi dell’ex obbligo formativo? «Un elementare diritto violato». L’assessore regionale al Lavoro, Bruno Caruso, invoca «una riforma sistemica, senza scelte rapsodiche». E per la parte di sua competenza ha già idee chiare: «Formazione mirata, continuum con l’apprendistato e occupazione con bonus per l’azienda che assume». Il punto fermo: «Ridare dignità ai giovani».

 

Assessore Caruso, perché i giovani siciliani non possono avere, nell’ambito dell’obbligo formativo e dell’accesso al lavoro, le stesse opportunità che hanno i loro coetanei nel resto d’Italia?

«È imploso il sistema formazione nel suo complesso, che, a voler essere indulgenti, era un surrogato di una misura di welfare assistito. E, come quando si arriva agli estremi, l’implosione non è selettiva. Recuperare selettività fra le macerie non è facile. È come il ponte sull’autostrada: bisogna abbatterlo e ricostruirlo. Se la formazione l’avessero riformata progressivamente, senza farla crescere come escrescenza, ora non saremmo alla negazione dei diritti fondamentali».

 

Quello di studenti e famiglie che a maggio aspettano l’inizio dei corsi. Un costo sociale maggiore del crollo del pilone...

«È un diritto essenziale di giovani e famiglie, oltre che un dovere per chi amministra. Ma ripeto: se scoppia il sistema, le schegge colpiscono anche chi non dovrebbe essere colpito».

 

Come i droni di Obama. Ma come si può evitare la violazione di questo diritto?

«Io, come dice Steiner, su questo sono di un “pessimismo attivo”. Bisogna una grande riforma della formazione, come in Puglia e nel Triveneto, che in Sicilia è impedita da interessi, non dico illegittimi, ma forti. Come quelli dei novemila addetti, un numero eccessivo. Mediamente un sistema che funziona ne assorbe mille, più 800 per le politiche attive. Come puoi riformare un sistema se non risolvi questa pregiudiziale? Alla riforma della formazione bisogna mettere mano, ma in maniera sistemica. Senza risposte rapsodiche».

 

Come?

«Di formazione i giovani siciliani, come dimostra Garanzia giovani, ne hanno avuta anche sin troppa, si rifiutano di averne ancora senza una connessione al risultato. Quanti soggetti sono stati occupati e dove? Sono mancati i meccanismi di controllo, perché il sistema si alimentava foraggiando i formatori senza pensare al destino dei formati. Io non mi occupo di riforma della formazione, ho gestito la paradossale anomalia degli sportellisti: dipendenti degli enti che svolgono funzioni pubbliche. Sono i più bravi, la maggior parte dell’11% di laureati che abbiamo in Sicilia nei Centri per l’impiego a fronte di una media nazionale del 22%, e si spera che attivando le agenzie per il lavoro possano trovare prospettive occupazionali serie e qualificate. migliori operatori del settore potrebbero essere assorbiti nel sistema privato. Non so quanti, lo deciderà il mercato».

 

E in tutto ciò Garanzia giovani è il perno.

«Con Garanzia giovani da un lato riformiamo i centri per l’impiego e dall’altro attiviamo il mercato per le agenzie del lavoro, dove inietteremo risorse della programmazione 2014/20».

 

Sui tirocini a che punto siamo?

«Abbiamo mille convenzioni con soggetti privati, soprattutto piccole e medie imprese, e altre 500 richieste. E anche la richiesta dei giovani, con almeno 7mila tirocini in una prima tranche. Lì vogliamo innestare un ciclo virtuoso: formazione mirata, continuum con l’apprendistato, occupazione con bonus per l’azienda che assume».

 

Lei è il nemico giurato dei Pip, ma nella Finanziaria è stato sconfitto...

«Non sono nemico, ci sono persone di buona volontà che se bene utilizzati danno il meglio. C’è una minoranza che impone la cultura del diritto a tutti i costi, al di fuori di ogni regola. Noi avevamo proposto un patto: spalmare il sussidio in un triennio con l’ipotesi di fuoriuscita con più strade. Una cosa seria».

 

Ha detto che su questa cosa il suo collega Baccei s’è distratto...

«Non voglio fare polemiche, l’assessore Baccei ha fatto un lavoro serio, assieme al presidente Crocetta ha tenuto la barra dritta, pur avendo diversità di vedute su alcuni aspetti. Ho semmai avvertito che Baccei non considerasse le parti della Finanziaria non proposte da lui come progetto complessivo del governo».

 

L’Ars le ha pure bocciato la norma sulle coop sociali, alla quale teneva tanto.

«Avevamo presentato una norma, concordata con Ance e rappresentanti della cooperazione, per fluidificare la spesa dei Pac per il welfare, semplicemente applicando una normativa europea per come recepita a livello nazionale: 102 milioni più altri 50 da spendere entro il 2015 per asili nido, assistenza ad anziani e a soggetti svantaggiati. Non è passata all’Ars, bastava un articolo di un rigo per recepire la norma. E adesso, siccome sono un giurista prima di essere un assessore, sto trovando un’altra soluzione: una direttiva agli enti e ai distretti socio-sanitari».

 

Come sono le non stop dell’Ars per la Finanziaria per il Caruso professore universitario non abituato a questi riti?

«La Finanziaria, oltre a essere il contenitore di tante cose che si rinviano per mesi pensando che tanto andranno a finire lì, mi sembra una recita a soggetto, dove tutti hanno un ruolo quasi sempre consapevole. Mi ricorda un libro di Elias Canetti, “Massa e potere”, in cui si descrive come si possono ottenere delle cose in base all’irrazionalità della massa. In quelle nottata all’Ars, al netto degli scambi su alcuni punti, molte norme passano cavalcando l’onda emotiva».

 

La Regione dei sit-in e dei 30mila precari ricomincerà ad assumere...

«La Sicilia, in termini sciasciani, è la parossistica della mancata riforma della pubblica amministrazione in Italia. Abbiamo subito ondate di precariato, spesso non qualificato e demotivato, anche per colpa di un rapporto squilibrato fra politica e burocrazia. Dobbiamo rinnovare la pubblica amministrazione, investire sul merito e sul talento. Ben vengano il turn over e l’ingresso di giovani qualificati e motivati, ma io penso a una norma che possa destinare una quota del 20% di queste assunzioni al ritorno dei cervelli, favorendo l’assunzione di manager siciliani che sono all’estero».

twitter: @MarioBarresi

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