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Amministrative: a Palermo il Pd rinuncia al simbolo, Andrea Orlando attacca

Scontro coi renziani sulla lista con i centristi, il ministro parla di "partito prostrato"

Amministrative: a Palermo il Pd rinuncia al simbolo, Andrea Orlando attacca

PALERMO - Parla di un «partito prostrato che non sa svolgere il suo ruolo sul territorio», e le parole pronunciate in mattinata a Roma da Andrea Orlando, accendono polemiche a Palermo, dove il Pd rinuncia a presentare il proprio simbolo per le comunali per dar vita a una lista unica con i centristi di Ap e con gli ex Udc di D’Alia. «Se vincerò il congresso - scandisce il candidato alla segreteria del Pd - garantisco che almeno nei capoluoghi di provincia ci sarà in tutt'Italia il simbolo del partito. Palermo è il segno di una crisi politica forte e chi non la vede non fa i conti con la realtà».


Il segretario locale dei democratici, il renziano Carmelo Miceli, si difende spiegando che la decisione di rinunciare al marchio Pd è stata presa in direzione provinciale con l’accordo di tutte le aree del partito. «Pretendo che Andrea Orlando - è il suo affondo - si astenga dal farsi marchette congressuali attraverso critiche alla Federazione di Palermo. Critiche palesemente infondate e populiste come quelle del peggior Di Battista».


Una parte del Pd insorge contro Miceli e si schiera: il deputato Giuseppe Berretta liquida la reazione del segretario provinciale come «inconsulta». Mentre i parlamentari Camilla Fabbri, Valeria Cardinali, Rosaria Capacchione, Salvatore Tomaselli, Stefano Vaccari e Daniele Borioli dicono che «quello che sta succedendo a Palermo è grave e conferma tutte le nostre preoccupazioni sulla condizione del partito».


In soccorso di Miceli interviene il vicepresidente del Pd, il renziano di ferro Matteo Ricci: «Il partito - dice - lavora per vincere le amministrative, per questo cerchiamo di allargare il campo anche a presenze civiche e moderate. Sorprende quindi che per qualcuno tutto ciò sia diventato improvvisamente un problema».


Sulla questione interviene anche il sottosegretario alla Salute Davide Faraone, palermitano e leader dei renziani in Sicilia: «Quello che abbiamo lanciato nel capoluogo siciliano - spiega - è un esempio di progetto civico che unisce il centrosinistra allargato, cancella le divisioni del passato e mette insieme tutti intorno all’idea di città che vogliamo sotto una guida forte e autorevole. Una scelta che rivendichiamo come modello politico moderno e innovativo, inclusivo e non divisivo».

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