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Gettonopoli, si arena il ddl sui tagli a Consigli comunali

Gettonopoli, si arena il ddl sui tagli a Consigli comunali

Il disegno di legge torna i commissione e la Sicilia rimane l’unica regione a non applicare la norma nazionale: col risultato che Palermo ha più consiglieri di Milano e che i gettoni di presenza restano esosi
Gettonopoli, si arena il ddl sui tagli a Consigli comunali
PALERMO - Torna in commissione Affari istituzionali il disegno di legge che prevede la riduzione del numero dei componenti dei Consigli comunali e i tagli dei gettoni dei consiglieri. L’Ars con 39 voti a favore e 15 contrari ha accolto la proposta del capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone, di rinviare il testo in commissione; a favore era intervenuto in aula il capogruppo del Pd, Baldo Gucciardi; contro il capogruppo del M5s, Salvatore Siragusa. Il ddl era stato iscritto d’ufficio dalla Presidenza dell’Ars, in forza del regolamento, dopo che il testo rischiava di essere affossato in commissione Affari istituzionali dove non c’era condivisione sulle norme. La commissione comincerà l’esame del testo dopodomani. Tra 19 giorni si vota per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali in 53 comuni della Sicilia.   Dopo il voto con cui l’Ars ha rinviato il ddl in commissione, il deputato del M5s, Stefano Zito, ha preso la parola in aula protestando e accusando maggioranza e altri gruppi d’opposizione di non volere la legge «proprio perché ci sono le elezioni e non conviene a questi deputati approvare la legge perché i consiglieri comunali sono portatori di voti». Zito è stato interrotto dal presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, richiamandosi all’art. 83 del regolamento parlamentare.   L’intenzione della maggioranza sarebbe quella di approvare il disegno di legge “taglia-consiglieri e gettoni” prima delle elezioni amministrative del 31 maggio, intanto l’aula è stata rinviata a martedì prossimo con all’ordine del giorno interrogazioni e interpellanze. Il ddl sarà esaminato in commissione Affari istituzionali dell’Ars, dove era stato affossato nei giorni scorsi con la conseguente iscrizione d’ufficio da parte della Presidenza dell’Ars all’ordine del giorno dei lavori d’aula, già dopodomani quando sarà stabilito il calendario delle audizioni. L’obiettivo è riportare in aula il testo entro quindici giorni, prima del voto. Un timing, secondo il M5s contrario al rinvio in commissione, che non sarà rispettato proprio per non interferire con le elezioni.   Fin dalla prima ora comunque il percorso delle norme taglia consigli e consiglieri è stato in salita, a conferma di quelle che sono le volontà non tanto nascoste del palazzo. Il governo Crocetta aveva inserito le norme, con tagli più rigidi rispetto alla norma nazionale, in finanziaria ma la Presidenza dell’Ars e la commissione Bilancio le avevano stralciate agganciandole alla riforma delle Province, ma quando la legge è naufragata il governo ha riproposto le norme, questa volta recependo i contenuti della legge nazionale, in finanziaria ma ancora una volta sempre su decisione della Presidenza dell’Ars e del Bilancio sono state stralciate questa volta per inserirle in un apposito ddl con l’impegno di varare il testo in aula subito dopo la manovra finanziaria.   Ma il flop del ddl in commissione Affari istituzionali e l’iscrizione d’ufficio del testo in aula ha irrigidito i deputati. Quindi il ritorno in commissione per ricominciare tutto daccapo. La Sicilia rimane l’unica regione d’Italia a non applicare la norma nazionale, così Palermo per esempio ha un numero di consiglieri maggiore di Milano e Roma e in linea generale nell’isola i gettoni di presenza ben più sostanziosi di quelli percepiti dai consiglieri di altri comuni d’Italia.

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