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Augusta: nuovo arsenico e vecchi merletti sotto quella cappa del sospetto

Augusta: nuovo arsenico e vecchi merletti sotto quella cappa del sospetto

Alle urne 8 anni dopo l’ultima volta, il comune sciolto per mafia sembra non aver pace

Augusta: nuovo arsenico e vecchi merletti sotto quella cappa del sospetto

AUGUSTA - «È una femmina abbandonata». Chissà se stesse pensando alla sua Augusta, Rosario Fiorello, mentre sabato smozzicava questo giudizio sulla Sicilia davanti ai giornalisti. Magari non sarà così, ma qui l’aria è davvero pesante. E non è soltanto la puzzolente suggestione di 9.500 tonnellate di rifiuti speciali dell’Ilva di Taranto, sbarcati al porto. Né il meteo aiuta a essere più bendisposti nei confronti di quel cielo dove non sai mai, tranne nelle terse mattinate ancora da venire, dove finiscono i nuvoloni e dove inizia il fumo delle ciminiere. C’è una come un’immensa cappa invisibile, sul cielo sopra Augusta. Che non riesce, almeno per ora, ad avere quello scatto d’orgoglio di una città, meravigliosa e dannata, che torna a scegliere i propri amministratori dopo quasi tre anni. Il Comune fu commissariato nel settembre 2012, dopo le dimissioni del sindaco Massimo Carrubba, e poi arrivò lo scioglimento del consiglio, nel marzo 2013, per infiltrazioni mafiose. E adesso che si torna alle urne, dopo 18 mesi con una terna di commissari alla guida, questa città sembra ancora non avere pace. Un po’ perché molte delle ombre non sono ancora state chiarite. Ma soprattutto perché, dalle carte e dai processi, emergono nuove ombre. Su altri esponenti politici, alcuni dei quali candidati alle elezioni. Con la paura di vedere ancora un’altra volta, così come avvenne sette anni fa, le elezioni macchiate da mafia e malaffare. E si capisce bene che, in un momento in cui la disaffezione alla politica è tanta, il 31 maggio e il 1º giugno allora sì che la maggioranza silenziosa di queste elezioni rischia di essere l’astensionismo schifato.  

 

La prima domanda che si fanno qui è: chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Era stato facile, dopo l’avviso di garanzia all’ex sindaco Carrubba e all’assessore Antonio Giunta per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato, trovare un collegamento fra il municipio e le cosche. Un patto decisivo, visto che sette anni fa la vittoria fu con appena 297 voti di scarto. Ma dal processo in corso a Siracusa è emerso che a incontrare il boss augustano Fabrizio Blandino (ex consigliere comunale eletto nel 1993 e poi nel 2003, mandato non terminato perché arrestato, adesso collaboratore di giustizia) non fu l’ex sindaco del Pd, ma «si è trattato di un refuso dovuto alla coincidenza tra il nome di battesimo di Carrubba con quello di M. D. assiduo frequentatore dell’abitazione». Non era l’auto del politico a varcare il cancello della casa del mafioso, non era lui a parlare con Blandino.  

 

E adesso la seconda domanda che si fanno ad Augusta è: siamo davvero così mafiosi da meritare la medesima lettera scarlatta cucita addoso ai gonfaloni di comuni marci fino al midollo? Ora, questa e altre verità verranno chiarite dentro le aule dei tribunali. Ma è chiaro che molte delle accuse poi andate a sgonfiarsi hanno rappresentato il corpus principale della relazione della Prefettura alla base dello sciogliomento per «presunte infiltrazioni della criminalità organizzata». Si badi bene: questo non significa che ad Augusta negli ultimi decenni (le scartoffie raccolte da carabinieri, polizia e guardia di finanza riguardano fatti e misfatti che risalgono fino agli anni 60) la mano interessata di Cosa nostra non sia entrata più volte dentro il palazzo. C’è anche un altro ex consigliere comunale indagato per voto di scambio, Carmelo Trovato dell’Mpa, ma c’è anche una corposa relazione degli “007” prefettizi a disegnare una fitta ragnatela di legami e connivenze di dirigenti e impiegati comunali soprattutto in materia di appalti e concessioni edilizie. Ma magari qualche capitolo della storia recente di questa città, sin troppo frettolosamente marchiato a fuoco, andrà riscritto.  

 

Adesso il rischio è un altro. E qui arriviamo alla terza domanda che, in molti, ad Augusta si fanno, magari tenendo più basso il tono della voce: ma non è che Cosa nostra può condizionare anche l’esito di questo voto? Il dubbio viene alimentato non solo dai chiacchiericci da bar, ma anche da altre dichiarazioni - che vanno passate al setaccio e separate dalle millanterie con adeguata verifica - dello stesso pentito Blandino, che fa nomi di personaggi politici del recente passato (ma anche di alcuni candidati in lizza), alcuni dei quali sarebbero pure andati a trovarlo mentre era ai domiciliari. E poi c’è stato Rino Piscitello, ex parlamentare, ad attaccare le 260 pagine della relazione di scioglimento («un atto unilaterale, superficiale e mai sfiorato dall’etica del dubbio»), chiedendo la pubblicazione dell’atto, «perché i cittadini devono sapere» e annunciando novità clamorose (i nomi degli altri politici citati?) a breve scadenza. L’aria pesante, ad Augusta, la percepisci anche dall’annullamento, «per motivi di ordine pubblico», del confronto fra i candidati a sindaco, previsto in piazza Duomo a cura dell’associazione “Giovani per Augusta”. Poi un dibattito c’è stato comunque. Non in piazza, ma in parrocchia e a beneficio dei consigli pastorali più che dei cittadini. E in quest’occasione sono venute fuori le idee dei sei uomini e dell’unica donna in corsa per la poltrona che scotta. Candidati che meritano un capitolo a parte.  

 

Perché, ad esempio, è gustosa la diatriba nel Pd. Che, dopo un lungo logorio, ha fatto saltare le primarie. E adesso si presenta spaccato. Da una parte c’è Giambattista Totis, stimato preside in pensione e già assessore, che ha ottenuto il simbolo del partito ed è sostenuto dai “cuperliani” (si possono ancora chiamare così?) siracusani, a partire dal parlamentare Pippo Zappulla e dal deputato regionale Bruno Marziano. Ma dall’altra parte ci sono i renziani - il che, da queste parti, significa: Giancarlo Garozzo, sindaco di Siracusa, legato a Davide Faraone, ma anche Gino Foti, storico leader democristiano più che mai influente - i quali appoggiano, dopo averlo proposto invano per le primarie, il tenore Marcello Guagliardo, in arte Marcello Giordani. Augustano nato nel quartiere Sacro Cuore, carriera di successo in tutto il mondo, un legame forte con la città. E adesso il tenore vuole fare il sindaco, con la lista “Nessun Dorma”, ça va sans dire. Sostenuto dai renziani e dai FutureDem. Stando attento a non esibire troppo un altro potente sponsor: Giovanni Santanello, storico patròn dell’Augusta di calcio a 5 a un passo dall’A1, dirigente locale (renziano) del Pd, additato dai rivali interni come il responsabile dell’«inquinamento mafioso» del partito, anche alla luce dei racconti dell’onnipresente pentito Blandino. Accusa sempre rispedita al mittente, con tabulati degli iscritti alla mano.  

 

Al centrosinistra mancheranno anche i voti (pesanti) dell’unico deputato regionale di Augusta: il notaio Giambattista Coltraro, di Sicilia Democratica, appoggia Domenico Morello, dirigente dell’Ambiente alla Provincia. Con Morello anche Forza Italia, con l’ex vicecoordinatore Paolo Amato, e i Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro. Anche nel centrodestra il quadro è polverizzato. Perché in campo c’è di nuovo, agguerrito e con voglia di vendetta, Marco Stella, bruciato al fotofinish da Carrubba nel 2008, per 14 anni consigliere di An prima e poi in Fli.  

 

Ma c’è anche un altro competitor forte come Nicky Paci, esperienza da consigliere comunale e proviciale, giovane delfino dell’ex deputato Pippo Gianni (che finora non s’è visto), sostenuto anche da Enzo Vinciullo, macchina da voti di Ncd, e dall’avvocato Puccio Forestiere, già deputato Msi, che schiera il figlio Pietro in lista.  

 

Ma sono quasi tutti nomi visti e rivisti. Non a caso c’è chi punta sull’effetto novità. A partire dai 5 Stelle. Con l’unico candidato donna, l’avvocato Cettina Di Pietro, compatti dopo aver risolto qualche screzio interno; programma e lista completa degli assessori già presentati con largo anticipo. E c’è anche un ex grillino, candidato alle Regionali del 2012 con il M5S, Antonio Di Silvestro, che non a caso lancia il suo “Popolo della Rete”, con molti temi in comune e qualche differenza sul metodo.  

 

Uno di loro sette sarà il sindaco di Augusta. E appena insediato dovrà prendere la decisione più difficile: dichiarare il dissesto finanziario? Si parla di un buco oscillante fra i 40 e i 60 milioni, con il piano di rientro bocciato per ben due volte da Corte dei conti. I debiti del Comune sono uno dei temi più dibattuti in una campagna elettorale finora senza sussulti. L’altro è l’immigrazione. Il porto di Augusta ha accolto nel 2014 circa 43mila migranti, di cui il 3.91 minori non accompagnati a carico delle boccheggianti casse del Comune. Negli scorsi giorni il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, ha visitato l’area commerciale del porto dove dovrebbe sorgere un’area d’accoglienza permanente. Proposta che spacca candidati e cittadini. Argomenta Enzo Parisi di Legambiente: «Il riconoscimento che la città s’è conquistata negli anni nell’accoglienza è una straordinaria occasione per qualificare il welfare e pesare di più nelle politiche nazionali e cominarie. Ci vorrebbe un sindaco alla Giusi Nicolini di Lampedusa». Ma per Parisi anche il porto, «un grande albergo nel deserto», merita una «rimodulazione per rispondere alla nuova domanda globalizzata di trasporti». La salute e l’ambiente, «da non contrapporre allo sviluppo, puntando di più sull’energia e sulla riqualificazione dei bravissimi metalmeccanici della zona», sono le altre priorità in una città «dall’inestimabile patrimonio ambientale e culturale», guidata però «come una Rolls-Royce che trasporta galline».  

 

Parisi, però, sottolinea «il grande cuore degli augustani». Che, alla mensa del buon samaritano, danno da mangiare a decine di persone al giorno, «con professionisti che cucinano e servono ai tavoli». E c’è anche la solidarietà spontanea, con la raccolta di 200mila euro per il piccolo Federico, affetto da una malattia rarissima, che dovrà operarsi negli Usa. «I genitori hanno ricevuto i soldi, ma erano in più e li hanno dati a un altro bambino malato di Floridia».  

 

Una colletta. Proprio quella che ci vorrà per onorare il patrono San Domenico come qui sono abituati da sempre. Non c’è un centesimo e il “Movimento difesa del cittadino” s’è fatto carico della cosa. Tutti in piazza, col vestito buono, il 24 maggio. Con gli occhi all’insù per vedere lo spettacolo pirotecnico, seppur senza i fasti del passato. I bummi, le chiamano qui. In attesa dell’ultima settimana di fuochi d’artificio prima delle urne. Con la speranza che chi vince, stavolta, non faccia il botto. «È una femmina abbandonata». Forse Fiorello pensava davvero alla sua Augusta.

 

twitter: @MarioBarresi

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