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Sicilia, piena di errori e dimenticanze la rete ospedaliera approvata a Roma

Dalla presunta scomparsa dei reparti di reumatologia al taglio di una novantina di reparti paventato dal M5s fino alle lamentele di Biancavilla per la scomparsa della Medicina della Riabilitazione

Sicilia, piena di errori e dimenticanze la rete ospedaliera approvata a Roma

PALERMO - La riorganizzazione del sistema di rete dell’emergenza-urgenza della Sanità siciliana ha ottenuto ieri pomeriggio il via libera da Roma. Ma questa rete ospedaliera nasce però con tanti se e tanti ma e, soprattutto, con errori, sviste, refusi che, in queste ultime ore stanno animando un coro di critiche da parte di sigle sindacali, politici, addetti ai lavori.

 

Era però dal lontano 2012 che l’Isola non si dotava di una rete ospedaliera e, adesso, malgrado tutte le critiche bisognerà veramente rimboccarsi le maniche per offrire servizi migliori ai siciliani, senza più alibi. «Non direi che in questa rete ci sono delle dimenticante o delle sviste, - ha detto Ignazio Tozzo, dirigente generale dell’assessorato della Salute ieri nella Capitale assieme all’assessore - ci sono degli aspetti che sono stati valutati anche rispetto alle esigenze di alcuni direttori generali. Voglio ribadire per l’ennesima volta che la rete non sono le “tavole della legge” di Mosè, chiaramente se ci sono “a saldi invariati” possibilità di rimodulazione allora ci siederemo con i direttori generali e verificheremo se è possibile rimodulare questa o quell’altra unità operativa fermo restando che non si potranno toccare i parametri del decreto Balduzzi». 

 

Intanto a lamentarsi, sono già in tanti. «Scompare la voce reumatologia dal Piano di riordino regionale siciliano, questo è quanto emerge dalla delibera 156 del 28 marzo 2017, il documento di riordino della rete ospedaliera regionale. Da domani, che tipo di assistenza potranno aspettarsi i settecentomila malati reumatici siciliani?», si chiedono per esempio Aldo Monica Colella, rappresentante regionale del Collegio reumatologi italiani, Mario Bentivegna, rappresentante regionale Società italiana di reumatologia, e Teresa Perinetto, rappresentante dei Malati reumatici della Sicilia.

 

«Il decreto - proseguono - oltre a rappresentare una grave ingiustizia, porterà soprattutto a un gravissimo disagio per i malati, escludendoli di fatto dal diritto costituzionale di poter affidare la propria salute a strutture specialistiche di riferimento, che per loro non possono essere che quelle reumatologiche». 

 

«Con un colpo di spugna è stato cancellato il Centro di recupero e riabilitazione di Biancavilla dalla Rete ospedaliera regionale. E’ inaccettabile perché tutto è avvenuto in tempi record, senza concertazione e coinvolgimento delle realtà territoriali e delle professionalità sanitarie» afferma invece il sindaco di Biancavilla (Catania) Pippo Glorioso, che parla di «lacune» della nuova Rete ospedaliera che, di fatto, ha cancellato il Reparto di "Medicina Fisica e Riabilitazione" dell’ospedale "Maria SS. Addolorata" del paese. Glorioso ha reso noto di aver «già chiesto provvedimenti urgenti, con una lettera inviata stamattina, al Ministero della Salute, alla Regione Siciliana e all’Asp di Catania, per non perdere una eccellenza della sanità pubblica siciliana».

 

Il M5s parla invece di una ecatombe di reparti. «Dietro l’angolo della sanità siciliana c'è una valanga di chiusure di reparti di cui il governo non parla per evidenti ragioni opportunistico-elettorali, ma che sono già previste e scadenzate, con tutte le nefaste conseguenze per i cittadini», dicono i pentastellati all’Assemblea regionale siciliana spiegando che tutto è messo nero su bianco nel cronoprogramma degli interventi per ricondurre gli scostamenti della rete ospedaliera partorita in questi giorni e avallata da Roma al decreto della Lorenzin che dà esecuzione alla legge Balduzzi. «Si parla - dice il deputato pentastellato Francesco Cappello - di ben 90 reparti che non sappiamo ancora dove sono, ma che prevedono lo stop di attività di ogni tipo, dalla chirurgia generale e dall’ortopedia alle malattie infettive e alla cardiologia».

 

I reparti dovranno cessare l’attività in tre step successivi, spiegano ancora i Cinque Stelle, il 31 giugno e il 31 dicembre di quest’anno e il 31 dicembre del 2018. A chiudere i battenti saranno 7 reparti di chirurgia generale; 8 di ortopedia; 9 di cardiologia; 10 di ginecologia ed ostetricia; 9 di terapia intensiva; 9 di oncologia; 7 di chirurgia vascolare; 8 di malattie infettive; 9 di neonatologia; 4 di nefrologia. E ancora un reparto di pediatria; uno di chirurgia maxillo facciale; uno di chirurgia plastica; 2 reparti di chirurgia toracica; uno di neurochirurgia; uno di ematologia; uno di neuropsichiatria infantile; uno di grandi ustioni; e, infine, un reparto di malattie endocrine.

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commenti 1
  • GABRI

    06 Aprile 2017 - 10:10

    SEMPRE PIU' NELLA MERDA TOTALE. SIAMO UN PAESE SENZA SPERANZE!!!!!!LE TESTE CHE CI GOVERNANO SONO PRIVE DI BUON SENSO, DI UMANITA' E DI VERA LOGISTICA ORGANIZZATIVA, PERCHE' QUESTA NON E' LOGISTICA, MA E' SOLO UN METODO PER RIMODULARE LE USCITE (CHIUSURA DEI REPARTI), CON LE LORO "ENTRATE" PER IL RAGGIUNGIMENTO DEI LORO OBIETTIVI. CHE SCHIFO, NON CI SONO PIU' PAROLE PER RIUSCIRE AD ESPRIMERE LO SDEGNO E LO SCHIFO PIU' TOTALE, DECADENZA E MEDIOCRAZIA ASSOLUTA.

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