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Crocetta: «Vogliono farmi fuori ma senza di me perdono tutti»

Intervista al presidente della Regione: «Appello alle forze sane contro restauratori e avventuristi»

Crocetta: «Vogliono farmi fuori ma senza di me perdono tutti»

«Non parlo. C’era un patto. E io, al contrario di altri, gli impegni li rispetto».

Dunque, nel suo silenzio rispettoso, non commenta il «partito della Regione» rilanciato da Cuffaro...

«No, su questo qualcosa vorrei dire. Ma non su singole persone, né amici né nemici. Vorrei parlare di politica volando alto. Posso?».

E come dirle di no? Prego. Allacciamo le cinture. Parliamo di Cuffaro?

«No. Voglio parlare di politica alta...».

E Cuffaro è fuori argomento?

«Non voglio personalizzare. Io non ho nulla contro il cittadino Cuffaro, che ha scontato la sua pena. Umanamente è pure un simpaticone. Un simpatico mattacchione. Il tema è un altro...».

Qual è il tema?

«Si segni questa frase: si vince veramente quando lo si fa sul terreno dei propri valori. Se si vince con altri compromessi, è una sconfitta».

Una frase da sfinge. Per interpretarla, magari, c’è bisogno di Faraone. Che lei chiama l’Egiziano...

«Non parlo di Faraone. Io non l’ho mai attaccato, ho soltanto risposto se provocato. Argomento chiuso. Chiaro?».

Chiaro. Torniamo alla frase di prima. Vuol dire che il centrosinistra non vince se vende l’anima al diavolo?

«Il centrosinistra, dal 1946, ha vinto per la prima volta con me. Il giorno dopo erano tutti eccitati e vogliosi di candidarsi al posto mio. Ma era uno schema preciso: il Pd, i movimenti, il mondo cattolico non cuffariano...».

Schema ribaltato dall’idea di Große Koalition: dal Pd a Forza Italia.

«Un tentativo, illusorio e disperato, di vittoria. Sostenuto dall’asse dell’Udc di Cesa e Cuffaro, al quale non è detto che partecipi tutta Forza Italia».

Raciti ha bocciato l’idea. Ma qualcuno, nel Pd, magari...

«Ripeto: niente nomi fino al 30 aprile, poi li farò. Compresi quelli del Pd e degli alleati che, al Baretto di Palermo, hanno incontrato Cuffaro. Sono loro che l’hanno fatto diventare il king maker. Loro lo stanno accreditando! Io, già nell’ottobre 2015, misi in guardia tutti: Cuffaro tornerà e non per fare il semplice cittadino. E così è stato».

Dove vogliono arrivare?

«Per alcuni eliminarmi è l’obiettivo strumentale per poter riabbracciare Cuffaro. Un progetto di ritorno al passato, restauratore e conservatore».

Ma magari vincente...

«No! È inutile che si facciano illusioni. Sono destinati a perdere, portando i grillini a una facile vittoria».

Forse, per realpolitik, non è così. Tutti uniti contro il nemico comune...

«Nessuno, più di me, è laico su questo. Io il compromesso fra comunisti e democristiani l’ho sperimentato a casa da piccolo. Non mi spaventa la condivisione di valori diversi. Ma il Pd e il centrosinistra non possono favorire un disegno re-sta-u-ra-to-re! Un sistema che ha distrutto la Sicilia»

Però in molti, adesso, dicono: si stava meglio quando si stava peggio.

«È una bugia, distorta nostalgia del passato. Avete dimenticato la pessima immagine della Regione? Del falso welfare delle assunzioni a pioggia?»

Ma la grande alleanza potremmo ritrovarcela a Roma.

«Sì, perché lì ha un senso. Come in Germania. Ma da noi no. Perché ci sono pregiudiziali fondamentali».

E cioè?

«Questione morale e lotta alla mafia».

Presidente, con tutto il rispetto, non le sembrano temi sviliti dal neo-professionismo dell’antimafia?

«No. Perché io ho prodotto fatti concreti. Ho tolto appalti a 38 imprese mafiose. Ho dato spazio a Ingroia e Fiumefreddo. Gli imbrogli Gesap sono stati denunciati da Todaro, nominato dal commissario nominato da me...».

Al di là della proprietà transitiva della legalità, non le sembra di rivendicare una superiorità morale tutta da dimostrare?

«No. Io rivendico una coerenza che ho sin da ragazzino. E poi anche Berlinguer, che parlava di superiorità morale, il compromesso non lo fece con chiunque. Lo fece con Moro. Ecco, io non sono disponibile a uno scenario che prescinda da etica e legalità».

Ma Pd e alleati le contestano un pessimo fatturato amministrativo.

«C’è un detto gelese: cu spinci ‘a petra e cu si pigghia i babaluci...».

Traduzione?

«A me hanno fatto alzare la pietra e ora sono tutti lì a prendersi le lumache. Ricordo che Lombardo disse: “Quando Crocetta si accorgerà di non potere pagare gli stipendi, capirà di essere diventato governatore”. Aveva ragione. Noi, in quattro anni abbiamo risanato il bilancio, il Pil è cresciuto del 3,6%, l’occupazione di 50mila posti...».

I numeri li conosciamo. Perché non convincono la sua maggioranza?

«Ecco, questo è il punto. È prassi consolidata che il presidente uscente si riproponga. Non sono ricandidato autoreferenziale: io ho fatti e numeri dalla mia parte. Chiedo a Pd e alleati: facciamo, assieme, un bilancio senza nascondersi dietro al politichese?».

Cardinale l’ha fatto. Bocciandola.

«Non parlo dei singoli. Umanamente sono deluso, ma non darò a Cardinale nessun alibi. Vuole accoltellarmi? Lo faccia, come Bruto. Alle spalle...».

Non parla mai di primarie. Non le piacciono?

«Io non ne parlo, ma sono sicuro di vincerle, così come le elezioni. Ma il tema è: si può pensare a primarie con gli amici di Cuffaro? Stabiliamo i confini di chi c’è dentro, poi le facciamo».

Veramente i cuffariani le primarie non le vogliono proprio...

«Senta: io l’accordo con Cuffaro non lo faccio! E allora stabiliamo i confini di chi vuole proseguire il rinnovamento contro chi vuol riportare la Sicilia nel tunnel buio del passato e contro il nuovismo dei grillini, velleitari e anti-democratici».

Se lei fosse sulla luna chi preferirebbe fra Lagalla e Cancelleri?

«È come scegliere fra la padella e la brace. Resterei sulla luna...».

Chi può opporsi a queste due forze?

«Io faccio un appello. Alla base del Pd, innanzitutto. Alle forze progressiste e ai cattolici-democratici: evitiamo gli inciuci e i ritorni al passato, sarebbe un suicidio collettivo. Ma parlo anche alle forze sane del centrodestra. Ci sono settori che vogliono rompere col cuffarismo? Ci sono soggetti coi quali si può dialogare? Si rivince solo con uno schema fortemente autonomista, anche dalle scelte romane».

La parola autonomista evoca Lombardo, assolto dal concorso con la mafia. Avrà un ruolo come Cuffaro?

«Non lo so e non mi interessa. Cuffaro e Lombardo, comunque, non sono la stessa cosa».

A proposito di scelte romane: si parla di un serrato corteggiamento a Pietro Grasso per candidarsi in Sicilia.

«Tutte fantasie. Già nel 2012 glielo chiesero. E lui rispose: “Non c’è bisogno di me, avete già Crocetta!”».

Magari Renzi non la pensa così...

«Non parlo di Renzi fino alla fine delle primarie. Così come non parlo di Emiliano, che oggi apre ai 5stelle. Io lo feci più di quattro anni fa: mi piacevano, questi ragazzi. Poi, invece, hanno deciso di fare blocco con i conservatori. Tutti contro di me, per impedirmi di librare le ali in volo».

Non dovevamo parlare di politica. Ne parliamo da quasi un’ora. Per dire cosa?

«Io sono il punto di riferimento per chi vuole dire no alla restaurazione e all’avventurismo. Chiedo due cose: la valutazione del mio bilancio amministrativo e la definizione dello scenario politico. Senza giri di parole. Vogliono farmi fuori per riabbracciare Cuffaro, ma hanno sbagliato i conti. Io non sono mica scemo. Senza di me, comunque, perdono. Tutti».

Twitter: @MarioBarresi

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