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Tagli, sviste e falle: tutti i buchi della nuova rete ospedaliera siciliana

Dopo l'approvazione del ministero della Salute è già tempo di aggiustamenti. Subito 2mila assunti fra precari e vecchie graduatorie. Digiacomo: «Blindare i concorsi»

Tagli, sviste e falle: tutti i buchi della nuova rete ospedaliera siciliana

Sulla qualità - vista anche la complessità del piano e le forti pressioni - il giudizio resta sospeso. «La necessità di approvare velocemente il piano non ha dato margini di affinare alcuni percorsi, ma ci sarà tempo e modo - ammette Pippo Digiacomo, presidente della commissione Sanità all’Ars - di sistemare ciò che non funziona».

 

 

L’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi, oggi alle 13, infatti, ha convocato la conferenza dei direttori generali . All’ordine del giorno «rete ospedaliera e adempimenti consenquenziali»; è certo che si discuterà di ciò che, nel piano non funziona. «Il confronto - auspica Digiacomo - deve essere continuo, tant’è che la conferenza dei direttori dovrebbe diventare permanente. Il coinvolgimento dei manager non deve scavare fossati o difendere il “particulare”, bensì per volare alto, proponendo soluzioni di sistema per migliorare la qualità complessiva della rete». Martedì 11, invece, un confronto fra Gucciardi e i sindacati sanitari, già in trincea contro il piano.

 

Ma cos’è che non funziona? Alcuni tagli sono fisiologici per rispettare i parametri ministeriali. Salvati i posti letto (che salgono da 12.305 a 13.210), si stima nell’immediato la soppressione di 215 Unità operative complesse, ma la contemporanea promozione di un centinaio di Unità semplici. Il saldo sarebbe di 100 reparti tagliati. Ma il M5s traccia un altro bilancio, quello preventivo di «una ecatombe, o quasi».

 

GUARDA LA RETE APPROVATA A ROMA

 

Il deputato grillino Francesco Cappello preconizza «una valanga di chiusure di reparti di cui il governo non parla per evidenti ragioni opportunistico-elettorali, ma che sono già previste e scadenzate, con tutte le nefaste conseguenze per i cittadini». Reparti che «non sappiamo ancora dove sono, ma che prevedono lo stop di attività di ogni tipo». Ecco li: 7 chirurgia generale; 8 ortopedia; 9 cardiologia; 10 ginecologia ed ostetricia; 9 terapia intensiva; 9 oncologia; 7 chirurgia vascolare; 8 malattie infettive; 9 reneonatologia; 4 nefrologia; 1 pediatria; 1 chirurgia maxillo facciale; 1 chirurgia plastica; 2 chirurgia toracica;1 neurochirurgia;1 ematologia; 1 neuropsichiatria infantile; 1 grandi ustioni; 1 malattie endocrine. In aggiunta servizi senza posti letto: 2 radiologia, 1 anatomia patologica e 3 direzioni sanitarie. Chiuderanno in tre step, fino al 31 dicembre 2018. «Gravissimo il fatto che né il governo né il presidente della commissione Salute abbiano consegnato tutti i documenti ai componenti della stessa commissione», denuncia Cappello. Replica Digiacomo: «Non è vero, non c’è alcuna differenza fra gli atti presentati in commissione e quelli inoltrati al ministero».

 

Eppure ci sono altri nodi da sciogliere. Fors’anche più complessi delle soppressioni. Il primo punto è legato ai reparti cancellati (o non previsti) in ospedali che dovrebbero averli per legge. Un paio di esempi in strutture medio-grandi come gli “spoke” iblei: a Vittoria, nel piano di rete, non c’è l’Oculistica; a Ragusa manca invece la Neurologia. Un’altra questione riguarda buona parte dei piccoli ospedali (soprattutto nelle cosiddette zone disagiate), che sono stati salvati dalla soppressioni. Essendo ospedali di base riprenderanno, per definizione, i posti - poche decine - per acuti in Medicina e Chirurgia. «Ma c’è una situazione nebulosa - ammette il presidente della commissione Sanità all’Ars - sulla sostituzione dei pronto soccorso con i servizi di ambulanza medicalizzata e di emergenza-urgenza 24 ore su 24». Anche gli “hub”, più importanti per dotazioni e investimenti, devono scontare alcune scelte che appaiono cervellotiche. A Catania, ad esempio, si segnala il trasloco di Neurochirugia dal “Garibaldi” al “Cannizzaro”, quest’ultimo eccellenza regionale per le emergenze. E inoltre, nell’ottica della presunta omogeneità dei servizi, il “Garibaldi” perde Ematologia, punto di riferimento siciliano, giacché viene riassorbita dalla Medicina generale.

 

Infine le assunzioni. Ci sarà una corsia veloce per circa 2mila posti sui circa 9mila (nella tabella i dati pubblicati ieri da Repubblica Palermo) previsti entro il 2018. Si tratta dei precari, con trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato, e dello scorrimento delle vecchie graduatorie. E ciò avverrà molto in fretta, anche perché sono diversi i direttori generali che hanno già sforato i limiti ministeriali e devono rimettersi in regola, anche per evitare la configurazione di un danno patrimoniale.

 

E i tanto agognati concorsi? Si faranno. Ma c’è già un primo teorico ostacolo: «I direttori generali - ricorda Digiacomo - sono in scadenza di mandato e bisogna blindare le procedure di concorso prima che decadano e vengano nominati i commissari». È molto probabile che gli stessi manager saranno investiti del nuovo ruolo, ma «spesso il commissario non si assume le stesse responsabilità del direttore generale», ricorda il deputato regionale del Pd, che invoca «un mandato specifico, nel conferimento del ruolo di commissari, per avviare subito i concorsi». Se si partisse a maggio, stima il presidente della commissione Sanità, entro un anno potrebbero già arrivare le prime 5mila assunzioni, fra i quali circa 200 primari. Potenziali interferenze della politica sui concorsi, nel pieno della campagna elettorale. Digiacomo smentisce: «I tempi sono cambiati. I commissari esaminatori sono esterni. E non penso che un galantuomo di Domodossola rischierebbe guai seri per assumere un cialtrone amico del politico siciliano».

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • Aristotele

    07 Aprile 2017 - 07:07

    Informo che i cialtroni amici dei politici sono presenti anche a Domodossola così come le persone serie e perbene sono anche in Sicilia. La stupidità e l'ignoranza purtroppo sono molto spesso endemiche.

    Rispondi

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