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Salvo Torrisi, l'avvocato catanese che sfida Alfano

E' stato vicesindaco di Paternò, ha fama di grande mediatore, ma non vuole lasciare la commissione Affari Costituzionali come richiesto dal leader di Ap

Salvo Torrisi, l'avvocato catanese che sfida Alfano

ROMA  - L’avvocato catanese Salvatore Torrisi, Salvo per gli amici, eletto alla presidenza della commissione Affari Costituzionali del Senato con un voto che ha scatenato un terremoto politico, è un parlamentare schivo, gentile, che ha fama tra i colleghi di «gran mediatore e persona corretta».

«Non sono abituato a questa sovraesposizione mediatica» confessa ai cronisti che lo assediano a Palazzo Madama per avere una sua dichiarazione. «Ma non è nel mio stile non rispondere al telefono», si giustifica, solo «non mi aspettavo tutta questa confusione».

Davanti ai cameramen che lo inseguono per sapere cosa risponderà all’ultimatum del leader Ap Angelino Alfano ("o si dimette o esce dal partito"), lui, prima glissa, assicurando di voler solo «lavorare per il funzionamento dell’istituzione», poi, intercettato lontano dai flash, sbotta: «La richiesta di Alfano mi sembra inconcepibile, irrituale. Sono preoccupato per lui. Neanche con il Pcus succedevano queste cose...».

E anche se nel Pd c'è chi bolla l’espulsione come una specie di "ammuina", negli altri gruppi la difesa è unanime. «E' colpa di Renzi che, impedendo che si votasse il sostituto della Finocchiaro per faide interne al Pd, ha lasciato la commissione in mano a Torrisi per mesi. Così tutti si sono accorti che è bravo e lo hanno votato», si osserva nel gruppo Misto.

L’ex vicesindaco di Paternò, alla sua seconda legislatura, ringrazia chi lo difende, ma non insiste. «Quello che importa è che la commissione torni a lavorare. Se mi fossi dimesso oggi non avremmo chiuso la discussione sul dl sicurezza, né fissato il termine per gli emendamenti».

Come «uomo delle istituzioni» gli ha fatto piacere il sostegno di Grasso ("l'ho ringraziato") ma non comprende come un voto «tutto interno al Parlamento», senza «complotti», possa venire invalidato dalla politica: «Sono anch’io della maggioranza e sinora mi hanno riconosciuto di aver lavorato bene». 

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