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Dall’expolit del M5S alla fine di un’epoca per Forza Italia

Dall’expolit del M5S alla fine di un’epoca per Forza Italia

Dall’expolit del M5S alla fine di un’epoca per Forza Italia
PALERMO - Dal “modello Sicilia”, naufragato in pochi mesi due anni fa, che avrebbe dovuto scandire la rivoluzione di Rosario Crocetta, agli stracci in faccia col presidente della Regione che minaccia querele ai 5stelle, che oltre a conquistare il piccolo comune di Pietraperzia (7mila abitanti), violano Gela, “casa” del governatore, raggiungendo il ballottaggio col proprio candidato a sindaco. Ma il voto amministrativo, anche se in appena 53 comuni su 390, conferma la fine di un’epoca per Forza Italia, che si consola con qualche piccolo ente locale, dà forza al nuovo Pd siciliano riorganizzato con le nuove leve dal segretario Fausto Raciti, e rilancia Cuffaro in politica: non Totò, in carcere a Rebibbia per favoreggiamento alla mafia, ma il fratello Silvio, che per 5 voti diventa sindaco, salvo probabile riconta delle schede, a Raffadali, “regno” politico della dinasty cuffariana.   La palma per il capolavoro elettorale, senza dubbio, spetta però al M5s (al ballottaggio anche ad Augusta). Domenico Messinese, 50 anni, ingegnere nel campo delle telecomunicazioni, è riuscito dove nessuno pensava potesse arrivare: vincere a Gela, enclave di Crocetta, che qui è stato sindaco e qui ha ricevuto la fatwa dai boss Emmanuello, che lo costringono da anni alla scorta. Ma soprattutto il candidato grillino è riuscito a piazzarsi, anche se per soli 179 voti, davanti al sindaco uscente, Angelo Fasulo, uomo di Crocetta, sponsorizzato dal Pd e dal resto dei cespugli di centrosinistra.   Una campagna elettorale, quella di Messinese, “porta a porta”, fatta in spazi pubblici, comizi sopra le panchine della villa comunale, dentro il cinema. E qualche spot in tv. «Ci siamo auto-tassati con 150 euro a testa», spiega Messinese, pronto alla sfida del ballottaggio, tra quindici giorni, «senza apparentamenti con altre liste perché non facciamo inciuci coi partiti ma parliamo alla gente», e con «la parola d’ordine» che ha scandito la sua campagna elettorale: «Dignità e onestà».   Una sfida che nei toni sembra già segnata. Crocetta minaccia infatti querela al deputato M5s, Giancarlo Cancelleri, che gli contesta di aver detto che se vincerà il candidato 5stelle «la Regione chiuderà i rubinetti a Gela». «Tutto falso», replica il governatore.   Sulle altre sponde, il post-voto potrebbe aprire nuovi scenari. Dopo avere trionfato ad Agrigento, con Lillo Firetto, Pd e Udc tirano a lucido l’alleanza che sorregge il traballante governo Crocetta. Con la minoranza dem, che in Sicilia guida il partito, pronta ad aprire un dialogo con il Ncd, forte dei risultati elettorali vincenti prodotti dall’asse con Ap (Udc più Ncd) in alcuni comuni siciliani.   Chi si lecca le ferite è Forza Italia. Il partito stenta e i falchi aumentano. Soprattutto al cospetto dei buoni, tutto sommato, risultati di Salvini, che, nonostante le uova, i pomodori e le contestazioni nelle piazze siciliane durante la campagna elettorale, riesce a piazzare con la lista “Noi con Salvini” tre consiglieri comunali (a Villabate, Pedara e San Giovanni La Punta), più qualcun altro collegato a liste civiche. E nella Sicilia “terrona” non è poco per l’ambiziosa Lega nord.

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