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Orlando: «Pd, in Sicilia Renzi culla con amore i riciclati del potere»

Il candidato alle primarie: «Matteo unisce quelli che voleva rottamare. Classe dirigente da cambiare, altrimenti perdiamo sempre. A partire dalle Regionali»

Orlando: «Pd, in Sicilia Renzi culla con amore i riciclati del potere»

Andrea Orlando Ministro della Giustizia

Catania -  Sul “patto della seppia” nell’ala renziana del Pd siciliano ha le idee chiare: «Una lotta di potere fra vecchi pezzi di classe dirigente», la stessa che «Renzi voleva rottamare» e che adesso «si culla con grande amore». Andrea Orlando, appena arrivato all’aeroporto di Catania, ci concede con un lungo caffè il primo spezzone della sua giornata siciliana - sotto il Vulcano e poi a Caltanissetta - in attesa di tornare martedì a Palermo. La partita delle primarie, il ministro della Giustizia, prova a giocarsela anche nell’Isola, dove - secondo lui - il suo sfidante Matteo, pur di vincere, «è riuscito a mettere assieme quelli che si sono scannati fino a ieri e che ricominceranno a scannarsi da domani».

Ministro Orlando, ancora un tour in Sicilia. Ma non è che queste primarie del Pd stiano riscaldando i cuori...

«C’è una domanda di una alternativa a Renzi, c’è una domanda di un altro Pd. Il vero sforzo è rompere l’elemento di rassegnazione che si è determinato in una parte larga del popolo del centrosinistra e che rischia di non far ritornare a votare. Tant’è che la strategia principale di Renzi e dei renziani è tenere bassissima l'informazione sulle primarie in modo tale da replicare il risultato dei circoli senza dare valore aggiunto. Ma se va a votare poca gente, a perdere è il Pd».

Quale sarebbe il minimo di votanti per evitare il flop? Quello delle scorse primarie?

«Io sono anche meno esigente: l'ultima volta con 1/3 di iscritti in più sono andati a votare tre milioni di persone. E dunque direi che ci vorrebbero almeno 2 milioni di votanti. Al di sotto comincerebbe a essere un flop che ci verrà contestato dall’opinione pubblica e dai nostri competitori».

Qual è l’idea di Pd che ha in testa?

«È necessario un profondo cambiamento delle classi dirigenti con un Pd che diventi un partito del riscatto, dalla parte degli ultimi, di quelli che non abbiamo saputo raccontare in questi anni e che riporti gli investimenti pubblici al livello pre-crisi».

E in questo contesto bisogna “cambiare verso” rispetto alle scelte di Renzi?

«Il problema non è vincere le amichevoli delle primarie, perché poi c’è il campionato. E quello rischiamo di perderlo. O si cambia il partito democratico o con questa linea, con questa impostazione, con questa leadership, rischiamo di perdere tutte le elezioni dei prossimi anni, a partire dalle Regionali in Sicilia. La rottamazione non si è realizzata e siamo di fronte alla riproposizione di vecchi gruppi dirigenti che si riciclano».

Ha saputo del “patto della seppia” che ha messo d’accordo le anime renziane del Pd siciliano?

«Certo! Ed è chiaro che un partito che è prevalentemente impegnato alla lotta interna per la distribuzione del potere non ha poi le energie per rivolgersi all'esterno. E mi pare che il Pd siciliano in questo abbia raggiunto le vette più alte, tra l'altro con una riproposizione di vecchi pezzi della classe dirigente prima indicati come “il problema” da Renzi rottamatore. Che oggi se li culla con grande amore».

Un patto col diavolo, che serve innanzitutto a vincere le primarie.

«Io faccio notare che i renziani, con qualche eccezione, stanno ottenendo i migliori risultati dove abbiamo avuto i peggiori risultati al referendum. Anche in Sicilia. E ciò significherà pure qualcosa...».

Lei ha parlato del peso dei vecchi notabili nel Pd siciliano. Il che è una citazione di Renzi, quando evocò il bazooka per azzerare la classe dirigente del partito al Sud. Da chi dipende la trasfigurazione del Pd, da Roma o da Palermo?

«Credo ci sia una corrispondenza di amorosi sensi, perché Renzi disse che il suo errore principale, sul referendum, era quello di affidarsi a un notabilato locale. Mi pare che abbia ripetuto l'operazione, anzi l'abbia perfezionata. È riuscito a mettere insieme tutti quelli che si sono scannati fino a ieri e che ricominceranno a scannarsi domani».

Per le Regionali c’è l’ipotesi di grande coalizione suggerita da Cuffaro.

«Il fatto che Cuffaro indichi una prospettiva che in qualche modo si sta già realizzando a Palermo, con la lista del Pd senza simbolo e nessuno dice che quella è una scelta che distrugge il sogno del partito democratico così come l'abbiamo pensato, è un elemento fortemente inquietante».

La prospettiva grande ammucchiata per le regionali è la causa o l'effetto di ciò che succede dentro il Pd?

«Io penso che sia innanzitutto una proposta che apre un’impressionante autostrada alla vittoria del movimento 5stelle. L'idea che si mettano assieme tutti i vecchi pezzi delle diverse fasi precedenti contro un movimento che riesce a incrociare una domanda popolare, è il modo migliore per essere travolti. Non si comprende che oggi il potere non ha più quella forza di costruzione del consenso di un tempo, l'idea che con le vecchie logiche notabilari si ricostruisca una prospettiva per il futuro è persino ingenua. È un mondo che non si rende conto di non essere più quello che è stato, ho trovato alcuni accenti persino patetici perché è una idea della politica che oggi non esiste più».

Da uomo di sinistra, oltre che da ministro: c’è stato momento storico che la Sicilia si è caratterizzata per la vera antimafia, oggi c'è il neo professionismo dell'antimafia. Che idea ha del fenomeno?

«Ho costituito un percorso, gli Stati generali della lotta alla criminalità organizzata, con il ministero della Giustizia proprio per fare il punto su questo aspetto, per capire quali sono ancora gli strumenti che funzionano e quali invece non servono più a niente. Il fenomeno è profondamente cambiato, quindi si tratta anche di aggiornare la risposta dello Stato. In questo scarto tra la dimensione attuale della mafia e il modo in cui si risponde si sono create anche delle rendite personali, che vanno rapidamente superate».

Per andare sul concreto, oltre a vari personaggi antimafia in cerca d’autore, il caso Saguto è il più pesante.

«Credo che un episodio come quello della Saguto distrugga centinaia di episodi positivi di lotta alla mafia dal punto di vista della credibilità della battaglia. Io avverto questa urgenza ed è uno degli impegni su cui mi sto spendendo senza eccessivo clamore perché penso che uno dei problemi sia stata la propaganda che cavalcava l’antimafia mettendo avanti più gli annunci che le cose fatte. Io credo invece che si debba seguire un'altra strada, che poi è quella che sta seguendo la grande parte della magistratura siciliana: cioè costruire, piuttosto che esporre teoremi. Costruire degli strumenti e poi dimostrare con quegli strumenti che la mafia si combatte».

Twitter: @MarioBarresi

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