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Bianco alla Regione, fumata grigia

Il pressing continua, ma il sindaco di Catania ribadisce ancora di non volere lasciare la sua città

Bianco alla Regione, fumata grigia

Numeri che ha analizzato il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, di cui hanno discusso i leader centristi che dovrebbero stare nella coalizione per le elezioni siciliane. Numeri che possono anche valere per quel che valgono, un sondaggio, ma che non possono non fare riflettere.

 

E che hanno spinto i vertici del partito e gli alleati ad avviare (quasi) tutti un’azione per convincere Bianco ad accettare la sfida. Anche ieri, festa a parte, Bianco ha incontrato molti esponenti politici di centrosinistra e di centro, ha parlato di questa ipotesi. Ma, stando al pochissimo che trapela da Roma e dagli incontri, Bianco ha per il momento ribadito quella sua posizione assunta già mesi fa: c’è Catania, c’è un lavoro da completare e, per la verità, dice lui ci sono anche parecchi lavori da avviare. Il quadro è questo, lo scenario noto. La pressione, però, resta. Ed ha molte motivazioni, che si riallacciano a quel parallelismo che abbiamo fatto ieri e che ha fatto sorridere, anche con ironia, che nella politica ci sta sempre e di questi tempi anche di più.

 

Eppure è proprio la formula di En Marche, il movimento che ha portato Emmanuel Macron al ballottaggio per le presidenziali francesi, a potere essere mutuato, se davvero intorno a Bianco dovessero stringersi il centrosinistra, i centristi, e parte del centrodestra che ha mollato gli ormeggi dalla “rive droite”. E non è solo questione puramente politica e di partiti, ricordava ieri qualcuno ragionando su questa ipotesi Bianco alla Regione. Analisi avvalorata dal fatto che ieri, dopo avere letto i servizi dedicati al sondaggio, alle indiscrezioni, ai retroscena sui possibili sviluppi, a Bianco sarebbero arrivati, direttamente e indirettamente, anche incoraggiamenti ad accettare la candidatura da esponenti del mondo del lavoro e delle imprese. Insomma, Parigi sarà pure lontana da Palermo e Macron da Bianco, ma resta il fatto che se reggono sondaggi, sostegni verbali, impegni vari ed eventuali, quel rassemblement di parti e partiti anche parecchio diversi da loro sarebbe il volano per la scelta finale. Per Bianco.

 

E con i francesismi chiudiamo qui. Perché il resto ha tutto il sapore della cosiddetta marca Liotru, ovvero quel che accade a Catania e che condiziona fortemente il sindaco. La città da una parte, la coalizione e il suo partito dall’altra. Già ‘sta cosa non suona bene a Bianco, perché genera un effetto contrapposizione odioso. Ma evidente. Non vuole lasciare Catania, mentre da Palermo e da Roma gli dicono che quei numeri non possono essere sottovalutati: perché il voto delle Regionali siciliane potrebbe essere per la coalizione e per il Pd determinante anche per le Politiche che (salvo novità che pure sono nell’aria) seguiranno. Perché con l’atmosfera che c’è, se il M5s dovesse sbarcare trionfalmente a Palermo, arginarne poi la forza alle elezioni nazionali sarebbe tutt’altro che un gioco. Dunque riflessione, ma rapida perché siamo al 1° maggio. Saranno i numeri ad inchiodare Bianco o Bianco resterà lì dove sta, più forte della scommessa e della sfida? Insomma En Marche o no?

 


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