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Sicilia, brutte notizie dalla Corte dei Conti

Sicilia, brutte notizie dalla Corte dei Conti Regione indebitata per oltre 5 miliardi

Debito in crescita del 3 per cento rispetto allo scorso anno

Un dirigente ogni 8,6 dipendenti e spesso non si trova un impiegato

Sicilia, brutte notizie dalla Corte dei Conti Regione indebitata per oltre 5 miliardi

PALERMO - Malgrado numerose misure "ispirate a rigorose politiche d'intervento", i conti della Regione siciliana vanno peggiorando. E' il richiamo delle sezioni riunite della Corte dei conti per la Sicilia nella relazione sul rendiconto 2014 della Regione presentata a Palazzo Steri, alla presenza del Governatore Rosario Crocetta, dell’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, del sottosegretario Davide Faraone, del vicepresidente del Consiglio di presidenza della Corte di Conti Enrico La Loggia, e di altre autorità civili e militari. Il giudizio dei magistrati contabili è, ancora una volta, molto severo nei confronti della Regione.  I giudici sottolineano una "condizione di difficile sostenibilità dei conti pubblici regionali". E richiamano il "generalizzato e significativo deterioramento dei saldi fondamentali di bilancio, che presentano significative involuzioni rispetto al 2013 e valori negativi anche per quelle poste che, invece, avevano realizzato risultati negativi". Fra i dati più critici quelli della sanità che è stata di 9 miliardi e 508 milioni: 615 milioni in più rispetto al 2013. Per la salute dei suoi cittadini la Regione siciliana impegna il 54 per certo dell'intera spesa che nel 2014 è stata di 17 miliardi e 599 milioni.  

 

Dopo avere osservato come "non appaia dimostrabile" che le politiche economiche abbiano "governato efficacemente" le variabili della crisi generale, la Corte segnala "con maggiore urgenza e preoccupazione rispetto al passato" l'esigenza che lo stato dei conti pubblici regionali "venga al più presto" sottoposto a percorsi adeguati di risanamento. Si tratta di misure che, secondo i giudici contabili, vanno "concordati con il livello centrale, così come si è provveduto in altre occasioni da parte del legislatore statale". Per la Corte sarebbe necessario un piano pluriennale di rientro "per il ripristino strutturale dell'equilibrio del bilancio regionale". E per questo occorrono apposite intese tra lo Stato e la Regione.

 

Al 31 dicembre 2014 il debito residuo complessivo della Regione siciliana è pari a 5,5 miliardi di euro di cui 5,3 miliardi a proprio carico e la restante parte (208) rimborsata dalla Stato. «Lo stock del debito si attesta su un livello superiore rispetto a quello del 2013 - dicono i giudici della Corte dei conti - registrando un trend crescente del 3,05 per cento».

 

La Regione ha fatto ricorso a due anticipazioni di liquidità per complessivi 900 milioni di euro concesse dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. «L’onerosità della situazione debitoria della Regione si percepisce con ancora maggiore evidenza - dicono i giudici nel rendiconto generale - se si considera che, entro il 2015, allo stock del debito già contrattato si aggiungerà la prevista sottoscrizione di un ulteriore prestito, pari a, 7 miliardi di euro. Per effetto di questa operazione l’importo complessivo dell’onere restitutorio dell amministrazione regionale ammonterà a circa 7,9 miliardi di euro».

 

Per i magistrati contabili «particolarmente preoccupante appare il livello assunto dal debito pro capite che, dai 1.028 euro dell’anno precedente, nel 2014 raggiunge i 1.040 euro». I giudici non risparmiano ulteriori critiche alla Regione: «Va segnalato - dicono - che nonostante i ripetuti rilievi delle sezioni riunite, non è stato predisposto in bilancio alcun fondo di riserva finalizzato a limitare l impatto degli esborsi futuri per i flussi differenziali».

 

E ancora, occhi puntati sul personale delle società partecipate: «ammontano a oltre 272 milioni di euro». Non solo. Rilievi vengono espressi anche sulla «sedimentata criticità del sistema delle società pubbliche regionali. È emerso come le stesse siano state utilizzate non già come soluzione efficiente per il migliore proseguimento di scopi pubblici ma piuttosto come strumento elusivo di divieti e vincoli legislativi».

 

Nella sua requisitoria il procuratore generale d'appello della Corte dei conti per la Sicilia, Diana Calaciura Traina, sottolienaa poi il capitolo del personale e della relativa spesa. La Regione siciliana ha un dirigente ogni 8,6 dipendenti, quasi ventimila impiegati ma ci sono uffici dove non lavora nessuno.  Il pg ha aggiornato la mappa del personale che ha sempre una rilevante incidenza sulla spesa corrente, anche se c'è stata una riduzione del 3 per cento con un miliardo e 546 milioni di stipendi pagati. I dipendenti a tempo indeterminato sono quasi 15 mila (ma diventano 17.325 con quelli a tempo determinato) a cui si aggiungono 1.737 dirigenti (diminuiti ma di poco). Altre 2.603 persone sono inquadrate nei servizi "esternalizzati" oppure vengono retribuite "ad altro titolo".

 

Malgrado questa grande dotazione di personale ci sono però servizi che hanno un solo dirigente e nessun dipendente. Questo è il caso limite di una struttura di fondamentale importanza come l'ufficio speciale per la chiusura delle liquidazioni: è stato creato nel 2014 per accelerare le operazioni di liquidazione delle società partecipate. Sono 12 quelle in cui la Regione ha attualmente una posizione maggioritaria e sette quelle in cui detiene quote variabili di partecipazione azionari. Si tratta di società, ha ricordato il pg, in cui già la Corte aveva individuato "profili di criticità e di cattiva gestione".

 

Sanità, la Regione pagherà debiti fino al 2045

Per evitare il commissariamento della sanità la Regione siciliana si è impegnata ad anticipare liquidità che la vincoleranno fino al 2045 a pagare quote di ammortamento per 96 milioni all'anno. Si aggiungono ai 128 milioni che paga per restituire allo Stato un prestito di circa 2,6 miliardi. I siciliani vengono quindi chiamati a sostenere uno sforzo fiscale per un lungo periodo che lascia perplessa la Corte dei conti sulla affidabilità dello "strumento individuato" per sanare il deficit sanitario.

 

C'è poi da considerare la sostanziale inefficacia di altre misure. Diminuiscono infatti la spesa farmaceutica e quella per il personale, si intensificano i controlli sulle prescrizioni, si decurtano le somme pagate per l'assistenza ospedaliera convenzionata ma nel 2014 la Regione siciliana ha impegnato 9 miliardi e 508 milioni di euro, 615 milioni in più rispetto al 2013. Com'è possibile? Il pg Diana Calaciura Traina trova una spiegazione nel fatto che sono in costante incremento le spese per l'acquisto di beni e servizi. Servono, sostiene, "maggiori e più incisivi controlli da parte dell'assessorato vigilante". "Sarebbe auspicabile - aggiunge - ancorare le valutazioni dei manager aziendali alla effettiva e sostanziale applicazione delle disposizioni in materia di spending review, tanto più in questo periodo di difficoltà economiche".

 

Ci sono però note positive. Il pg le riserva all'attività dell'assessorato alla salute con la quale si cerca di ridurre gli sprechi mantenendo inalterata la qualità della prestazione. "Mi riferisce - conclude il pg - ai controlli sulle cartelle cliniche, al monitoraggio sull'appropriatezza dei ricoveri, all'attenzione dedicata agli eventi cardiologici che, da soli, costituiscono una parte ingente della spesa regionale". 

 

Nei Comuni finanze a rischio

Per compensare le riduzioni dei trasferimenti erariali (meno 73,5 per cento) e regionali (meno 34,9) i comuni siciliani sono costretti ad aumentare la pressione fiscale. Lo rileva la relazione della Corte dei conti sul rendiconto del consuntivo generale della Regione nel capitolo dedicato alla difficile situazione della finanza negli enti locali: qui si parla di una "condizione di progressivo peggioramento delle situazioni finanziarie e gestionali dei comuni e, soprattutto, delle ex Province regionali. La relazione non manca di esprimere "forti preoccupazioni per la tenuta degli equilibri di bilancio già nel breve periodo".

 

Pesano da un lato la forte incidenza delle spese correnti, soprattutto quelle per il personale che comunque sono il lieve regresso, e dall'altro le entrate ridotte. Per bilanciare i conti i comuni spesso tendono a sovrastimare le entrate con una mole anomala di residui passivi. Ma questo serve solo a dissimulare le esposizioni debitorie e a non intaccare la "ipertrofia delle spese correnti". Altra anomalia è rappresentata dall'enorme massa di debiti fuori bilancio. I comuni sono in ginocchio e sei non hanno potuto evitare nel 2014 la dichiarazione del dissesto finanziario. La gravità della situazione è riportata dalla Corte alla "mancata adozione di adeguate misure di rientro di carattere strutturale". 

 

Ok al rendiconto, ma con riserve

"Le sezioni riunite della Corte dei conti per la Regione siciliana in conformità alle richieste del Pubblico ministero e nei limiti degli accertamenti compiuti - si legge nel dispositivo - dichiarano la regolarità contabile del bilancio della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2014 e regolare il conto generale del patrimonio della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2014 con esclusione delle seguenti partite: attività finanziarie a medio e lungo termine (azioni: 225.970.324,74 euro) e attività non finanziarie (sottoconti: beni immobili 403.472.102,70 euro, oggetti d'arte 313.247.503,66 euro; e beni mobili 78.386.019,40 euro)".
 

 

 

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