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Ars, «spese pazze» dei gruppi parlamentari

Ars, «spese pazze» dei gruppi parlamentari Chiesto il processo per 13 ex capigruppo

Tutti sono accusati di peculato. Archiviazione per altri 44 indagati

 

PALERMO - La Procura di Palermo ha chiuso l’inchiesta sulle «spese pazze» dell’Assemblea regionale siciliana che ha coinvolto un anno fa oltre novanta tra deputati ed ex deputati, accusati di aver usati i soldi per i gruppi parlamentari (si tratta di denaro pubblico) per spese personali come borse, gioielli, cravatte, profumi, fumetti di Diabolik, auto, soggiorni in hotel di lusso e regalie varie. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tredici tra ex capigruppo dell’Assemblea regionale siciliana. Sono tutti accusati di peculato. Esce invece dall’inchiesta l’ex capogruppo, appena nominato nuovamente, Antonello Cracolici (Pd), per il quale i pm hanno chiesto l’archiviazione.  Per altri 45 tra ex deputati e attuali parlamentari è stata chiesta l’archiviazione, tra cui spiccano i nomi del sottosegretario Davide Faraone, del Presidente Ars Giovanni Ardizzone, dell’ex deputato Bernardo Mattarella.

 

La richiesta di rinvio a giudizio è stata invece chiesta al gip per gli ex capigruppo Giulia Adamo, Nunzio Cappadona, Francesco Musotto, Rudy Maira, Nicola D’Agostino, Giambattista Bufardeci, Marianna Caronia, Paolo Ruggirello, Livio Marrocco, Innocenzo Leontini, Cateno De Luca e Cataldo Fiorenza. Ma anche per Salvo Pogliese, ora europdeutato Ppe.  A Giulia Adamo, ex capo del gruppo Misto all’Ars, piacevano decisamente gli accessori griffati: borse Nazareno Gabrielli e Louis Vuitton, ma anche foulard Hermes. Poi c’era chi preferiva la lettura, come Livio Marrocco di Fli, grosso divoratore di fumetti e appassionato di Diabolik. E ancora chi come Cateno De Luca, di Forza del Sud, e Rudy Maira, dell’Udc, coltivava l’amore per le auto di lusso. Passioni costose, tutte soddisfatte a spese dell’Ars, dicono i magistrati di Palermo.

 

L’inchiesta è coordinata dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci, e dai pm Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Luca Battinieri. Nonostante le posizioni degli indagati - capigruppo, deputati e personale dei gruppi - seguano destini diversi, nell’inchiesta non ci sono stati stralci. I criteri seguiti dai pm per discriminare le condotte lecite da quelle illecite hanno fatto riferimento alla finalità prettamente politica delle spese sostenute. Laddove, anche attraverso l’esibizione di documenti, gli indagati hanno dimostrato che l’esborso di denaro era strettamente legato a spese relative a finalità politiche, i magistrati hanno deciso di non procedere oltre. 

 

E dall’inchiesta sono uscite anche condotte, paradossalmente segnalate ai pm dalla Finanza: dal necrologio di 180 euro fatto da Salvino Pantuso, presentatosi quasi in lacrime in procura dopo l’avviso di garanzia, alle cialde per il caffè acquistate da Antonello Cracolici. A guidare le scelte dei pm sarebbero stati anche gli orientamenti dei tribunali di altre regioni che già si sono espressi sul punto: come quello di Torino, che ha concluso a gennaio il processo a carico di alcuni consiglieri.

 

Tra i nomi dei 45 tra deputati ed ex parlamentari per quali la Procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione spiccano - come detto - i nomi del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, ma anche dell Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, dell’ex deputato Bernardo Mattarella e dell’assessore alla Sanità Baldo Gucciardi. Dice Cracolici: «Sono stati due anni duri, ne esco provato, ho passato notti insonni ma alla fine gli stessi magistrati della Procura hanno accertato la regolarità delle spese del gruppo Pd. Bisogna attendere ancora la decisione del gip che dovrà valutare la richiesta di archiviazione. Attendo rispettoso questo ulteriore vaglio di un giudice terzo, ma certamente oggi con animo più sereno».

 

Chiesta l'archiviazione anche per: Roberto Ammatuna, Pino Apprendi, Giovanni Barbagallo, Marcello Bartolotta, Vincenzo Barbaro, Francesco Cascio, Giuseppe Cipriani, Salvatore Coppolino, Antonello Cracolici, Roberto De Benedictis, Antonino Di Guardo, Gregorio Di Liberto, Cinzia Di Pasquale, Giuseppe Di Giacomo, Anna Lucia Drago, Fausto Maria Fagone, Giuseppe Federico, Massimo Ferrara, Michele Galvagno, Luigi Gentile, Sergio Iraci, Giuseppe Laccoto, Raffaele Lombardo, Giuseppe Lupo, Elena Mancuso, Vincenzo Marinello, Vito Messana, Margherita Messina, Riccardo Minardo, Camillo Oddo, Vincenzo Oliva, Giovanni Panepinto, Salvino Pantuso, Raimondo Sciascia, Giuseppe Spampinato, Calogero Speziale, Giuseppe Sulsenti, Salvatore Termine, Gaspare Vitrano. Archiviata l’inchiesta per Nicola Leanza e Ignazio Marinese, entrambi scomparsi di recente.

 

L’indagine chiusa per 58 tra politici e funzionari resta aperta per altri 44 deputati ed ex parlamentari per i quali la Procura ha deciso lo stralcio. Si tratta dei seguenti politici: Giuseppe Arena, Alessandro Aricò, Mario Bonomo, Giuseppe Buzzanca, Francesco Calanducci, Salvino Caputo, Salvatore Cascio, Santo Catalano, Michele Cimino, Paolo Colianni, Toto Cordaro, Giovanni Cristaudo, Carmelo Currenti, Orazio D’Antoni, Antonio D’Aquino, Giacomo Di Benedetto, Giovanni Di Mauro, Nino Dina, Miguel Donegani, Marco Falcone, Marco Forzese, Giuseppe Gennuso, Pippo Gianni, Salvatore Giuffrida, Giovanni Greco, Carmelo Incardona, Salvatore Lentini, Giuseppe Lo Giudice, Bruno Marziano, Franco Mineo, Raffaele Nicotra, Filippo Panarello, Mario Parlavecchio, Giuseppe Picciolo, Orazio Ragusa. E ancora: Concetta Raia, Franco Rinaldi, Fortunato Romano, Anna Maria Roscioli, Riccardo Savona, Guglielmo Scammacca della Bruca, Antonino Scilla, Vincenzo Vinciullo. Per loro la Procura ha deciso “un procedimento autonomo”. perché  ha ritenuto che le spese dei partiti fossero finalizzate a spese personali. 

 

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