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Caso Borsellino, è “giallo” sulla telefonata

Caso Borsellino, Crocetta si autosospende ma non si placano le polemiche sul governatore

Dopo le frasi choc sulla Borsellino, tutti chiedono le dimissioni, lui si difende, si autosospende, poi la precisazione della Procura lo solleva un po'. Ma l'Espresso conferma l'intercettazione

La Procura smentisce l'intercettazione, l'Espresso conferma VIDEO

Caso Borsellino, Crocetta si autosospende ma non si placano le polemiche sul governatore

PALERMO - Uno psicodramma. Per Rosario Crocetta «è stato il giorno più brutto della mia vita».  Lucia Borsellino «va fatta fuori come suo padre», un ritornello che non gli ha dato tregua. Legge le agenzie di stampa, accende la Tv, naviga sui siti d'informazione. Quella frase che il suo medico personale Matteo Tutino avrebbe pronunciato mentre parlava con lui e finita in una  intercettazione non gli dà pace.   Arrivano i commenti politici. Dalle opposizioni, dal Pd, il suo partito. Ma soprattutto dalle cariche istituzionali. «La mia resistenza viene messa a dura prova», ammette sempre più disperato. Sembra cedere. Crocetta "il rivoluzionario", che fa i nomi dei mafiosi in piazza, pronto allo scontro verbale in ogni circostanza, sembra un pugile suonato messo all'angolo. Tramortito. Alle prime richieste di dimissioni, risponde che non ne vede il motivo. Ma il caso monta. E all'ora di pranzo Rosario Crocetta annuncia l’autosospensione dalla presidenza della Regione Siciliana. «Mi autosospendo in attesa di un chiarimento vero di questa vicenda: non ho nulla da nascondere. In questo caso io sono vittima», ha dichiarato Crocetta, aggiungendo di voler difendere la propria onorabilità.  L’interim della presidenza va ufficiosamente all’assessore alla Sanità Baldo Gucciardi. Ma la mossa di Crocetta non ferma il fuoco di fila delle prese di posizione. Convocata anche una riunione del Pd a Palermo. 

 

Ma la bufera è ormai scoppiata. Tutti vogliono la testa del governatore. Lui questa mattina, appena diffuse le intercettazioni con il suo medico personale ex ex primario all’ospedale Villa Sofia, aveva rigettato qualsiasi ipotesi di dimissioni: «Dimettermi? Sono accusato di qualcosa? Ho fatto qualcosa? Il destino della Sicilia può essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico? Non lo so». Ma la raffica di richieste di dimissioni arrivate da tutti i partiti, compresi pezzi del Pd - che ha convocato una riunione straordinaria per oggi alle 19 - gli ha fatto cambiare rotta. Così poco più tardi si è detto pronto a dimettersi. «Se avessi sentito quella frase avrei reagito. Ho sempre difeso Lucia Borsellino - ha detto Crocetta -, non ho nessuno attaccamento alla poltrona e non sono il Cuffaro di turno. Chiederò alla procura di ascoltarmi su questa vicenda. Dopodichè valuterò la questione e sarò pronto eventualmente alle dimissioni». Quindi è arrivata l’autosospesione, istituto che in realtà non esiste nell'ordinamento della Regione siciliana e che che quindi va letto più che altro come gesto politico.

 

La Procura di Palermo smentisce la telefonata

A placare la tempesta arriva però la smentita della Procura di Palermo. «Agli atti dell'ufficio non risulta trascritta alcuna telefonata del tenore di quella pubblicata dalla stampa tra il governatore Crocetta e il dottor Matteo Tutino», ha detto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. La Procura ha specificato di avere fatto ricontrollare questa mattina tutte le  registrazioni relative all'inchiesta su Tutino, il medico agli arresti domiciliari per truffa, sia dai Pm titolari dell'inchiesta che dai carabinieri del Nas. Lo Voi ed il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che ha coordinato l'indagine, hanno sottolineato che nelle carte e negli atti della Procura di Palermo non esiste alcuna telefonata in cui Tutino avrebbe detto a Crocetta riferendosi all'ex assessore alla Sanità Lucia Borsellino: «Questa va fatta fuori come il padre». 

 

«È vero che la Procura smentisce? Oggi mi hanno ammazzato...». Appena saputo del comunicato del procuratore Lo Voi, Rosario Crocetta non è riuscito a trattenersi al telefono. Pianti. Singhiozzi. «Perché... perché», ha ripetuto. «Ma quanto è potente questa mafia che mi vuole fare fuori?», ha detto ancora. «Avrei potuto anche farla finita oggi...».  «Metodo Boffo? Peggio, d'ora in poi si può parlare di "metodo Crocetta". Volevano farmi fuori», ha concluso il governatore sicuramente più sollevato di questa mattina quando è scoppiata la bufera.

 

l'Espresso però conferma l'intercettazione

A proposito della vicenda Crocetta, l'Espresso, in una nota, ribadisce quanto pubblicato. La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo". In realtà la precisazione de l'Espresso cozza con quanto scritto nell'articolo a firma di Piero Messina e Maurizio Zoppi, i quali, commentando le «parole pesantissime» pronunciate da Tutino a Crocetta scrivono che sono state intercettate pochi mesi fa. Ma allora sono intercettazioni recenti o risalenti a due anni addietro? Il giallo si infittisce.

 

 

 

 

 

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