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Crocetta “blinda” Fiumefreddo assessore:

Crocetta “blinda” Fiumefreddo assessore: «Entrerà in giunta in quota mia personale»

Sarà il successore di Linda Vancheri, ma c’è lo “scoglio” del Pd

Crocetta “blinda” Fiumefreddo assessore: «Entrerà in giunta in quota mia personale»

CATANIA - Vulcano, soprattutto; con le celle telefoniche dell’isola tempestate da un sovraccarico di chiamate al cellulare del governatore. Roma, magari dalle parti del Nazareno. E Catania. Con qualche scena che si consuma a Ragusa e strascichi persino a San Cataldo. Tutto in pochi giorni. Tutto (o quasi) lontano da Palermo. Dove domani, o al massimo mercoledì, dovrebbe consumarsi il gran finale. C’è il via libera per Antonio Fiumefreddo: sarà il nuovo assessore regionale alle Attività produttive. Al netto di qualche potenziale mal di pancia del Pd e di altri alleati, l’idea che Rosario Crocetta ha avuto (e portato avanti con forza) sin dall’inizio della scorsa settimana ha preso forma, oltre che peso. Il presidente di Riscossione Sicilia, avvocato penalista ed editore web, sarà il successore di Linda Vancheri. Fiumefreddo, già indicato dai boatos post dimissioni, dovrebbe entrare in giunta nelle prossime ore. La proposta di Crocetta gli è arrivata martedì.  

 

 

Il presidente di Riscossione Sicilia ha però chiesto tempo. «Gossip», rispondeva agli sms incalzanti dei giornalisti. Proprio nelle ore in cui poneva al presidente tre condizioni di agibilità: prospettiva temporale di ampio respiro, possibilità di formare un gabinetto di livello e mani libere da qualsiasi condizionamento politico. Sulla prima condizione Crocetta non poteva certo prendere impegni, ma è stato il dibattito all’Ars, in attesa del verdetto dell’assemblea regionale del Pd dei prossimi giorni, a far capire che l’appuntamento con le urne non sarà imminente. E sugli altri due punti - dicono a Palazzo d’Orléans - Crocetta avrebbe dato «convincenti rassicurazioni».  

 

 

E adesso? «Sono a mare», ironizza il quasi assessore. Non certo con le mani in mano, come ieri mattina, sugli scogli neri all’ombra dell’Etna. Perché chi negli ultimi giorni lo ha incrociato in aereo (Catania-Roma andata e ritorno), è certo che in ballo ci fosse anche un appuntamento con un paio di influenti esponenti del Pd nazionale e del governo. Un passaggio necessario, perché adesso fra Fiumefreddo e la porta degli uffici di via degli Emiri l’unico ostacolo può essere il Pd. O meglio: una parte di esso. I renziani, soprattutto. Ma non solo. Perché chi ha chiamato Crocetta in queste ore di relax alle Eolie per fagli cambiare idea ha sostenuto una tesi precisa: cos’è cambiato da quando, nell’aprile del 2014, ci fu una sommossa dem contro la nomina, firmata e ritirata dopo poche ore, di Fiumefreddo come assessore ai Beni culturali? «Il contesto politico è completamente diverso», si limita a sussurrare ad alcuni amici, al tavolo di una gelateria di piazza Lincoln, l’ex sovrintendente lombardiano del “Bellini” di Catania. Concetto completato, con convinta stima, da Crocetta: «È cambiato che Antonio ha dato una grande prova di capacità amministrativa a Riscossione Sicilia, dove ha ottenuto risultati di legalità ed efficacia senza guardare in faccia nessuno».  

 

 

E non è da trascurare che il posto di presidente della partecipata regionale, che Fiumefreddo dovrà lasciare, può essere una gratificante ricompensa per qualcuno dei più riottosi delusi. Ma c’è un altro fattore da non sottovalutare. «Mi fido di lui, è una persona che mi è stata vicina nei momenti più drammatici della mia vita, dicendomi in faccia le cose che pensava e consigliandomi soltanto per il mio bene».  

 

 

Non a caso, nella cronaca delle prime ore dopo l’anticipazione de L’Espresso, c’è un particolare che va modificato rispetto ai retroscena scritti da quasi tutti media nazionali e regionali: Crocetta non era nella villetta a Tusa. Ma sul chester bianco dello studio di Fiumefreddo, in via Gabriello Carnazza a Catania. È lì dentro che hanno vissuto le montagne russe di quelle ore di thriller: dalla sorpresa al terrore, dalle rassicurazioni alla rabbia. Con centinaia di mozziconi di sigarette, pianti, abbracci e persino qualche svenimento.  

 

 

Erano assieme, Saro e Antonio. Un binomio collaudato. Un rapporto iniziato grazie al comune legame con un altro deus ex machina del crocettismo, Totò Cardinale, ma che adesso è diretto. Personale. E proprio nella fase più scottante e dolorosa per le vicende del suo “cerchio magico” della sanità «Antonio è una delle poche persone di cui mi fido davvero», va ripetendo Crocetta. Che un passaggio politico l’ha già fatto, con il segretario regionale del Pd Fausto Raciti. Partendo da una constatazione: «L’accordo politico iniziale prevedeva che io avessi due assessori di mia fiducia, ma oggi non ne ho nemmeno uno». Mariella Lo Bello? «È in quota Megafono», taglia corto il governatore.  

 

 

Consapevole che la nomina del successore di Vancheri fa gola anche ad altre forze della maggioranza, a partire da Sicilia Democratica, (“orfana” di Nino Caleca) che ha dovuto accettare, seppur senza pestare i piedi più di tanto, l’arrivo della super-tecnica Sara Barresi all’Agricoltura.

 

È in questo contesto, oltre che fra i renziani, che si annidano i potenziali niet alla nomina di Fiumefreddo. Non tanto in Confindustria, che s’è appena sganciata dal governo con l’uscita di Vancheri, in silenzio nel suo buen retiro di San Cataldo. E dopo che Crocetta ha svelato, forse non a caso, il nome di Nello Dipasquale, ex sindaco forzista di Ragusa oggi renziano «indicato dalla Vancheri come suo successore» - di fatto bruciandolo - Fiumefreddo è l’uomo giusto per mantenere un equilibrio che rischia di rompersi dopo le secche smentite sull’endorsement. Legale di fiducia di Alfonso Cicero all’Irsap, vanta anche una collaudata amicizia con i vertici confindustriali, soprattutto con Ivan Lo Bello.

 

  E allora sì che il cerchio (non è dato sapere quanto magico) si chiude. Con la nomina di Fiumefreddo, nero su bianco nelle prossime ore. Crocetta sarà a Palermo domani, forse dopo un passaggio mistico previsto per oggi a Castelbuono, per la festa patronale di Sant’Anna, dove il governatore andrà anche «per un saluto intimo nella chiesa di Santa Maria del Rosario». Saro onora il voto alla Madonna, Antonio aspetta la benedizione del Pd. E poi il 38º assessore della giunta Crocetta sarà cosa fatta.

twitter: @MarioBarresi

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