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Addio alle nove ex province regionali

Addio alle nove ex province regionali L’Ars ha detto l’ultimo sì alla riforma

Istituiti sei liberi consorzi e tre città metropolitane LEGGI IL TESTO

Istituiti sei liberi consorzi e tre città metropolitane LEGGI IL TESTO

Addio alle nove ex province regionali L’Ars ha detto l’ultimo sì alla riforma

PALERMO - In Sicilia si chiude l’era delle Province: con 36 voti a favore, 11 contrari e 6 astenuti, il Parlamento regionale ha approvato la riforma che istituisce sei Liberi consorzi - Agrigento, Ragusa, Siracusa, Enna, Caltanissetta e Trapani - e le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ridisegnando l’assetto istituzionale nell’Isola, la legge varata dal parlamento completa la riforma, approvata lo scorso anno, attribuendo funzioni e competenze ai neonati enti intermedi e manda definitivamente in soffitta le nove ex Province della Sicilia, attualmente rette da commissari. 

 

Fino a una settimana il governo di Rosario Crocetta sembrava appesa a un filo a causa dell'ormai famosa intercettazione (inesistente secondo più procure) pubblicata da L'Espresso e per la traballante maggioranza che non assicurava alcun futuro all'esecutivo. Oggi, con l'approvazione della legge che istituisce i Liberi consorzi dei Comuni e le tre città metropolitane, il governatore è convinto d'aver trovato una seconda giovinezza e parla di «fatto storico», invitando anche l'opposizione a concentrarsi sulle riforme «per cambiare volto alla Sicilia».

 

Crocetta brinda alla «stagione del cambiamento», cavalcando il suo cavallo di battaglia, l'abolizione delle Province, appunto, il cui primo atto risale al febbraio 2013, quando il governatore, a quattro mesi dalla sua elezione, proprio sulla questione delle Province strizzava l'occhio al Movimento 5 Stelle pensando di fare in Sicilia quello che il Pd non era riuscito a fare a Roma: convincere i grillini a sostenere la maggioranza. E con il contributo dei cinquestelle passò un articolo di 4 commi con il quale si sospendeva il rinnovo elettorale degli enti intermedi. In poco tempo si sarebbe dovuto approvare il testo definitivo, invece sono passati due anni e mezzo nei quali gli enti intermedi sono stati amministrati, di proroga in proroga, da commissari. Quanto al feeling con gli uomini di Grillo e Casaleggio, si è esaurito in men che non si dica.

 

Ora sono altri i potenziali interlocutori di questo governo: il ddl che istituisce sei Liberi consorzi e tre città metropolitane passa anche grazie all'astensione dell'Ncd di Alfano, al quale vanno i ringraziamenti, in conferenza stampa, dell'assessore Udc Giovanni Pistorio.

 

L’impianto complessivo del ddl, che  tre mesi fa era stato affossato in aula e rinviato in commissione, e in particolare le norme sull’elezione di secondo livello dei sindaci delle Città metropolitane e degli organi dei Liberi consorzi, resta quello definito in commissione Affari istituzionali. Ieri l’aula, infatti, ha bocciato con voto chiesto dal M5S due emendamenti - uno presentato da Pd, l’altro dall’Udc - che avevano provato a correggere il tiro. Seppur con qualche variante entrambi prevedevano che a ricoprire la carica di sindaco della città metropolitana fosse "di diritto" il sindaco della città capoluogo. Ma gli emendamenti sono stati "cassati", stoppando le aspirazioni degli attuali sindaci di Palermo e Catania Leoluca Orlando e Enzo Bianco a ricoprire la carica.


Le norme, in linea con l’impianto definito in commissione, prevedono dunque che i sindaci delle città metropolitane saranno eletti dai sindaci e dai consiglieri dei comuni dell’area metropolitana, che coincide con il perimetro delle ex Provincia. Lo stesso dicasi per l’elezione degli organi dei Liberi consorzi: Presidente, assemblea e giunta. 

 

Intanto, l'eco delle parole di Matteo Renzi (o si governa o si va a casa), trovava d'accordo Crocetta anche nei turbolenti giorni in cui il suo esecutivo sembrava avere i giorni contati e lo trova ancora più d'accordo adesso che ha portato a casa un risultato, anche se, avverte il governatore, a Renzi non sono chiari certi meccanismi della politica siciliana. E lo dice nel giorno il cui il vicesegretario dei democratici è a Palermo per incontrare i vertici siciliani del Pd in vista dell'assemblea regionale del partito programmata per lunedì. Un appuntamento che nelle intenzioni di chi l'aveva chiesto a gran voce sarebbe dovuto servire a dare il benservito a Crocetta, le cui parole sembrano, invece, dettate da entusiasmo: «Abbiamo bisogno di fare leggi, dopo la lezione di democrazia che ha dato il Parlamento giovedì scorso, su una vicenda che mi riguardava, è cambiato molto: c'è la volontà di un confronto che prima non c'era. La storia dei rapporti tra il governo e il Parlamento può mutare per cambiare la storia della Sicilia».

 

Parole che non fanno alcun effetto al Movimento 5 Stelle, che parla dell'ennesima occasione mancata, un provvedimento che  «serve a conservare il potere e dire a Renzi che il Pd è ancora in vita». 

 

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