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«Senza di me che facevo la “signorina no”

«Senza di me che facevo la “signorina no” Rosario è rimasto vittima dei finti amici»

Intervista a Michela Stancheris, ex segretario ed ex assessore al Turismo di Crocetta

Intervista a Michela Stancheris, ex segretario e assessore di Crocetta

«Senza di me che facevo la “signorina no” Rosario è rimasto vittima dei finti amici»

Che fa Michela Stancheris nella sua prima estate lontana da Crocetta?

«Sono appena tornata da un tour del sud-est siciliano in Harley Davidson».  

 

Bella la vita. Anche senza potere?

«Non sono caduta in piedi: la scelta di uscire di scena ha significato rinunciare a qualsiasi stipendio. Mi sono rimessa in gioco, in una sfida. Sono andata in banca, ho chiesto un prestito e ho aperto una mia azienda. Gestisco tour, curo una linea enogastronomica, scrivo contenuti sul turismo per brand importanti. E poi ho un ruolo nel tavolo nazionale, coordinato da Gozi, sulla riprogrammazione dei fondi Ue. Gratuito, su nomina nazionale. E ho un mio libro in uscita a settembre».  

 

Ah, però. Una guida della Sicilia?

«Non proprio (e ride)... Un libro molto divertente. Che parla di una Sicilia non bruttissima, né buttanissima. Ma bellissima. Con aneddoti della mia esperienza da segretaria e da assessore. Mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe... ».  

 

Il titolo sarà “Ascesa e declino di un’ex segretaria”?

«Il titolo è segreto, sarà a effetto. Ma non c’è declino, è la vita. Io divido la mia vita fra prima e dopo il 26 ottobre 2014 (data dell’addio all’assessorato, ndr) ».  

 

Nostalgia del “prima”?

«Mi manca il mio staff, che è la mia famiglia siciliana. E mi manca il “primo Rosario”. Era fantastico, quando gli facevo la segretaria particolare. Si pensava, si programmavano cose innovative».  

 

Bei tempi...

«Quando eravamo pochi, ma buoni. Quando mi chiamavano la “signorina no”. E un motivo c’era... ».   Ecco, appunto... «Se Rosario mi avesse lasciato fare la “signorina no” sicuramente certi personaggi non sarebbero arrivati».  

 

Proprio qui volevamo arrivare.

«Quel palazzo è dannato. All’inizio c’era davvero l’aria di freschezza portata da Crocetta. Io ho creato una barriera molto forte, perché il presidente della Regione deve filtrare i rapporti. Poi, senza che lo volessi, mi ha nominata assessore... ».  

 

Ed è caduto il muro di Bergamo...

«Sono stati permessi degli accessi e delle vicinanze di troppa confidenza, senza selezione».  

 

 

Come avveniva la selezione, prima?

«Io, dopo averlo affinato a Bruxelles, ho affermato un sistema di priorità. Dove serviva un no forte, dove un “ni”, talvolta il sì. Poi è diventato tutto diverso».  

 

In che senso?

«Il potere fa male a tutti, perché nutre il tuo narcisismo. Io sono convinta che quando sono diventata assessore in molti hanno gioito».  

 

Perché il presidente diventava più avvicinabile?

«Vi sfido a chiedere a chiunque la differenza fra prima e dopo la Stancheris segretaria. Io volevo una netta divisione fra il ruolo politico e istituzionale. Dopo, lui è rimasto un uomo solo con un contorno mischiato».  

 

Ma lei conosceva Tutino, Sampieri e compagnia bella?

«Io ho conosciuto tutte queste persone. Ma sono stata subito scettica sugli amici della seconda ora. Mi chiedevo se questi rapporti avessero un valore e ogni giorno che passava mi accorgevo che erano vuoti. Quasi tutti».  

 

Che ricordo ha del loro rapporto con il governatore?

«Una loro presenza, ingombrante così come si legge sui giornali, non la ricordo. Non l’ho gestita così, nell’agenda del presidente. Poi lì arriva di tutto: dovresti avere informazioni continue su chi entra. E non è facile».  

 

Eppure in alcune intercettazioni Tutino e Sampieri concordavano un forte sostegno alla «candidata del presidente» alle Europee. Come la mettiamo?

«Che loro abbiano potuto partecipare a qualche evento non lo posso escludere. Ma che abbiano avuto in mano l’organizzazione della mia campagna elettorale no. Io l’ho fatta ignorata dal Pd, io da sola con sette ragazzi».  

 

Da quanto tempo non sente Crocetta?

«L’ho chiamato il giorno del casino su Tutino. Ero a casa con i miei genitori, quando abbiam sentito Rosario che piangeva in un’intervista. E mi si è spezzato il cuore. Come se avessero fatto del male a uno della mia famiglia. Lì è uscito il mio aspetto di leonessa. E l’affetto per Rosario, che dal punto di vista umano è fantastico. Ho provato a stargli vicino».  

 

Che idea s’è fatta del Tutino-gate?

«Il contesto generale è una cosa, l’intercettazione, se non c’è, è un linciaggio mediatico nazionale».    

 

Il suo rapporto con Lucia Borsellino?

«Io con Lucia ho avuto un bel rapporto: è una donna che si fa voler bene. È dolce, Rosario le vuole bene davvero. È chiaro che molte cose, come emerso in questi giorni, non le andavano bene, da tempo. E allora mi chiedo: perché non l’ha detto all’epoca? Per onestà intellettuale avrebbe potuto alzare la voce prima. E io questo non gliel’ho visto fare, fin quando son stata lì».  

 

Che differenza c’è fra la giunta con e senza Stancheris?

«Quelle di ora sono giunte meno libere dai partiti e dalle correnti. Ma alcuni assessori non li conosco più. Non mi ricordo i nomi... ».  

 

Urge un test: come si chiama l’attuale assessore ai Trasporti?

«Ah, certo. Mi ricordo che era il capo di gabinetto di Nico Torrisi: si chiama... si chiama...? ».  

 

Bocciata. Come giudica Cleo Li Calzi, che ha preso il suo posto al Turismo? «Poteva essere molto peggio. Non credo che stia lavorando male. Certo, io in due mesi ho aperto l’aeroporto di Comiso. Ma quello è un dettaglio... (risatina ironica) ».  

 

Da zero a cento: quanto era condizionata da Crocetta, quand’era assessore?

«Zero. Lui dà massima libertà, se si fida. Ed è questo che mi fa davvero arrabbiare. La libertà, se non hai accanto a te persone che vogliono il tuo bene, diventa caos».  

 

E la corte si riempie di cortigiani non sempre disinteressati...

«Sì: Rosario è vittima dei cortigiani. Purtroppo non sempre preparati. Quelli preparati ci sono e restano nell’ombra, perché scalzati da quelle modeste. Il problema è che Rosario, a eccezione di Nelli (Scilabra, ndr) e di pochi altri, accanto a sé non ha più persone interessate al successo della sua presidenza. E non c’è una strategia chiara».  

 

Ecco: una strategia per Crocetta?

«Lui è una potenza umana. Ha la forza di fare delle riforme drastiche e rapide. E se non gliele fanno fare dev’essere lui a prendere la decisione di uscire di scena a testa alta. Senza farsi ricattare: ragazzi, torniamo alle elezioni e sono io che lo decido non voi che mi staccate la spina».  

 

Ma è rimasta col Megafono, di cui è fondatrice?

«No, ho i miei progetti politici».    

 

Anche lei nell’accogliente Pd?

«Non credo. Ci sono delle proposte in atto. Ci sto ragionando».  

 

E nel frattempo?

«Nel frattempo, nonostante Rosario, ho avuto tempo di trovare il fidanzato. Anzi forse è meglio che non lo diciamo. C’è la voce che io sia lesbica, che a livello elettorale funziona! Scherzi a parte: sono felice».  

 

A Siracusa, dove quelli dell’Inda la detestano...

«Sono stata attaccata in modo pesante e insensato. I fatti, con le ultime inchieste, mi danno ragione. Ma ora, vivendoci, ho più chiara la dimensione economica che l’Inda ha per Siracusa: va preservata. Solo che si deve uscire da questo paradigma dell’utilizzo del potere locale. E il sindaco Garozzo sta provando a farlo».  

 

Con chi è rimasta in contatto della politica regionale?

«Sono una ragazza normale, fuori e dentro la politica. Ho visto il figlio di Lombardo, Toti. Poi con Nelli Scilabra e Linda Vancheri ho mantenuto rapporti. Ma indovinate chi mi ha fatto la telefonata più carina il giorno del mio addio all’assessorato? »  

 

Tratteniamo il respiro. Chi?

«Marco Falcone, di Forza Italia. E un altro a dimostrarmi grande affetto è stato Lillo Firetto. Gli ho dato pure una mano, ad Agrigento. E poi la mitica Bernadette Grasso, oltre che Pippo Gianni, che incontro a Siracusa per strada».  

 

E adesso che farà?

«Cucino. Ho amici a cena».  

 

Menù?

«Bis di primi siciliani: uno bottarga e agrumi, l’altro con pomodoro siccagno. E poi un secondo: involtini di verza alla bergamasca. Allora, aggiungo un posto a tavola? ».  

 

No, grazie: c’è da scrivere l’intervista.

«Ma è una leggenda metropolitana che io non sia brava a cucinare! E quella volta che, a Bruxelles, Rosario e la scorta sono stati male dopo aver mangiato il tiramisù è perché ci avevo messo otto moka di caffè. Passarono tutti una notte in bianco... Ma sono cambiata, ora ho anche più tempo».  

 

Ci fidiamo. Sulla parola.

«Mi ritengo offesa».  

 

twitter: @MarioBarresi

 

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