WHATSAPP: 349 88 18 870

"Crocexit", ecco perché il Pd voterà "remain"

Oggi la direzione regionale dei Dem che ha già deciso il da farsi

"Crocexit", ecco perché il Pd voterà "remain"

Al referendum sulla "Crocexit", il Pd - oggi pomeriggio - voterà "Remain". Alla vigilia della (non più) delicatissima direzione regionale dei dem, il partito ha già deciso il da farsi sulla (non più) drammaticissima crisi di governo.

Una questione di tempi. Ormai è troppo tardi, pure per i mujaheddin anti-Saro, per staccare la spina al governatore. «I siciliani non lo capirebbero, dopo quasi cinque anni», diranno. E qualcuno noterà che «è venuto meno l'oggetto del contendere». Rosario Crocetta, di fatto, ha disinnescato la crisi. Con alcune parole dette. Agli alleati: «Il sostegno alla mia ricandidatura non è una condizione per stare nel mio governo». E su Pietro Grasso: «Se è lui il candidato, io il suo primo e leale sostenitore». Sottinteso: «Basta, mi arrendo! Non mi ricandido. Ma il Pd mi rispetti come governatore e mi trovi un ruolo adeguato. Poi, se Grasso dice no, ne riparliamo...».

Questo non l'ha mai affermato, Crocetta. Che oggi forse non sarà all'Hotel delle Palme, da istrione nannimorettesco qual è. Tanto la partita del Pd non si gioca su ciò che si dirà. Ma sul non detto. E, soprattutto, sull'indicibile.

Perché magari alcuni, fra i dem molto più di governo che di lotta, tireranno fuori l'argomento più nobile: «C'è un programma da completare». E chissà se i pragmatici, per definizione o per vocazione, si esprimeranno. Antonello Cracolici, potente assessore orfiniano all'Agricoltura già candidato alle defunte primarie, potrebbe sbottare: «Siete pazzi? Io ho un pozzo di soldi dell'Europa e volete farmi restare a bocca asciutta dopo che mi sopporto Crocetta da cinque anni?». In fondo alla sala, a questo punto, si dovrebbe udire il vocione non renziano di Bruno Marziano: «Bravo! Lo stesso vale per la formazione. Dopo i guai della Scilabra, ora che le cose girano tolgo il disturbo?». L'astro etneo di AreaDem, Anthony Barbagallo (Turismo), sarà presente, nonostante l'agenda fitta di conferenze stampa. Dovrebbe argomentare: «Fino a novembre ho fondi e sagre da Mazara a Portopalo. Chi li fa poi, la Stancheris?». Baldo Gucciardi, in sala per una breve pausa dal ricevimento a piazza Ziino, chioserebbe: «E i concorsi della sanità? Siamo dei kamikaze, se usciamo proprio adesso».

Un film, Le parole che non ti ho detto. O soltanto un racconto onirico. Perché tutti (Crocetta per primo) sanno che per il Pd il vero punto all'ordine del giorno è un altro: com'è finita con Grasso? Nei palazzi di Roma e nei lidi di Palermo si punta sul Sì. E in molti, oggi fra i dem, dedicheranno lodi e odi al presidente del Senato, «l'unico che ci può fare vincere le Regionali». Ma nessuno scioglierà un paio di nodi che tutti (o quasi) tengono aggrovigliati in testa. Il primo: «Se Grasso accetta, porrà le sue condizioni. Siamo davvero disposti ad accettarle senza manco discutere?». Né, fra uscenti e/o aspiranti all'Ars, si oserà mai sussurrare, anche in nome e per conto dei "cugini" alleati: «Non è meglio essere deputati regionali con Cancelleri presidente che impresentabili con Grasso candidato?». A quel punto Peppino Lupo, vate franceschiniano, in apparenza defilato ma più che mai sul pezzo, dovrebbe vantarsi della sua lungimiranza: «Avete visto com'è finita con Orlando a Palermo? Io ero l'unico a volere l'accordo, anche senza simbolo. Per vincere ci vuole pure Leoluca con le sue liste. Quindi rassegnatevi: ce lo inghiottiamo pure alle Regionali».

Nessuno, forse, porrà il secondo punto: «E se Grasso ci dice no che succede? Sarà un casino, come faremo?». Allora potrebbe intervenire Davide Faraone. Che oggi marcherà visita, affaccendato a Trapani nel sostegno al candidato solitario Pietro Savona. Se ci fosse, il sottosegretario riempirebbe di senso il suo silenzio operoso di questi giorni. «Vi dico di affossare Crocetta da due anni e me lo chiedete ora? A me di questa crisi non interessa nulla. Grasso candidato? Se lo dite voi...». E in quei sornioni puntini di sospensione, da persona informata sui fatti, ci sarebbe tutto. Addio, amaro e consapevole, al suo sogno della corsa a Palazzo d'Orléans causa vangelo grassiano secondo Matteo? O gongolamento preventivo in attesa del caos che seguirà al Grande Rifiuto?

«Non me ne frega niente di questi schemi», urlerebbe il segretario Fausto Raciti. «Voi mi sfottete e mi chiamate Dalemino, ma io qui sono il solo che ha le idee chiare: l'unica cosa che ci interessa è vincere questo c... di Regionali!».

Il silenzio attonito che ne seguirebbe sarebbe rotto dallo squillo del suo cellulare. «Ah, scusate è Mirello. Dalla Romania...». E Crisafulli, oggi assente perché in missione accademica, ululerebbe in viva voce: «Se fate la crisi ora, vi prendo a calci in culo...». Disseppellendo il suo hashtag di guerra: #JeSuisPieroGrasso.

Ma oggi, alla direzione regionale del Pd, non andrà così.

Twitter: @MarioBarresi

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa