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La Lista dei territori, prende forma la creatura di Leoluca Orlando per le Regionali

Con un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Palermo annuncia l’avvio di un nuovo percorso politico al servizio delle comunità locali e lontano dalle influenze di Confindustria

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Leoluca Orlando, sindaco di Palermo

PALERMO, 20 GIU - Con un lungo post pubblicato oggi sulla sua pagina Facebook, Leoluca Orlando annuncia l’avvio di un percorso per la creazione di una «Lista dei territori» in vista delle prossime elezioni regionali. E traccia le linee di quello che definisce un «programma chiaro e senza ambiguità». «La dignità e la fatica dell’amministrare a servizio delle comunità locali non possono e non devono più essere mortificate ulteriormente da atteggiamenti e pratiche 'annacatorie', che hanno fatto parlare in Sicilia di uno stato di calamità istituzionale», afferma il sindaco di Palermo.

 

«E' dai territori, a partire anche da Palermo, che occorre prendere le mosse con quello che viene definito - dice Orlando - civismo politico, del tutto alternativo a movimenti tanto ribelli quanto inconcludenti e incapaci di amministrare e del tutto alternativo a logiche di apparato che simulano protagonismo con litigi continui ed inconcludenti».

 

«Chi da oltre due anni considera conclusa l’esperienza del Governo Crocetta ha il diritto e il dovere di immaginare un futuro diverso e migliore - sottolinea - per i siciliani e per la Sicilia, a partire non da alchimie politichesi ma a partire dai problemi reali, come ogni giorno sono chiamati nei territori a fare amministratori locali e sindaci». Poi attacca «un programma regionale chiaro deve prevedere pregiudizialmente la fine del soffocante ed improprio ruolo politico di governo da parte di un mondo cosiddetto confindustriale siciliano che si ostina a voler comandare, certamente impropriamente e troppo spesso illegalmente, e che nelle ultime elezioni comunali a Palermo è stato direttamente impegnato con un suo vertice candidato in una delle coalizioni sconfitte dagli elettori».

 

«In sintesi, milioni di siciliani - conclude - non possono essere esclusi, e sono stati sin qui esclusi, dalla comunità nazionale ed europea e dai loro processi di riforma e flussi finanziari, a causa di uno statuto speciale divenuto alibi per inattività ed inadeguatezze, oltre che privilegio e fonte di rendita parassitaria per pochi ed isolamento e mortificazione per tutti gli altri». E mette in guardia «a non mercificabile da parte di intrallazzisti, a volte mascherati da gruppi finanziari anche multinazionali».

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