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Centristi, idea D'Alia per la presidenza della Regione

L'ex ministro: «Il Pd smetta di giocare a "incularella" e torniamo a parlare di politica»

D'Alia minaccia Crocetta; «Se il Piano sanitario è questo, Udc pronta ad abbandonare il governo regionale»

Giampiero D'Alia

CATANIA - «E certo... Noi potremmo avanzare una nostra candidatura alle Regionali». Quando Pierferdinando Casini, in una sala piena come un uovo e fresca come una serra di pomodorini, proferisce questa parole sembra proprio essere arrivato il momento che tutti stavano aspettando. Il seguito è una domanda retorica: «Ma secondo voi D’Alia sarebbe in grado di fare il presidente della Regione?». La risposta è un urlo corale: «Sì, certo che sì». Poi, però, l’ex presidente della Camera aggiusta il tiro: «Sarebbe sbagliato lanciare, oggi e in questo modo, la candidatura di Gianpiero».

Ma Marco Forzese, capogruppo dei Centristi all’Ars e principale artefice del «bagno di folla a Catania», l’ha già preso sul serio: «Abbiamo i numeri e la forza per affrontare le Regionali da protagonisti. Siamo pronti a lanciare un nostro candidato governatore e D’Alia ha tutte le carte in regole per questa sfida importante». In effetti il nome dell’ex ministro messinese è sul tavolo da settimane. E ora diventa il simbolo della rivolta moderata: «Il primo problema è uscire da una logica di minorità permanente, da una logica di inferiorità», scandisce Casini. «Non siamo secondi a nessuno», sostiene Forzese. E l’ex assessore regionale Giovanni Pistorio: «Siamo una classe dirigente corretta, competente e responsabile. Siamo i migliori».

D’Alia in campo? Una (quasi) investitura che va però contestualizzata. Perché quando Pistorio afferma che «è da questo mondo che può essere espressa la guida della Regione» si riferisce a un progetto ben preciso: la reunion di tutti i moderati. Un esperimento da proporre alle Regionali, che, ricorda Casini, «sono il primo tempo delle Politiche». Il piano: «Mettetevi a un tavolo con tutti gli altri di centro e superate le incomprensioni». Ma anche con l’Udc di Cesa dal quale sono da poco fuoriusciti? «Sì, Lorenzo è un amico e non c’è problema a riprendere il dialogo», confida Casini nel giardino dell’Excelsior. Del resto, in sala, quello di Pier è un esplicito «appello a D’Alia». Che fu il più infervorato dei separatisti: «L’Udc è morta, stiamo parlando del nulla», affermò prima di essere sospeso da Cesa a cui rispose dimettendosi dal partito. Ma ora la nuova strategia casiniana è «superare i personalismi che hanno ucciso i moderati». Certo, bisognerà sapere che ne pensa il segretario dell’Udc, saldamente ancorato al centrodestra. E poi si dovrà capire cosa significa rimettere assieme i pezzi dello scudo crociato siciliano, compreso Totò Cuffaro. E Angelino Alfano? D’Alia esplicita che «aspettiamo gli amici di Ap per condividere un programma chiaro, con persone credibili e alleanze sui contenuti».

Ma questo ringalluzzito centro con chi vuole stare? «In questo momento -ammette Casini - non si dà per scontato nulla, anche perché non sappiamo il centrosinistra cosa propone in Sicilia. Siamo in attesa di capire». E ammonisce: «È vergognoso chi va da Salvini in processione a mendicare un seggio». L’idea, comunque, è allearsi col Pd. Anche se lo stesso D’Alia provoca i dem: «Quando avranno finito di giocare al gioco dell’incularella e vorranno parlare di politica, noi siamo qui. Ma facciano presto». Eppure, quasi del tutto allontanate le sirene incantatrici del centrodestra («Non si può fare, anche perché Berlusconi non se lo riprende più Alfano», confessa un big centrista), la collocazione resta sempre dentro il centrosinistra. Con uno scenario siciliano - suggestivo o magari iper realistico - in cui sarebbe proprio il Pd a chiedere ai moderati di esprimere il candidato presidente. E non tanto per la guerra fra le tribù dem, riaperta dal rifiuto di Piero Grasso. Se il Nazareno scegliesse un nome la guerra finirebbe. Ma forse - dicono a Roma - Matteo Renzi, di fronte a sondaggi che annunciano una sconfitta ineluttabile in Sicilia, potrebbe decidere di perdere con un candidato centrista. Una mezza sconfitta, meno bruciante. O magari una vittoria a sorpresa, da condividere con gli alleati.

L’unica certezza, ribadita da Casini, è «una discontinuità rispetto a Crocetta». A proposito: D’Alia chiede scusa «per non essere usciti dal governo molto prima» e il segretario regionale Adriano Frinchi auspica di «recuperare il rapporto con i cittadini, riportando la Sicilia al centro del dibattito nazionale ed europeo». Pistorio, reduce dal “Gay Gate” di crocettiana memoria, precisa di «non voler parlare dell’esperienza di assessore regionale», ma sbandiera «atti inattaccabili». E si prende un’affettuosa pacca da Casini: «Ti ho visto tirato a lucido, un po’ di digiuno dal potere ti fa bene...».

La campagna elettorale comincia da qui. «La Sicilia è moderata e s’incazza solo quando i moderati dormono. Svegliamoci - arringa D’Alia - e lavoriamo». Una sagra dell’orgoglio post-democristiano. Guidato, in tutti i sensi, da Casini. Rivela Forzese: «Siamo andati a prenderlo in aeroporto. Io e D’Alia, senza auto blu. E abbiamo avuto l’onore di avere Pierferdinando come autista. Ha voluto prendere lui il volante in mano». Assioma finale: «Quando si ha carisma e talento si è bravi a portare la macchina. Casini può determinare la scelta del candidato presidente della Regione». Il viaggio è appena cominciato.

Twitter: @MarioBarresi

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