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Il costituzionalista Agatino Cariola«La Delrio non è la Bibbia col copia e incolla»

Il costituzionalista Agatino Cariola «La Delrio non è la Bibbia col copia e incolla»

Il costituzionalista Agatino Cariola «La Delrio non è la Bibbia col copia e incolla»

Professore Cariola, la riforma delle Province in Sicilia ha davvero profili di incostituzionalità? «Le ribalto la domanda: perché la legge regionale dovrebbe essere incostituzionale?».

Fra le ipotesi circolate si parla di due punti: l’assenza di voto ponderato e il limite per in sindaci con meno di 18 mesi di mandato. «Allora, sul primo punto starei tranquillo. Il secondo mi sembra più delicato. Da un lato c’è il principio di uguaglianza: ogni sindaco deve avere lo stesso diritto di elettorato passivo. Ma dall’altro c’è il principio di buon andamento ed efficienza della pubblica amministrazione: è lo stesso per cui i magistrati che stanno per andare in pensione non possono ricoprire cariche apicali perché poi interromperebbero il mandato dopo poco tempo. Tutto qui? ».

 

No: il sottosegretario Bressa dice che, comunque, la riforma Delrio “supera” l’Autonomia siciliana: tutto ciò che non è stato recepito dalla Regione, in teoria, può essere impugnato.

«Ecco, questo è il punto. Lo status di norma fondamentale di valore econonomico-sociale, assieme alle norme che regolano i principi dell’ordinamento giuridico e agli obblighi internazionali dello Stato, sono gli unici limiti allo Statuto autonomo. Ma io, scusandomi per la brutalità, faccio sempre questo esempio ai miei studenti: non è che se lo Stato dice che la “pipì del passerotto” è una norma fondamentale, allora lo sia davvero... Ci vogliono degli elementi oggettivi, l’autodefinizione non basta».

 

Ma la Regione può avere delle chance nell’eventuale impugnativa di Palazzo Chigi?

«La Delrio non è la Bibbia, non è detto che la Regione è obbligata fare il copia e incolla di una legge che, tra l’altro, è - questo sì per autodefinizione - fatta in attesa della riforma del Titolo V. Non è necessaria la clonazione». Che succederebbe in concreto? Non si vota più il 29 novembre? «Non è detto: in astratto la legge regionale c’è e va applicata. Con l’impugnativa, probabilmente lo Stato chiederà, oltre al giudizio di merito della Corte costituzionale, anche la sospensiva della legge regionale entro 30 giorni».

 

La Regione che può fare?

«Può difendersi in corte costituzionale, oppure recepire i contenuti dell’impugnativa con una nuova legge all’Ars».

 

E i Comuni che hanno fatto il referendum? Carta straccia il voto popolare?

«Non è così. La Sicilia ha fatto una legge che tiene conto di procedimenti già iniziati, anche prima della legge Delrio. Pure questo è un profilo delicato, ma non sono così certo del fatto che l’impugnativa travolgerebbe anche il voto popolare. Anche perché ci sono principi di economicità e ragionevolezza da salvaguardare». Lei, in caso di impugnativa, che farebbe se fosse Crocetta? «Andrei fiducioso in giudizio: è uno scontro epocale, ma si può vincere. Mi piacerebbe molto, giocarla, questa partita. Il risultato è tutt’altro che scontato».

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