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Confindustria, scontro sempre più duro

Confindustria, scontro sempre più duro E Squinzi: “Io dalla parte di Montante”

Marco Venturi spedito dai probiviri: “E il codice etico?”

Marco Venturi spedito dai probiviri: “E il codice etico?”
Confindustria, scontro sempre più duro E Squinzi: “Io dalla parte di Montante”
L’impresa di spazzare via le ombre su Confindustria Sicilia da parte di Marco Venturi, presidente di Confindustria Centro–Sicilia, segna il passo: ieri pomeriggio ha lasciato Roma in aereo per tornare a casa. L’incontro con il presidente confindustriale Giorgio Squinzi che avrebbe dovuto portare a un chiarimento non c’è stato, per il semplice motivo che Squinzi era a Taranto per parlare di nuove risorse agli industriali meridionali. Ma in una dichiarazione fatta ai giornalisti che gli chiedevano delucidazioni sul caso Sicilia, ha fatto intendere da che parte sta: «Quanto sta avvenendo in Sicilia – ha detto – è all’attenzione dei probiviri. Sto aspettando di essere informato sulla vicenda, ma, fin da adesso, do supporto e fiducia ad Antonello Montante». Par di capire che, se fosse per lui, il «caso Sicilia» non ci doveva essere. E intanto ha spedito Venturi dai probiviri. Dice l’ex assessore: «Resto basito davanti a queste parole, ma lui è il presidente e quindi aspetto... Ma io dico: uno come Antonello Montante indagato per mafia non dovrebbe fare un passo indietro? Come si fa a dare supporto, a prescindere, ad un indagato per mafia? Dov’è il codice etico? Direi che il presidente Squinzi dovrebbe chiarire la situazione prima di dare sostegno e appoggio. A prescindere. Non è opportuna la dichiarazione del presidente Squinzi – a poche ore dalla convocazione pervenutami dal collegio dei probiviri – di stare dalla parte di Montante prima ancora di conoscere il contributo che dovrò offrire, il 1° ottobre, al citato organo di verifica. Non contributo di notizie e chiarimenti su gravi fatti. Occorreva prima di tutto che Squinzi attendesse ogni necessaria verifica da parte del collegio dei probiviri per trane, nell’interesse di Confindustria, un giudizio oggettivo e “terzo” Sarebbe stato invece opportuno che il collegio chiedesse già da tempo, anche nel rispetto del codice etico, un’audizione a Montante per i fatti che lo vedono coinvolto in un’inchiesta giudiziaria per concorso esterno in associazione mafiosa». Venturi sembra un Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento, che restano muti, cosicché lui mena colpi a vuoto nel silenzio che lo circonda. Il fatto è che Confindustria Sicilia con la sua azione antimafia guidata da Ivan Lo Bello ha acquisito un patrimonio etico e morale importante e non vuole disperderlo anche a costo di non indagare a fondo su certe situazioni imbarazzanti. Questo spiega anche la dichiarazione di Squinzi e anche il silenzio di Crocetta e di Ivan Lo Bello. E’ accaduto che Confindustria e il presidente della Regione si sono sostenuti a vicenda allo scopo di fare fronte comune contro la mafia, ma nel contempo si sono costituite inevitabilmente, e magari senza preordinarlo, forme di potere che in qualche modo hanno frenato l’azione di contrasto alla criminalità. Il punto di rottura all’interno di Confindustria siciliana è stato quando Alfonso Cicero, sostenuto da Venturi, ex assessore alle Attività produttive, si è dimesso interrompendo l’azione di bonifica delle undici aree industriali siciliane. E’ da quel momento che Venturi rimprovera a Crocetta e a Confindustria di avere lasciato pericolosamente solo Alfonso Cicero: e tutti sanno quali conseguenze possono esserci quando un funzionario incorruttibile viene lasciato solo. A questo si aggiunga che sono state portate alla luce passate frequentazioni di Montante, presidente di Confindustria Sicilia, con una famiglia mafiosa del suo paese, il che ha portato all’insofferenza di Venturi e alla sua precisa richiesta di chiarimenti. Perdere il patrimonio etico di Confindustria siciliana non si può e non si deve, ma sgombrare le ombre è doveroso.

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