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Rosario Crocetta: “Ecco quale sarebbe

Rosario Crocetta: “Ecco quale sarebbe la indicibile richiesta di cui parla Venturi”

Il governatore: “Gli chiesi una conciliazione in un processo”

Rosario Crocetta: “Ecco quale sarebbe la indicibile richiesta di cui parla Venturi”

CALTANISSETTA. «Presidente, sta arrivando (Mattarella, ndr), dobbiamo entrare». Il cerimoniale del Quirinale richiama con rispettoso rigore Rosario Crocetta. Ma lui, nel piazzale del Palazzo di giustizia di Caltanissetta, indugia. Ha voglia di parlare. È alla prima uscita ufficiale “antimafia” dopo il caso Espresso –Tutino: «Non sono andato altrove perché ero scioccato, dormivo solo col sonnifero. Ma ora non potevo non accogliere il presidente Mattarella». Crocetta è qui, davanti al tribunale dove pullulano le inchieste sull’antimafia dei veleni. Non incontrerà né Antonello Montante (invitato come presidente della Camera di Commercio nissena, ma assente per ovvi motivi di opportunità), né Marco Venturi, altro leader confindustriale ora pesante accusatore proprio di Montante e Crocetta.

 

Ma quali sarebbero le «indicibili richieste» – gli chiediamo – avanzate dal presidente della Regione e denunciate da Venturi e dall’ex commissario dell’Irsap, Alfonso Cicero? Crocetta sorride e smozzica la sua verità: «Sono sciocchezze colossali, anche perché negli ultimi sei anni hanno comandato loro, Venturi e Cicero, e io non ci ho voluto mettere mano». E poi entra nel dettaglio: «Io una volta chiesi a Venturi di verificare l’ipotesi di conciliazione fra l’Irsap e un imprenditore di Caltanissetta per delle reciproche cause per diffamazione. Io conoscevo gli avvocati e ho solo chiesto se c’era la possibilità di chiudere la conciliazione, tutto qui».

E Venturi cosa rispose? «Mi disse che, siccome era una cosa che riguardava anche Cicero, era giusto che ne parlasse prima con lui. Cosa c’è di indicibile, è un’altra bufala».  L’identità dell’imprenditore coinvolto? «Non la rivelo, non voglio mischiare  terze parti in questa storia», dice Crocetta.

Ma a Caltanissetta, «questa storia», la conoscono tutti. Riguarda Salvatore Lo Cascio, imprenditore ed ex consigliere del Consorzio Asi, che nell’ottobre  del 2014 fu rinviato a giudizio dal Gup di Catania, Anna Maggiore,  per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Venturi (all’epoca  assessore regionale) e di Cicero (in veste di commissario Asi). Lo Cascio, in un articolo sulla nostra edizione nissena del 24 maggio 2014, «chiedeva  la revoca della nomina di Cicero per indegnità e arroganza e invitava il presidente della Regione Sicilia a vigilare sull’assessore, riferendosi implicitamente al Venturi», si legge nel decreto di rinvio a giudizio.

«Conoscevo gli avvocati», dice Crocetta. Ed è vero. Anche perché lo stesso Lo Cascio aveva querelato il governatore, rinviato a giudizio – a Gela,  nel maggio di quest’anno – sempre per diffamazione nei confronti dell’imprenditore. Che era il datore di lavoro del grillino Giancarlo Cancelleri, candidato governatore sconfitto da Crocetta.

«L’azienda presso cui  lavora (Cancelleri, ndr) è diretta da un tale Lo Cascio – disse Crocetta all’AdnKronos  in campagna elettorale – molto, molto amico di quell’ingegnere  Di Vincenzo» del quale «io sono stato il primo politico in Sicilia a  denunciare i rapporti con la mafia».

L’udienza, davanti al giudice monocratico  di Gela, è fissata per il prossimo 20 ottobre. E l’avvocato di Lo Cascio  ha annunciato la costituzione di parte civile e la richiesta di 2 milioni  di risarcimento al presidente.  Se i pezzi del puzzle coincidono: il presunto diffamatore (Crocetta) intercede  per conto del presunto diffamato (Lo Cascio), che è, in altra causa,  presunto diffamatore, per convincere altri due presunti diffamati  (Venturi e Cicero) alla conciliazione.  Tutto chiaro? Molto più di quanto non sembri.

twitter: @MarioBarresi

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