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Le “richieste indicibili” di Crocetta a Venturi

Le “richieste indicibili” di Crocetta a Venturi «Lasciatemi fuori da questa guerra»

Parla l’imprenditore nisseno oggetto delle presunte “istanze”

Parla l’imprenditore nisseno oggetto delle presunte “istanze”

Le “richieste indicibili” di Crocetta a Venturi «Lasciatemi fuori da questa guerra»

CALTANISSETTA - «Per favore, lasciatemi in pace». Ha già pagato un prezzo alto, Salvatore Lo Cascio, per una notorietà tutt’altro che cercata. L’imprenditore di Caltanissetta non vuole più entrarci, in questa storia. Pur confermando il suo avvocato, Pietro Ivan Maravigna, i contatti con Rosario Crocetta per la conciliazione di una causa per diffamazione nei confronti di Marco Venturi (ex assessore regionale all’Industria) e di Alfonso Cicero (ex commissario Irsap). «Non è di certo piacevole – dice Lo Cascio – per chi è solo dedito al proprio lavoro e alla propria famiglia, essere, per l’ennesima volta, tirato in ballo per vicende alle quali sono del tutto estraneo, come le lotte interne a Confindustria Sicilia e tra una parte minoritaria di questa ed il presidente della Regione».    

 

Riavvolgiamo il nastro per capire chi è Lo Cascio e perché è importante la sua scelta di rompere il silenzio. All’apice dello scontro interno a Confindustria Sicilia, Venturi rilascia ad Attilio Bolzoni di Repubblica un’intervista in cui, oltre alle pesanti accuse ad Antonello Montante (sotto inchiesta per vicende di mafia), si sciacqua la bocca contro il governatore: gli avrebbe fatto «indicibili richieste». Che Crocetta, ieri, sul nostro giornale, ha derubricato in «sciocchezze colossali». Raccontandoci la sua verità: «Io una volta chiesi a Venturi di verificare l’ipotesi di conciliazione fra l’Irsap e un imprenditore di Caltanissetta per delle reciproche cause per diffamazione. Io conoscevo gli avvocati e ho solo chiesto se c’era la possibilità di chiudere la conciliazione, tutto qui».    

 

L’identikit, seppur non rilevato da Crocetta, corrisponde a Lo Cascio: rinviato a giudizio er diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Venturi e di Cicero. Il particolare curioso è che lo stesso Lo Cascio ha una causa aperta proprio contro il governatore, rinviato a giudizio, a Gela, sempreper diffamazione: «Anni fa querelai il presidente Crocetta poiché mi sentii profondamente offeso – racconta Lo Cascio – da alcune sue dichiarazioni rese in campagna elettorale, in cui mi si dipingeva con connotati del tutto incompatibili con la mia storia personale di lavoratore e di padre di famiglia».    

 

In parole povere: Lo Cascio, all’epoca delle Regionali 2012, era il datore di lavoro di Giancarlo Cancelleri, candidato dei grillini. E Crocetta ci andò giù pesante: «L’azienda presso cui lavora (Cancelleri, ndr) è diretta da un tale Lo Cascio, molto, molto amico di quell’ingegnere Di Vincenzo» del quale «io sono stato il primo politico in Sicilia a denunciare i rapporti con la mafia».    

 

Lo Cascio era disposto a passarci sopra: «Da subito, da cristiano praticante cresciuto nella cultura della comprensione e del perdono, dissi che se ci fosse una rettifica che avesse riparato l’offesa ricevuta non avrei avuto difficoltà a rimettere la querela proposta. A tutt’oggi spiace rilevare come tale riparazione non sia avvenuta. Ciò non toglie che ho apprezzato, sugli ultimi fatti, il comportamento del presidente Crocetta che, giustamente, ha voluto tenermi fuori da questa incredibile vicenda».    

 

L’avvocato Maravigna ammette di aver «avuto dei contatti» con Crocetta («non mi ha cercato lui, l’ho cercato io») con l’obiettivo di «sondare l’ipotesi di una conciliazione, così come un avvocato ne fa decine al mese» nella querela di Cicero e Venturi a Lo Cascio. Il contatto fra l’avvocato dell’imprenditore e Crocetta, dunque, c’è stato. Così come c’è stata, a detta del governatore, la richiesta a Venturi di metterci una pietra sopra. Sarà davvero questo il contenuto delle «indicibili richieste» a cui si riferisce l’ex assessore? Soltanto lui potrà dirlo, magari c’è dell’altro. «Ma davvero – si chiede il legale – vi è qualcuno capace di ritenere che la dabbenaggine dei siciliani arrivi al punto di credere che tutto il pandemonio che sta succedendo in Confindustria dipenda da una dichiarazione rilasciata dall’inconsapevole Lo Cascio oltre cinque anni fa? ».    

 

Intanto Cicero ha deposto, lo scorso lunedì 21, al tribunale di Catania come parte offesa da Lo Cascio. «Chiederemo la sua condanna quale querelante temerario», annuncia Maravigna. Un altro capitolo di una storia, quella dei veleni sull’asse Confindustria–anfimafia, ancora tutta da decifrare.

 

twitter: @MarioBarresi

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