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Delfini cacciatori notturni: lo svelano i rumori sottomarini

Lo studio, tutto italiano, si basa sulla registrazione dei rumori, effettuata dalla stazione Onde, installata al largo di Catania, nel sito sottomarino dei Laboratori Nazionali del Sud (Lns) dell’Infn

Delfini cacciatori notturni: lo svelano i rumori sottomarini

MILANO - I delfini preferiscono cacciare di notte: è infatti durante le ore di buio che usano maggiormente il loro sonar per emettere suoni ('click') e valutarne l’eco in modo da localizzare prede e oggetti. Lo dimostra uno studio tutto italiano, pubblicato su Scientific Reports dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dall’Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iamc).


Lo studio si basa sulla registrazione dei rumori sottomarini effettuata dalla stazione Onde, installata a 2.100 metri di profondità al largo di Catania, nel sito sottomarino dei Laboratori Nazionali del Sud (Lns) dell’Infn, con l’obiettivo di misurare il rumore acustico di fondo sottomarino e realizzare uno studio di fattibilità per un rivelatore acustico di neutrini. Dall’analisi dei dati registrati in due anni di attività, emerge che i delfini sfruttano il loro biosonar emettendo un maggior numero di segnali di ecolocalizzazione di notte. «Nelle ore notturne - spiega Francesco Caruso, biologo marino del Cnr attualmente al Woods Hole Oceanographic Institution negli Usa - gli animali non possono usare la vista per ottenere informazioni sull'ambiente che li circonda o per cacciare e hanno così imparato a sfruttare il suono per svolgere tutte queste funzioni». «L'elevato numero di click di ecolocalizzazione registrati nelle ore notturne riflette le dinamiche della catena alimentare marina lungo la colonna d’acqua», aggiunge Virginia Sciacca, biologa dell’Università di Messina, associata ai Lns. "Dopo il tramonto, plancton, piccoli pesci e cefalopodi migrano verso la superficie, con il conseguente aumento di predazione e di ecolocalizzazione da parte dei delfini che di essi si cibano».


Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto FIRB SMO che ha fornito, negli anni, la prima importante opportunità di testare nuove tecnologie per la rivelazione acustica di particelle in mare profondo e monitorare il rumore sottomarino e le emissioni acustiche dei cetacei. Al progetto hanno collaborato anche l’Enea e le Università di Messina, Catania e Pavia. 

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