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Soffia il vento gelido "Buran" e i vitelli indossano il cappotto

Gli allevatori, specie al Nord Italia, stanno adottando cautele per il loro bestiame

Soffia il vento gelido "Buran" e i vitelli indossano il cappotto

ROMA - L’arrivo del Buran, il vento gelido siberiano che porta neve e temperature sottozero, preoccupa particolarmente agricoltori e allevatori. Dopo la siccità dell’estate, ora devono affrontare anche i danni del freddo. Coldiretti ha fatto un elenco delle misure adottate. Gli allevatori stanno mettendo i cappotti ai vitellini e hanno acceso le lampade termiche a luce rossa. L’acqua negli abbeveratoi viene scaldata fino a una temperatura di 20 gradi oppure lasciata sgocciolare per evitare il congelamento delle tubature. I rubinetti sono foderati in modo che il ghiaccio non blocchi le valvole di apertura.


Il pasto degli animali è stato rinforzato per garantire una razione supplementare di energia e calorie. A rischio anche gli impianti di irrigazione nelle serre per il congelamento dell’acqua: le tubature vengono svuotate, mentre le piantine di verdura vengono difese con un doppio strato di coperte. Negli uliveti sono state sospese le potature e protette le ferite. Per i vigneti ci si sta preparando ad accendere fuochi e torce anti gelo, per creare uno scudo di aria tiepida che protegga le piante dall’assalto del ghiaccio.


In Liguria la maggior parte delle mimose per la Festa delle Donne l’8 marzo è stata già raccolta per sottrarla alla morsa del gelo, ma si teme per i fiori ancora rimasti sui rami. Nei frutteti e negli uliveti la paura è che il ghiaccio artico prolungato arrivi a spaccare i tronchi, uccidendo gli alberi. Con temperature sotto lo zero sono a rischio le coltivazioni invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli.  L’Alleanza delle cooperative agroalimentari lancia anche l'allarme per il fieno. «Si annuncia una mietitura scarsa - afferma in un comunicato -, con cali della produzione anche del 40%, e un aumento di costi che sfiora il 50%. Tutto a scapito degli allevatori. In alcuni settori, come quello ovino, c'è chi ha rinunciato alla quota di rimonta, ovvero l’allevamento di capi giovani in sostituzione di quelli non più produttivi, proprio a causa dei costi del fieno, schizzati alle stelle per una scarsa offerta del prodotto».


Il crollo delle temperature secondo le cooperative potrebbe influenzare anche la produzione del latte, con cali nella raccolta tra il 12% e il 15%, dopo un 2017 con produzione abbondante e un 2018 che si preannuncia sugli stessi livelli. 

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