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A Palermo il rifugio sicuro per gatti randagi, "orfani" abbandonati e in pericolo

Dal micio minacciato di morte dall’esattore del pizzo a quello preso a calci e ferito dal bulletto di quartiere

A Palermo il rifugio sicuro per gatti randagi, "orfani" abbandonati e in pericolo

«La mission di questo rifugio - continua Lannino - è dare ospitalità a gatti randagi che non possono più vivere nel loro territorio o a mici di casa rimasti “orfani” dei “genitori” umani. Ad esempio, il gatto randagio seguito dalla gattara e minacciato dal bullo di quartiere. Oppure, gatti di casa ai quali viene a mancare la padrona anziana. Tramite la nostra pagina Fb, cerchiamo poi di venire incontro a tutti i bisogni dei gatti, non solo quelli nostri, e farli adottare. Cerchiamo, insomma, di dare una mano in tutto quello che riguarda il mondo del gatto in difficoltà».

Una mission portata avanti con pochi volontari: «Ci sono due addetti (volontari, anche se prendono un rimborso spese) che vanno al gattile ogni giorno: uno si occupa della pulizia, l’altra delle terapie e del cibo. Ci sono altre 5-6 volontarie che danno una mano». Il tutto rigorosamente senza avere mai percepito un euro da enti pubblici, ma soltanto basandosi sulla buona volontà e sulla generosità dei privati e di un’associazione animalista anglo-italiana, l’Aispa, che aiuta dall’Inghilterra le associazioni italiane che, a suo parere, sono valide. Tante le necessità della struttura alle quali chi volesse può venire incontro: portando al rifugio cibo (croccantini, umido); tutto ciò che non serve più in casa (coperte, lenzuola e abiti dismessi per le cuccette; sacchi per i rifiuti, detersivi, scope, secchi, giornali, piccoli comodini, reti singole, scaffalature); trascorrendo un po’ di tempo da volontario con gli amici pelosi; adottando direttamente i cuccioli portandoli a casa («Il 90% dei nostri mici sono adottabili - spiega Lannino -. Non lo sono solamente quelli che sono in rifugio da tantissimi anni e, quindi, considerano ormai quella la loro casa»), o adottandoli a distanza (con 10 euro al mese o 100 euro all’anno, ricevendo foto e notizie del micio e con la possibilità di andare al gattile per trascorrere del tempo col gatto. Gli orari di apertura al pubblico del gattile sono lunedì, giovedì, venerdì, sabato dalle 10 alle 13,30); associandosi all’Ediga (15 euro da socio ordinario, 35 da socio sostenitore); facendo una donazione libera (i versamenti vanno effettuati sul c.c. postale 14556906 o con bonifico bancario IT39Q0760104600000014556906 entrambi intestati a E.Di.Ga. Palermo o con ricarica Postepay 5333171003251333.

Tante le storie di mici salvati dalla cattiveria umana o anche solo da un destino avverso: «Ciascuno dei nostri gatti ha la sua storia - racconta Lannino -. Una storia molto siciliana, ad esempio, è quella di un gatto accolto in rifugio perché la gattara che lo accudiva ci raccontò che il gatto era stato minacciato di morte, se non avesse pagato, dalla persona che pretendeva il pizzo. Questo è un caso limite, ma dà l’idea della “cultura” di certe persone. Abbiamo un’altra gattina che, accudita dalla gattara di borgata, un giorno ha ricevuto un calcio in faccia dal bulletto di quartiere che le ha rotto la mascella. La gattara è venuta da noi piangendo e abbiamo accolto la gattina. Poi ci sono tante storie di “genitori” umani che sono morti: una storia terribile è quella di una donna giovane che è venuta a mancare, la gatta è stata presa in casa dai genitori di questa persona, ma è morta anche la madre e il papà, sulla sedie a rotelle, non poteva prendersene più cura. Così la gatta è venuta da noi. O quella della signora anziana (che tra l’altro in passato aveva adottato un gatto da noi) che è venuta a mancare senza parenti stretti: ci ha telefonato la badante, dicendoci di venire a prendere il gatto perché la casa si doveva liberare».

Persone comuni, che come Franco Lannino non amano definirsi animalisti, che donano un po’ del loro tempo ad altri esseri viventi: perché? «Ognuno ha la sua storia - sottolinea Lannino -. Io ad esempio lo faccio perché l’ho promesso a Pola Narzisi. Alla base c’è l’amore per gli animali: per i gatti in particolare ma per la vita in generale. Chi ama gli animali, ama infatti la vita a prescindere». Nel caso specifico, i gatti «perché io personalmente li preferisco ai cani in quanto animali più misteriosi, più indipendenti, meno addomesticabili. Più simili a me, in sostanza: non ha mai avuto un guinzaglio al collo».

Un amore e un rispetto per la vita che manca a tanti, purtroppo: «Manca il rispetto della vita nella sua complessità e bellezza. Mancando ciò, gli animali sono i primi parafulmini su cui gente debole e ignorante scarica le frustrazioni».

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