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Svaligiavano appartamenti nel ragusano: 2 rumeni fermati e 3 denunciati

Da Modica a Vittoria, rubavano di tutto, anche i giocattoli dei bambini. I fermati erano pronti a lasciare l'Italia. I soldi, ricavati dalla refurtiva, venivano spesi in Romania o sotterrati in campagna

Svaligiavano appartamenti nel ragusano: 2 rumeni fermati e 3 denunciati

Ragusa - La Polizia di Ragusa ha sgominato una banda di rumeni dedita ai furti in appartamento e ricettazione. Da Modica a Vittoria, rubavano di tutto, anche giocattoli dei bambini. Sono stati fermati Calin Vasile, soprannominato "Romica", romeno di 39 anni e Ioan Botezatu, chiamato "Moldo", 29 anni, entrambi residenti a Vittoria. Denunciati gli altri correi, C.C. donna rumena di anni 32, R.T donna rumena di anni 20 e S.F. rumeno di anni 32.

L' indagine è scaturita dal fatto che erano stati visti alcuni rumeni nelle zone depredate in territorio di Modica ma nulla di più. Gli uomini del Commissariato condividevano le informazioni con gli altri investigatori pertanto si decideva, il 12 agosto (dopo un’attenta analisi del fenomeno) di procedere alla perquisizione di numerosi rumeni dimoranti in provincia di Ragusa già pregiudicati per reati di questo tipo. Proprio presso l’abitazione di Vittoria di Calin Vasile veniva rinvenuta refurtiva per oltre 30.000 euro ma non è stato possibile subito attribuire  loro responsabilità. Quindi la Squadra Mobile, unitamente ai commissariati, dava inizio ad un’articolata attività su lui e la compagna. Il giorno stesso della perquisizione, veniva dato inizio alle intercettazioni di auto e telefoni con pedinamenti costanti sia elettronici che tradizionali degli indagati.

Le indagini permettevano, dopo pochi giorni, di rivenire altra refurtiva, presso l’abitazione di un altro rumeno, questa volta del valore di 15 mila euro. Nel contempo, un team di investigatori, ricostruiva passo dopo passo, tutti i furti effettuati dalla banda di rumeni specializzata. Continuo il via vai delle vittime per il riconoscimento e la restituzione degli oggetti a loro sottratti. È stato possibile appurare che la banda prendesse di mira alcune zone fino a depredare tutte le case ed i magazzini. Prima vi era il sopralluogo, poi i furti e successivamente la vendita degli oggetti rubati, alcuni anche su commissione.

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Sono state ben 37 le vittime accertate dagli investigatori. Un numero impressionante di furti fatti dai correi, tutti ricostruiti dalla Polizia di Stato. I due rumeni tratti in arresto non avevano alcun ritegno, depredavano le case di ogni cosa. Persino i giocattoli dei bambini portavano via, tanto da averli rinvenuti durante le perquisizioni, restituendo così la gioia di possedere una bicicletta alle piccole vittime. Oltre ai giocattoli hanno rubato animali di ogni specie, alcuni anche rari, così come oggetti in oro, TV, computer, telefoni, elettrodomestici di ogni tipo, utensili per il lavoro e tutto ciò che solitamente si trova in casa.

Le indagini, oltre ad aver permesso di appurare quanto commesso in estate dai membri della banda, attestava la volontà di fuggire dall’Italia perché la Polizia li stava “tormentando”, difatti una delle donne si recava subito in Romania. Proprio questo ultimo elemento ha determinato la Procura della Repubblica di Ragusa a disporre il fermo dei due rumeni che avevano manifestato, durante le intercettazioni, di fuggire, mentre gli altri 3 sono stati denunciati in stato di libertà.

Anche le donne avevano un ruolo fondamentale, erano le custodi di oggetti in oro e di valore, a volte sotterrandoli in campagna, altre spedendo tutto in Romania. La scorsa notte gli uomini della Polizia di Stato hanno aspettato che rientrassero da uno degli ennesi sopralluoghi per fare altri furti e non appena in casa, sono stati accerchiati da 20 poliziotti (appartenenti alla Squadra Mobile di Ragusa, al Commissariato di Modica e di Vittoria) che hanno bloccato i due energumeni. Dopo le catture sono state effettuate 6 perquisizioni a carico di tutti gli indagati, rinvenendo un veicolo rubato sottratto ad un artigiano di Ragusa che non stava lavorando perché privo del mezzo per recarsi dai clienti.

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