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Una chiesetta piena di storia e di storie

E' la chiesa di San Bartolomeo a Ragusa Ibla, conosciuta dai più come “la Chiesetta”, che sarà restaurata con uno stanziamento di 90 mila euro del Comune di Ragusa

Una chiesetta piena di storia e di storie

Fu la Giunta dell’allora sindaco Arezzo a decidere di darla in gestione all’associazione Tubajana per realizzarvi un centro culturale. Dopo circa due anni la Curia rivendicò la proprietà della “Chiesetta” ma grazie ad una raccolta firme che coinvolse cittadini, artisti, militanti politici e anche grazie all’impegno dell’associazione Tubajana, si continuò a gestire la “Chiesetta” fino al 2010 pur in assenza di un regolare contratto.

Dal 2000 per circa dieci anni sono state portate avanti attività culturali, artistiche e di impegno sociale che hanno reso San Bartolomeo un luogo di aggregazione dove si sperimentavano nuove forme di democrazia “dal basso”. Oltre a Tubajana, numerosi furono i collettivi, i partiti e le associazioni che co-gestirono e utilizzarono quegli spazi per organizzare iniziative di vario genere, nell’ottica di dare un contributo alla crescita culturale e politica della nostra città: laboratori di giocoleria, presentazioni di libri, concerti di auto-finanziamento, assemblee della Rete Antirazzista Siciliana, manifestazioni in occasione del 25 Aprile e momenti di confronto politico e sociale, solo per citare alcuni esempi.

Nel 2010 i ragazzi dell’associazione Tubajana, in accordo con la Curia, avviarono una serie di restauri e di manutenzione della “Chiesetta” a proprie spese. Nello stesso periodo, inoltre, iniziarono una mediazione per arrivare a definire un protocollo di intesa con l’obbiettivo di formalizzare un contratto di comodato d’uso. Tra le ultime proposte dell’ass. Tubajana c’era anche quella della creazione del “parco culturale MelK’Arte” perché come spiegava l’allora presidente Luca Piazzese «il parco già esiste ma in pochi “lo vedono”». Si riferiva infatti ai vecchi sentieri che vanno su e giù per la vallata, pieni di erbacce e privi sia di servizi sia di impianti di illuminazione ma che con un lavoro di recupero e ripristino da parte dell’amministrazione comunale sarebbero potuti diventare uno spazio alternativo, sostenibile e di grande impatto culturale e sociale per tutta la città. Un luogo completamente immerso nella natura a pochi passi dai due centri storici iblei, ripensato con nuove idee ma senza stravolgerne la storia.

Così il “visionario” Luca Piazzese descriveva questo progetto, parole che sembrano scritte ieri, visto che dal 2010 ad oggi nulla è stato fatto. Nonostante l’impegno (anche economico) dei membri dell’associazione Tubajana per il mantenimento della “Chiesetta” in uno stato decoroso, il parroco della Chiesa delle Anime del Purgatorio, Don Gino Scrofani, decise di interrompere questo dialogo unilateralmente.

Volendo fare un paragone, l’esperienza della “Chiesetta” fu simile a quella del collettivo “La Fabbrica” che nel 2009 occupò l’ex hotel San Giovanni recuperandolo dallo stato di degrado in cui verteva: per un breve periodo divenne una fucina culturale alternativa della nostra città dove, in forma assembleare, decine di giovani si sono confrontati su temi politici e si sono adoperati per organizzare e sostenere eventi sociali e culturali.

Il collettivo fu sgomberato nel dicembre 2009, alcuni dei suoi membri furono denunciati e poi condannati per occupazione. Attualmente l’immobile, situato nel cuore del centro storico di Ragusa superiore, è inutilizzato e in stato di totale abbandono.

Oggi, a seguito del protocollo d’intesa per l’avvio dei nuovi lavori di restauro e recupero di San Bartolomeo, la stessa Curia che dieci anni fa decise di porre fine ad una esperienza culturale dove tanti giovani avevano investito energia e passione, dichiara, nelle parole di Don Gino Scrofani, di «voler affidare l’immobile ad un’associazione (di cui ancora non si conosce il nome) al fine di metterlo a disposizione come centro di incontro per i giovani, per l’organizzazione di eventi culturali e anche per renderlo fruibile ai visitatori».

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