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Jazz, Francesco Cafiso: da Vittoria alla conquista del mondo

Il sassofonista siciliano si è recentemente esibito all’International Fajr Music Feastival di Teheran, subito dopo essere stato ad Osaka

Jazz, Francesco Cafiso: da Vittoria alla conquista del mondo

Francesco Cafiso

ROMA - Francesco Cafiso ha suonato all’International Fajr Music Feastival di Teheran. Oltre un mese fa si era già esibito a Osaka. Sono solo due tappe del tragitto internazionale di una star italiana del jazz, un ragazzo non ancora trentenne che alle spalle ha già vent'anni di una carriera da sassofonista cominciata da bambino prodigio e che ha avuto per mentore Wynton Marsalis che lo ha voluto accanto a se e lo ha portato, ancora adolescente a New Orleans, dove ha suonato con Ellis, il patriarca della famiglia Marsalis. Da poco Cafiso, siciliano di Vittoria, ha pubblicato il suo nuovo cd, «We Play For Tips», un album di composizioni originali arrangiate per un nonetto, una prova di grande maturità e ambizione che ben riassume le passioni musicali di Francesco e il suo desiderio di allargare i suoi orizzonti di musicista.


«We Play For Tips', che è un riferimento al cartello che i musicisti di strada di New Orleans portavano per chiedere la mancia, è innanzitutto frutto del mio desiderio di avere un repertorio più fresco e vario - spiega Cafiso -. La musica che ho scritto è un omaggio al periodo indimenticabile che ho trascorso a New Orleans quando ero un ragazzino, vivevo nel Quartiere Francese e suonavo con il padre di Wynton, Ellis, grande pianista. Proprio a New Orleans sono direttamente ispirati due brani: 'Blo-Wyn', che è anche un omaggio a Wynton Marsalis, e 'Pop's Carachter', che invece è un omaggio a Louis Armstrong, il primo grande solista del jazz. Ma se parliamo di fonti di ispirazione, per quanto mi riguarda, sono altrettanto importanti giganti come Duke Ellington, Thelonious Monk e Charles Mingus, al quale, in questo album, faccio riferimento».


Poi c'è Wynton Marsalis: «A lui devo molto, non solo perché mi ha fatto suonare con lui quando avevo tredici anni. Wynton mi ha contagiato, mi ha fatto capire tante cose sull'essere musicista, mi ha dato non solo un’opportunità straordinaria ma mi ha anche aperto gli occhi su una realtà differente lasciandomi libero di crescere in modo autonomo, senza invadere il mio territorio, lontano dallo schema del rapporto padrino-figlioccio». La formazione scelta è composta «da ragazzi che condividono la passione per lo swing, che sono multi strumentisti e che conoscono bene la storia e l’evoluzione del linguaggio jazzistico. E’ anche grazie a loro che ho potuto approfondire con la massima tranquillità la relazione che esiste tra il mio essere solista e il ruolo di compositore e arrangiatore».

A marzo Francesco Cafiso tornerà a suonare in Giappone: «per un musicista il Giappone è un luogo magico: lì c'è un pubblico appassionato che, in controtendenza rispetto al mercato, continua a comprare i dischi con passione. Poi si suona in posti bellissimi, con un’acustica perfetta: tutto funziona bene, c'è davvero un rispetto enorme per i musicisti e soprattutto c'è un pubblico competente che ti accoglie con un entusiasmo perfino sorprendente».

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