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Vittoria, l'omicidio di Turi Mazinga, gli assassini traditi dai giovani complici

Quattro fermi della Polizia per il delitto di Salvatore Nicosia: in carcere Carmelo e Giacomo Iannelli, padre e figlio e altre due persone che hanno preso parte all'agguato. Il movente sarebbe da ricercare nei debiti che uno dei killer aveva nei confronti della vittima.

Vittoria, l'omicidio di Turi Mazinga, gli assassini traditi dai giovani complici

I poliziotti della Squadra Mobile di Ragusa e del Commissariato di Vittoria hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto disposto dal procuratore della Repubblica Carmelo Petralia e dal sostituto procuratore Andrea Sodani e a carico di quattro persone accusate dell’omicidio di Salvatore Nicosia, commerciante ucciso a Vittoria lo scorso 12 settembre. In manette sono finiti Giacomo Iannelli, di Messina di 50 anni, e residente a Vittoria, Carrmelo Iannelli, di Pagliara, 74 anni, e residente ad Altolia nel Messinese, Yvan Cacciola, 19 anni, residente ad Altolia e Giuseppe Scionti 28 anni, residente a Messina nel villaggio Altolìa. I quattro sono accusati in concorso fra loro, di avere ucciso all’interno del cortile del magazzino di autoricambi di Salvatore Nicosia, detto “Turi Mazinga” sparandogli due colpi di fucile da caccia calibro 12. Il gip di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, ha convalidato i fermi e applicato la custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati.

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La vicenda risale allo scorso 12 settembre quando all’interno del negozio di autoricambi fu trovato il cadavere di Salvatore Nicosia, 39 anni, soprannominato “Turi Mazinga” per la sua corporatura robusta. All’interno dell’officina furono trovate anche le tracce di altri colpi di fucile andati a vuoto.

Le indagini subito avviate hanno scavato nella vita di Turi Mazinga: famiglia, lavoro, amici, ambienti malavitosi. Le indagini esclusero subito la pista mafiosa. Le immagini raccolte dalla videosorveglianza appurarono che ad agire siano state almeno due persone, proprio perché viste entrare nel magazzino e fuggire a bordo del furgone della vittima.

Ma subito le attenzioni degli investigatori si sono concentrate sui Iannelli e soprattutto su Giacomo perché è apparso subito chiaro che la moglie mentisse sulla loro interruzione, da mesi, del rapporto. Al riguardo è stato sufficiente l’esame dei tabulati telefonici della famiglia e l’acquisizione dei video di alcuni impianti (anche di quello di casa Iannelli) per apprendere che i familiari stessero coprendo gli autori del reato.

A riscontro di quanto sospettato venivano analizzati gli spostamenti delle macchine in uso a Iannelli Giacomo ed al padre, dati che permettevano di appurare che entrambi frequentassero Vittoria assiduamente e che proprio la notte prima dell’omicidio erano giunti con due macchine a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro nella città di Vittoria, così come nei giorni immediatamente prima il fatto reato.

Le analisi dei tabulati telefonici permettevano di apprendere che i loro telefoni avevano agganciato le celle prima di Messina e poi di Vittoria, dato che contrastava con quanto dichiarato dai familiari.

Considerati i sospetti sulla famiglia Iannelli la Polizia ha subito perquisito anche la casa di campagna di loro proprietà, poco distante dal luogo dove era stato rinvenuto il furgone utilizzato dai killer per fuggire dopo l’omicidio. E proprio vicino ad una delle macchine in uso ai due Iannello, veniva trovato anche un biglietto di proprietà della vittima, dove il defunto aveva appuntato, pochi giorni prima di essere ucciso, una lista di ricambi auto di una cliente.

Dopo una continua elaborazione dei tabulati telefonici si riscontravano alcune anomalie, arrivando anche ad un soggetto domiciliato ad Altolia di nome Yvan Cacciola di 19 anni. Giacomo Iannelli, dalle notizie apprese dagli investigatori, aveva lasciato Vittoria un anno addietro per motivi ancora da chiarire, probabilmente per debiti maturati anche con la vittima. Giacomo era andato a vivere a casa del padre originario di Altolia dove si occupava di coltivare dei terreni. Le perquisizioni nelle case del Cacciola e dei Iannelli avevano anche dato dei frutti: Yvan ammetteva subito di essere arrivato con i due Iannello la notte prima dell’omicidio a Vittoria e di essere andato via subito dopo l’evento delittuoso di cui lui aveva saputo solo dai giornali. A Cacciola è stato anche prelevato il DNA ed è stato sentito come informata sui fatti proprio perché era stato a Vittoria insieme ai due Iannelli il giorno dell’omicidio. Incalzato dagli investigatori il giovane ha poi fornito elementi fondamentali per la ricostruzione della dinamica dell’omicidio.

Cacciola è stato così fermato insieme ai due Iannelo per evitare una possibile fuga. Cacciola era però stato lasciato libero proprio per lasciare che le sue conversazioni permettessero di ottenere più elementi. E infatti dalle intercettazioni è anche venuto fuori il nome di Giuseppe Scionti, che era stato con Cacciola a Vittoria il giorno dell’omicidio per poi tornare ad Altolia dopo aver creduto di averla fatta franca. A questo punto, a distanza di una settimana esatta dal fermo dei due Iannello sono stati ancora interrogati sia Scionti che Cacciola. Quest’ultimo ammetteva di non aver detto tutta la verità e ha fornito una nuova versione che vedeva il coinvolgimento di Scionti , quale autore, insieme ai due Iannelli dell’omicidio di “Turi Mazinga”.

Alla fine tutti e due hanno ammesso di aver preso parte al commando seppur con ruoli diversi e cercando di affievolire la loro posizione. Entrambi hanno detto di aver preso parte in modo minore all’azione accusando i due Iannelli e descrivendo in ogni dettaglio.

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