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Scicli, senza sindaco né Consiglio l'economia vola: "Ma dobbiamo votare per forza?"

Il 27 novembre il Comune sciolto per mafia torna alle urne per eleggere i nuovi amministratori. Ma in città cresce il partito del paradosso: "Con il commissariamento le cose sono andate meglio, boom del turismo e i giovani non emigrano più"

Scicli, senza sindaco né Consiglio l'economia vola: "Ma dobbiamo votare per forza?"

SCICLI. Alla fine della fiera - dopo aver raccontato del boom turistico, dei giovani che non partono più e dei Vip di tutto il mondo che mettono su casa qui, dell'ottima qualità della vita e dell'eccellenza enogastronomica - a Scicli ci sospirano una domanda: «Ma si deve andare a votare per forza?».

È il mistero buffo che aleggia sulla celeberrima scrivania del Comune sciolto per mafia. Perché qui la stanza del Montalbano televisivo, prima di essere attrazione acchiappa-selfie, è l'ufficio del sindaco. Nel quale, da oltre un anno e mezzo, non c'è più un sindaco. E il tavolo con vista sul Barocco più incantato di Sicilia (quello che «ti fa ciao» secondo un video diventato virale sul web) è occupato da una terna prefettizia: Tania Giallongo, Antonietta D'Aquino e Gaetano D'Erba. Dallo straordinario commissario di Vigàta ai commissari straordinari del Viminale. Senza più politici.

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Ma la cosa che stupisce di più è che a Scicli non si disperano per la vacatio di democrazia. Anzi, in molti vorrebbero mantenere questa felice congiuntura astrale. «Le cose negli ultimi due anni vanno meglio, ci sentiamo amministrati bene», dice Luca Giannone, titolare assieme alla moglie Gabriella Blandino, del "Galù", fra i ristoranti più apprezzati «da una presenza turistica sempre meno stagionale e sempre più di qualità, che premia i nostri investimenti». Tesi sposata da Ezio Occhipinti, sociologo («allievo di Ilvo Diamanti»), fra i promotori del progetto "Albergo Diffuso" che, prima di ispirare la legge dell'Ars, ha rivitalizzato il centro storico di Scicli. «Circa 6mila presenze l'anno, coinvolgendo 100 operatori dell'intera filiera ricettiva. L'incremento turistico, nell'ultimo biennio, è stato del 150%, le attività ricettive sono diventate 253», ci dettaglia il giovane imprenditore alberghiero. Un'esplosione, se si pensa che nel 2003, a un bando del Comune per finanziare il primo B&B, fu presentata un'unica istanza. Un altro dato interessante: oltre 600 nuovi sciclitani iscritti all'ufficio anagrafe, molti dei quali provenienti da Lombardia e Veneto. E alcuni Vip, innamorati di questa città, che comprano casa o casolare. «A trainare il turismo - afferma Occhipinti - non è soltanto l'effetto-Montalbano, ma la qualità del capitale umano impegnato nel settore». Per Sandro Gambuzza, quadro nazionale di Confagricoltura ed ex presidente della CamCom di Ragusa, è «cambiato il mix economico e l'agricoltura, che qui negli anni 50 inventò le serre, si modernizza in agriturismo e turismo rurale, integrandosi con cultura ed enogastronomia di qualità».

La Grande Bellezza dei luoghi e delle anime ha vinto sulla Piccola Bruttezza del palazzo e dei politicanti? Per poter rispondere a questa domanda, però, bisogna andare a monte e a valle dello scioglimento per mafia. Un'ombra che preoccupa, un'onta che indigna.

Chi vuole minimizzare parla di «Munnizza Connection», o magari di «manifesto appiccicato con la sputazza», sottintendendo che molto ruota attorno alla figura di Franco Mormina, ampiamente citato nella relazione della Prefettura che portò al game over del municipio. Mormina era il capo cantiere della raccolta rifiuti di Scicli, con interessi in pompe funebri e affissioni. Oltre ad aver condizionato scelte di amministratori del passato, il capo-netturbino ha inguaiato l'ultimo sindaco, Franco Susino. Il presunto mafioso, infatti, era il link con il quale la Procura di Ragusa ha portato a giudizio il primo cittadino per concorso esterno in associazione mafiosa. Com'è finita? Susino assolto con formula piena; Mormina condannato in primo grado a 11 anni e 6 mesi, ma per associazione semplice.

Ma la mafia, allora, a Scicli esiste o no? Secondo gli "innocentisti" sia la relazione del prefetto sia le indagini sono un buco nell'acqua. C'è pure un ricorso pendente, contro lo scioglimento. Eppure, in questa palude, resta a galleggiare - al netto dei «pressanti condizionamenti» di Mormina nei confronti di altri esponenti politici - quella che nelle carte è definita «una situazione di generale disordine amministrativo, di sviamento dell'attività di gestione dai principi di legalità e buon andamento». Elementi che «costituiscono, nel loro insieme, le condizioni prodromiche per il determinarsi del condizionamento mafioso». Insomma: se davvero non c'è mafia, c'è comunque una burocrazia malata.

L'eredità è pesante. Anche perché, nonostante la gradita cura commissariale, restano tanti problemi. I principali: una voragine di bilancio (in pre-dissesto, con oltre una decina di milioni di debiti fuori bilancio), il degrado del quartiere popolare Iungi e delle borgate a mare.

Gli aspiranti sindaco sono cinque. Sperimenteranno per la prima volta la nuova legge dell'Ars sulle elezioni amministrative in Sicilia, con il quorum abbassato al 40% per vincere al primo turno. Ma, dicono gli analisti politici baroccheggianti, qui è probabile che il ballottaggio ci sarà comunque. Fra i più accreditati ad arrivarci, secondo i bookmakers sciclitani, c'è Rita Trovato. Figlia di Guglielmo, noto ingegnere esponente della Dc negli Anni 80, lei non ha mai fatto politica. Ma è circondata dai politici. Attorno all'avvocatessa Trovato, il centrosinistra ha ricostruito il "modello Renzi-Crocetta". Ovvero: il Pd alleato con i centristi di Udc e Ncd, con in più altre tre liste civiche. Il sigillo all'accordo l'ha messo la senatrice dem Venera Padua con suo cugino, il deputato regionale centrista Orazio Ragusa, e con il parlamentare Nino Minardo (Ncd), parente di nessuno dei due. Non senza problemi, ognuno in casa propria. Perché, ad esempio, non tutto il Pd ha digerito la candidatura di Trovato, espressione (qualche malizioso dice «poco conosciuta») della società civile. Uno dei due circoli voleva celebrare il rito delle primarie. E aveva già un "usato sicuro" della sinistra sciclitana pronto all'uso: Mario Occhipinti, ex senatore ed ex sottosegretario, ex retino, ex ulivista. Ma la senatrice Padua, con la sponda di Armando Cannata (segretario del circolo più renziano), è riuscita a far slittare le primarie fino alla chiusura dell'accordo con gli alleati, sigillato con ceralacca romana e palermitana. «Siamo tutti d'accordo», hanno detto ai ribelli facendo spallucce. Col sostegno del deputato Ragusa, all'Ars con i Centristi per la Sicilia di Gianpiero D'Alia. La beffarda curiosità è che Ragusa aveva chiesto (e ottenuto) il simbolo dell'Udc dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, prima che la diaspora deflagrasse in scissione. E così, a sostegno della candidata Trovato, c'è lo scudo crociato dell'Udc. Ma senza l'Udc dentro. Minardo, per non sapere né leggere e né scrivere, il simbolo non lo espone al pubblico ludibrio: la lista alfaniana si chiama Scicli Popolare.

La gioiosa macchina da guerra di Trovato, però, deve vedersela con uno sfidante molto temibile. «Una delle migliori teste pensanti», lo definiscono nella città nota per il "Gruppo di Scicli" di Piero Guccione, da poco orfana di Severino Santiapichi. Parlano di Giannone, preside del liceo "Cataudella", già assessore e consigliere comunale da indipendente di sinistra. Tanto filosofo quanto incazzoso, ha messo assieme una coalizione civica con coloriture varie. Progressisti e Cgil, pezzi forzisti (col placet del senatore Giovanni Mauro) e una spruzzatine di Forconi. Il quid in più di Giannone è essere riuscito a catalizzare l'entusiasmo di decine di giovani professionisti, molti dei quali suoi adorati-adoranti ex studenti. Alcuni di loro sono finiti dentro (o dietro) "Start Scicli", «l'unica vera novità di queste elezioni». Che i maligni, magari con un po' d'invidia, definiscono «la lista dei figli di papà». Il deus ex machina di questo ribollìo partecipativo è Giorgio Vindigni. Notissimo imprenditore di centri scommesse e del turismo (settori che sviscerano le debolezze e le piacevolezze dell'umanità) non è un novizio della politica. Ex An, già assessore e poi consigliere fino allo scioglimento. Di Vindigni - non indagato, né sfiorato da inchieste - si parla però nella relazione della Prefettura. Per un «conflitto d'interessi», quando da assessore allo Sviluppo economico della giunta di Giovanni Venticinque, stipulò un contratto «per "l'affitto" di una porzione di arenile - si legge nel dossier - nella frazione di Sampieri, utilizzato per realizzare un locale di ristoro e intrattenimento». Ma i Vindigni-boys vanno avanti. A testa alta.

La terza incomoda potrebbe essere la candidata dei 5stelle. Concetta Morana, pedagogista e insegnante (ma RagusaNews.com ricorda i suoi trascorsi «all'Opera Pia Carpentieri durante la gestione di Silvio Galizia», ex consigliere provinciale condannato in primo grado per violenza sessuale su una bimba di 10 anni), è molto attiva nel volontariato e nell'ambientalismo. «La migliore espressione del grillismo sciclitano», la definiscono, prima di aggiungere che «forse era l'unica spendibile». Il M5s negli ultimi anni è stato in prima linea nelle battaglie contro le schifezze morali ed ecologiche di Scicli. E i consensi sono in crescita. Non a caso per Morana sono venuti a comiziare i big pentastellati, da Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista. «Non la sottovalutate, a Scicli Concetta può fare il botto», è la tesi dei 5stelle siciliani più influenti.

Poi ci sono gli outsider, forse i più vivaci animatori di una campagna elettorale piuttosto noiosa. Il più grillineggiante è l'agente immobiliare Carmelo Vanasia. Ex capo ibleo del Megafono, ha svestito i panni crocettiani ed è stato il primo a candidarsi, già diversi mesi fa. Battaglia anti-casta, molto basata sui social network. Infatti, c'è rimasto molto male quando il "Signor Facebook" gli ha bloccato il profilo per un paio di giorni. Anche Maria Borgia, transitata da una Forza (Nuova) a un'altra Forza (Italia), e adesso indipendente dai partiti, punta a sparigliare. Con i temi della famiglia e della solidarietà. E con grinta da vendere.

Una poltrona per cinque. Fra tanti proclami, alcuni veleni e qualche sbadiglio.
E quella domanda che risuona sotto la chiesa di San Matteo: «Ma si deve andare a votare per forza?».
Twitter: @MarioBarresi

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