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Vittoria, caccia alle cosche-aziende

L'incendio dei Tir al mercato ortofrutticolo, le telecamere inquadrano un uomo incappucciato. La pista privilegiata: la "fame" di monopolio della mafia nei lucrosi affari di trasporti e servizi

Vittoria, caccia alle cosche-aziende

Ragusa - Nelle riprese che i carabinieri stanno guardando e riguardando da giorni si distingue la sagoma di un uomo. Smilzo. E incappucciato. Con grande rapidità sparge la benzina a terra, lungo il perimetro del parcheggio dei camion. È un attimo, o poco più. Il buio del piazzale s’illumina come la piazza per i fuochi di San Giovanni. I tir vengono subito inghiottiti dalle fiamme. Gigantesche. E da uno dei quattro mezzi si vede spuntare Simone Pietro, 62 anni di Polignano, che sta dormendo nella cabina in attesa di partire per un viaggio verso il Nord. Svegliato da un boato, esce con un balzo mentre le fiamme lo avvolgono già. A salvarlo (ha riportato ustioni sul 15% del corpo - viso, collo, mani e braccia - ma non è in pericolo di vita) è un collega tunisino, che è solito dormire in una roulotte poco distante. È lui a dare l’allarme e a chiamare i soccorsi.

Il film-horror della notte di fuoco dentro il consorzio Caair, all’ingresso del mercato ortofrutticolo di Vittoria, viene rivisto alla moviola da chi indaga, innanzitutto per incendio doloso, danneggiamento e lesioni personali. I carabinieri di Ragusa (Comando provinciale e Nucleo operativo) e della Compagnia di Vittoria stanno cercando di fornire ogni elemento utile al pm Gaetano Scollo, titolare dell’indagine sul rogo al Caair, coordinata dal procuratore Carmelo Petralia.


Poche (ma non pochissime) le indicazioni tratte dal sistema di videosorveglianza dell’azienda di traporti e logistica gestita da Giuseppe Biundo, fra i fondatori dell’associazione antiracket di Vittoria. L’imprenditore, sentito dai carabinieri, ha ripetuto la sua unica versione: «Mai ricevute estorsioni, qui da noi non è mai venuto nessuno a chiederci il pizzo». Poche indicazioni anche dall’autista pugliese: svegliato dal boato, non avrebbe visto chi ha appiccato l’incendio.

Eppure, da chi è in prima linea nell’indagine, traspare un tiepido ottimismo. Al netto delle previsioni “manettare” del presidente Rosario Crocetta («sento rumore di catene, presto li prenderanno», ha detto ieri nella sua visita al Caair), la sensazione è che il lavoro sull’asse Ragusa-Modica possa essere un tassello di indagini già in stato avanzato, sul tavolo della Direzione distrettuale antimafia di Catania, molte delle quali in mano al sostituto procuratore Valentina Sincero.
Non a caso, apprendiamo anche da “Radio Mercato”, negli ultimi giorni s’è registrato un intenso movimento di agenti della Dda in incognito. La tesi è quella sostenuta anche da alcuni coraggiosi imprenditori sin dalle prime ore dopo l’incendio: Cosa Nostra vuole il monopolio dei settori al servizio del mercato di contrada Fanello. Sui trasporti e sugli imballaggi la letteratura criminale degli ultimi anni è alimentata da migliaia di pagine di atti giudiziari che legano questi due settori ad aziende controllate dalla mafia. Su alcuni di questi affari ci sarebbero anche dei collegamenti con associazioni criminali: ‘ndangheta e camorra, soprattutto.

Ma ci sono anche altri comparti - come il facchinaggio e la logistica, nei quali il consorzio di Biundo è leader - che fanno gola ai clan. Che preferiscono non rischiare di finire invischiati in intercettazioni e denunce per poche migliaia di euro da chiedere a chi magari non gliele darà mai. «Gli imprenditori vittoriesi - spiega Eliana Giudice, presidente Assoracket - si trovano ogni giorno davanti a una scelta: servirsi da alcune aziende in odor di mafia, non necessariamente per connivenza ma magari perché offrono prezzi più vantaggiosi, oppure rivolgersi agli imprenditori onesti come Biundo. È una scelta chiara: stare da una parte o dall’altra».

Oltre alla selezione, tutt’altro che naturale, delle imprese di servizi, le altre “devianze” del mercato monitorate dalle indagini sono le truffe - sempre per mano delle cosche - sulle commissioni “multiple” sulle stesse partite di merce, la doppia attività di commissari del mercato e di commercianti (nascosti), le fatturazioni depurate di provvigioni, ma anche la contraffazione di frutta e verdura provenienti dall’Africa, che in una notte finiscono in cassette col logo “Sicily”.

E allora l’incendio dei tir al consorzio Caair (che potrebbe avere una matrice diversa rispetto a quello del 19 gennaio alla Gatto Autotrasporti) è soltanto un tassello di un puzzle ben più complesso. Ma non per questo impossibile da comporre. Soprattutto per chi ha già messo assieme molti altri pezzi.

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