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Retina e SlaSe la cura arrivadalle piante alle cullulea bordo di «navicelle»

Retina e Sla Se la cura arriva dalle piante alle cullule a bordo di «navicelle»

La scoperta dei neurologi del Cnr di Palermo

Retina e Sla Se la cura arriva dalle piante alle cullule a bordo di «navicelle»

Nel 1966, quando la Tv trasmetteva in bianco e nero, il film “Viaggio allucinante” di Richard Fleischer e l’omonimo romanzo di Isaac Asimov ci presentavano un gruppo di uomini che venivano miniaturizzati e, a bordo di un minisottomarino, venivano iniettati nel corpo dello scienziato Jan Benes per eliminare col laser l’ematoma al cervello che lo aveva ridotto in coma.

 

Quella che sembrava fantascienza oggi per la medicina è più o meno una realtà. A colpire le cellule malate non sono uomini minaturizzati, ma molecole provenienti dalla natura o prodotte sinteticamente in laboratorio, che “viaggiano” nel corpo umano “a bordo” di nanoparticelle (un milione di volte più piccole di un millimetro) e raggiungono esattamente ed esclusivamente la cellula da eliminare, colpendo l’obiettivo tipico della malattia. Il vantaggio di questi farmaci innovativi è molteplice: costano poco alle industrie e possono stimolare in Sicilia (e non solo) la produzione di farmaci innovativi e la coltivazione delle piante da cui molti principi attivi sono estratti. Inoltre, le nanoparticelle trasportano i farmaci nelle cellule difficilmente raggiungibili dai farmaci tradizionali evitando effetti nocivi per l’organismo e migliorando la qualità della vita del paziente.

 

Questa sceneggiatura viene quotidianamente scritta al Cnr di Palermo, grazie alla felice combinazione dei medici e biologi dell’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare “A. Monroy” (Ibim) e dei farmacisti, biologi e nanochimici dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (Ismn). Il copione di questa ricerca scientifica porta quasi sempre a brevetti internazionali che vengono trasferiti all’industria farmaceutica perchè diventino cure per malattie diffuse o “rare” e per le quali i farmaci tradizionali finora non hanno dato adeguate risposte oppure causano grossi effetti collaterali. L’esempio più recente è un brevetto, diventato quest’anno prima nazionale e poi internazionale, riguardante la silibinina, estratta dal Cardo mariano, che ha attività antiossidanti e antiinfiammatorie. I ricercatori del Cnr di Palermo hanno scoperto che, trasportata dalle nanoparticelle, questa sostanza raggiunge la parte posteriore dell’occhio - area che in atto può essere trattata con farmaci solo attraverso dolorose e invasive iniezioni nel bulbo oculare - e cura direttamente la retina.

 

Ciò è utile soprattutto per la vastissima platea di pazienti diabetici ed ipertesi affetti da retinopatia diabetica e da maculopatia degenerativa senile. Un altro brevetto riguarda la cura della Sclerosi laterale amiotrofica, altra terribile malattia attualmente trattata con il riluzolo, che ha l’effetto di rallentare la degenerazione di particolari cellule e, quindi, di allungare e migliorare l’esistenza di questi pazienti. L’evoluzione imposta al Cnr di Palermo fa sì che, rispetto al farmaco già in uso, la molecola viaggia “a bordo” di nanoparticelle prodotte presso l’Ismn di Palermo ed è veicolata direttamente al sistema nervoso centrale.

 

Quindi il farmaco raggiunge il cervello in quantità nettamente superiori. I ricercatori palermitani hanno poi dimostrato che la curcumina, estratta dalla Curcuma longa, veicolata dalle nanoparticelle, ha una potente attivitàantitumorale a livello del sistema nervoso centrale. L’insieme di queste attività, che ha conferito particolare prestigio internazionale alla struttura palermitana del Cnr, ha cominciato a rallentare la “fuga di cervelli” e persino i giovani specializzandi dell’università preferiscono un’esperienza a Palermo piuttosto che andare in un centro nel Paese o all’estero.

 

Addirittura, ci sono stati ricercatori andati in altri Paesi e poi rientrati al Cnr di Palermo per lavorare qui. È il caso, ad esempio, di Mark Gjomarkaj, di ritorno da attivitàdi ricerca, presso la Division of Pulmonary and Critical Care Medicine dell’University of Michigan Medical Center, sull’immunopatologia delle malattie ostruttive croniche del polmone, e di Chiara Botto, rientrata da Gent (Belgio). E mentre si profilano all’orizzonte ampliamenti del fronte delle collaborazioni, coinvolgendo reparti ospedalieri cittadini per la ricerca di nuove cure per il diabete attraverso estratti naturali, proprio le malattie polmonari rappresentano la nuova sfida del team di ricercatori del Cnr di Palermo.

 

Il lavoro, coordinato da Maria Luisa Bondì dell’Ismn e da Elisabetta Pace e Mark Gjomarkaj dell’Ibim, prevede l’uso di un corticosteroide e di un broncodilatatore, veicolati da nanoparticelle e rilasciati in aree difficilmente permeabili al farmaci, come il polmone. «Sono state realizzate infatti nanoparticelle - raccontano i tre ricercatori - in grado di aumentare l’efficacia di tali farmaci attualmente utilizzati per il trattamento di patologie respiratorie associate al fumo di sigaretta come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) ».

 

«La Bpco - proseguono - è una patologia ad andamento progressivo e irreversibile, caratterizzata da una limitata risposta ai corticosteroidi e destinata a diventare la terza causa di morte a livello mondiale entro il 2020. L’uso delle nanoparticelle potrà essere una strategia importante per aumentare l’efficacia dei farmaci». «Lo sviluppo delle nanotecnologie - concludono Pace, Gjomarkaj e Bondì - potrà contribuire a promuovere meccanismi per il riparo di tessuti malati o danneggiati e nei prossimi anni le nanoparticelle saranno utilizzate per la somministrazione mirata di farmaci con l’obiettivo di aumentarne l’efficacia e ridurne gli effetti collaterali».

 

Maria Luisa Bondì, ricercatrice in tecnologie farmaceutiche, autrice di 2 brevetti internazionali con trasferimento industriale, coordina da circa 15 anni attività di ricerca nel settore farmaceutico e nella realizzazione di sistemi nanoparticellari contenenti farmaci per una maggiore efficacia e per una riduzione degli effetti collaterali. Elisabetta Pace e Mark Gjomarkaj, medici specialisti in Malattie dell’apparato respiratorio, coordinano da un decennio attività di ricerca nel campo dell’immunopatologia e della farmacologia sperimentale delle patologie croniche ostruttive delle vie aeree.

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