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Aids: Vella, verso iniezioni anti-Hiv 'una volta al mese'

L'esperto dell'Iss e presidente Aifa, entro un paio d'anni farmaci a lunga durata

Aids: Vella, verso iniezioni anti-Hiv 'una volta al mese'

Roma, 23 ott. (AdnKronos Salute) - Farmaci "a lunga durata, frutto di nanotecnologie, con una sola somministrazione al mese tramite iniezione, senza quindi la necessità di prendere una pillola ogni giorno". Sono la nuova frontiera per la terapia delle infezioni da Hiv, "verosimilmente in arrivo entro un paio d'anni anche in Italia. Si tratta di prodotti che ora sono nelle ultimissime fasi di sviluppo e che cambieranno ancora una volta il profilo dei trattamenti". A evidenziarlo all'Adnkronos Salute è Stefano Vella, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e direttore del Centro per la salute globale dell'Iss.

"I farmaci anti-Hiv in arrivo - spiega Vella - sono piuttosto interessanti soprattutto per il fatto che saranno a lunga durata: li stiamo aspettando, a breve arriveranno e potrebbero essere utilizzati anche come forma di prevenzione, con un'iniezione al mese che risolverebbe molto il problema della compliance. Certo, non saranno per tutti i pazienti, bensì solo per alcune categorie. Ma come già avvenuto in passato, nel campo dell'Aids si è agito molto bene per l'accesso alle cure e per arrivare a prodotti innovativi, che addirittura oggi consentono non solo di trattare al meglio i pazienti sieropositivi, ma anche di ridurre le nuove infezioni, azzerando la loro carica virale. Si sta ancora lavorando per arrivare un giorno a un vaccino e a una cura: ci vorrà ancora un po' di tempo perché questo virus si integra nelle cellule e lì rimane, nei cosiddetti serbatoi, dai quali è molto difficile tirarlo fuori. Oggi riusciamo ad abbatterne la replicazione con i farmaci, ma lui rimane sempre là. Non siamo però lontanissimi, non tanto cura eradicante, quanto da una che permetta di 'addormentare' e stabilizzare il virus".

Secondo Vella una sperimentazione 'sul campo' la meriterebbe anche la cosiddetta 'Prep', profilassi pre-esposizione, già adottata negli Stati Uniti e in Francia con successo "somministrando i farmaci in maniera 'preventiva', anche 'on demand', ad alcune categorie di pazienti ad alto rischio, per evitarne l'infezione. Esattamente come accade per la malaria. I critici contestano il fatto che spendere dei soldi per dei farmaci quando esistono altre forme di prevenzione dell'Hiv non è pensabile, ma bisogna guardare in faccia alla realtà, e tenere in considerazione che a livello di sanità pubblica tutto questo potrebbe essere vantaggioso, perché si evita di avere poi un paziente da curare a vita". Anche in Italia sarebbe auspicabile quindi "un progetto pilota per sperimentare la 'Prep' in aree ad alta incidenza, con l'aiuto magari delle associazioni".

Le malattie sessualmente trasmesse, di cui si registrano tassi in vertiginosa crescita, prosegue Vella, in generale oggi "fanno meno paura, perché le persone pensano siano curabili e abbassano la guardia nei loro confronti. Sifilide e gonorrea sono in aumento, e ci sono stati anche casi di infezioni resistenti agli antibiotici. Non spaventano però come i 'super-batteri' che oggi risultano multiresistenti a una serie di medicinali. Abbiamo farmaci di supporto, ma non devono essere una scusa per ignorare i rischi", conclude Vella.

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